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Roma, 27 giu – Di chi è l’oro custodito da Banca d’Italia? Domanda non retorica, visto che sulla titolarità del prezioso metallo non è mai stata fatta chiarezza. Da qui la battaglia portata avanti da Claudio Borghi, economista della Lega e presidente della Commissione Bilancio della Camera, volta a sancire la proprietà pubblica di quell’oro.

Di chi è l’oro?

L’iter avviato da Borghi dura da mesi, da quando cioè è stata presentata una proposta di legge di interpretazione autentica per mettere nero su bianco una volta per tutte che quell’oro è degli italiani. E che l’unico ruolo di Banca d’Italia è quello di “custode” dei forzieri.

Giunta la proposta in aula, il presidente di Montecitorio Roberto Fico ha sottoposto per competenza la questione alla Banca centrale europea. Obiettivo ottenere un ulteriore parere (dopo quello già dato in via informale lo scorso marzo) sia pur non vincolante, per agevolare la procedura legislativa che, per la cronaca, è stata in questi giorni calendarizzata.

La risposta sibillina della Bce

La Bce, sul punto specifico, ha in realtà nicchiato. I trattati europei, fra cui quello di Maastricht che disciplina il funzionamento del Sebc, il sistema europeo delle banche centrali, non sono infatti chiari a proposito, dato che parlano di detenzione e gestione delle riserve auree ma non dei diritti di proprietà sulle stesse. Se la legge dovesse passare, i lingotti avrebbero dunque finalmente un titolare “fisico”, vale a dire lo Stato italiano. Il quale, tuttavia, avrebbe competenze oltremodo limitate su di essi.

A spiegarlo è sempre la Bce nella stessa missiva di risposta al quesito sollevato da Fico. Pur senza la pretesa di imporlo (almeno non direttamente), Francoforte suggerisce infatti di modificare la dizione “ad esclusivo titolo di deposito” togliendo ogni riferimento all’esclusività. Piccolo ma potenzialmente decisivo particolare, che secondo l’Eurotower consentirebbe di tutelare l’autonomia di Banca d’Italia.

Claudio Borghi ha cantato vittoria. Se il suo obiettivo era chiarire il “nome e cognome” del titolare dell’oro, la Bce gli ha dato in effetti pienamente ragione. Stabilendo però paletti talmente stringenti e con così tanti distinguo – il diavolo, si sa, si annida nei dettagli – da far pensare ad una classica vittoria di Pirro. Questo significa, se la modifica proposta dovesse trovare spazio, che l’oro rimarrebbe di proprietà dello Stato e del popolo italiano, ma l’ultima parola sulle scelte relative alla sua gestione sarebbe in mano alla sola via Nazionale. Banca d’Italia potrebbe così disporne a proprio piacimento, anche – perché no? – eventualmente alienandole. In barba al loro titolare, che ha adesso un’identità ma resta comunque sprovvisto di qualsiasi potere.

Filippo Burla

2 Commenti

  1. …la conquista della Germania si realizza.;.. euro moneta germanica..ue a conduzione germanica…con la francia che gli fa da lacchè,…..