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Roma, 28 ott – Prima di qualsiasi commento, vien da chiedersi quali stratagemmi abbiano scovato i partigiani dell’Anpi per combattere l’invecchiamento. Marciano col vigore tipico di chi è superiore alla questione del tempo, atteggiandosi a dei immortali capaci di fatiche immani e impegni sovrumani, sia per la fatica che per le ragioni inconcepibili ai più. A logica, chi era in età per combattere il nazifascismo alcuni decenni fa, oggi dovrebbe essere morto o decrepito. Loro, al contrario, sono imperturbabili. Probabilmente si avvalgono della possibilità di passare il testimone ai più giovani, inducendoli a rifugiarsi sulle montagne pronti a sferrare gli attacchi agli odiati nemici.

Vi è poi la questione delle battaglie da combattere, pena, per il guerriero, o per colui che si sente tale, l’oblio e l’indifferenza generale. E loro, bontà loro, vedono guerre da combattere un po’ ovunque. I pipponi di Umberto Eco gli vengono in soccorso, quelle litanie incomprensibili sul fascismo eterno, sul fascismo immortale, sul fascismo che cambia forma ma che si palesa sempre ai nostri occhi, generando la necessità di una continua sorveglianza. Ma questi sermoni erano così pretestuosi e fantasiosi da divenire strumentali per tutti gli sfaccendati che, molto più banalmente, devono riciclarsi continuamente pena la scomparsa e l’oblio. Cioè coloro che sono naufraghi nel mare dell’assenza dell’idee, alla disperata ricerca di un’isola d’approdo. Costi quel che costi.

E il prezzo pagato a questo giro, come nel caso dell’indegna marcia antifascista tenutasi a Macerata durante il Giorno del ricordo, il giorno in cui tutti gli italiani dovrebbero commemorare i fratelli caduti per mano dei comunisti titini, è infinitamente alto. L’Anpi è scesa infatti in strada a San Lorenzo denunciando il clima di odio razziale, divenuto ormai un tormentone di fine estate, mentre il Gip confermava il fermo per i quattro immigrati clandestini accusati di aver drogato, stuprato e lasciato morire Desirée. Sebbene il loro modus operandi sia ormai tristemente noto – mi riferisco all’Anpi – inconcepibile rimane la totale mancanza di rispetto e di onestà intellettuale verso una vicenda drammatica che ha dei contorni ben definiti. Non è stato infatti il caso ad aver prodotto questa tragedia, e la questione fondamentale non è la condizione famigliare precaria vissuta dalla povera Desirée, come invece si è affrettato a raccontare un Gad Lerner messo spalle al muro dai fatti.

I sottotitoli di questo film muto raccontano una ordinaria storia di follia italiana in cui degli immigrati clandestini a cui era stato concesso di varcare i confini e di inoltrare una domanda di protezione umanitaria, si sono stabiliti a Roma nonostante fossero già stati espulsi, hanno occupato assieme ad altri un immobile utilizzato come ricettacolo di spacciatori e, ciliegina sulla torta, hanno soddisfatto le loro voglie su di una sedicenne sfortunata, stuprandola per dodici ore di fila e lasciandola morire con un mix di droghe. La narrazione invasionista ci dice che tutti lo fanno, immigrati o non immigrati. Fiano, il tipo che voleva vietare i gadget mussoliniani nel ventunesimo secolo, si è superato affermando in tivù che l’85 per cento degli stupri viene commesso da italiani. Un bambino di terza elementare gli risponderebbe che è naturale, visto che per ora gli italiani sono la maggioranza in Italia, ma lo slancio intellettuale, la profondità della riflessione rimane sempre questa. Invariata. Non vanno oltre altrimenti dovrebbero battere la testa nel muro per il disastro che hanno deliberatamente combinato.

Unire la necessità di insabbiare i fatti, infangando la memoria delle vittime, con la loro necessità di sopravvivenza produce un mostro bugiardo che non si ferma davanti a niente. Ed è tipico della sinistra. Vanno a braccetto con l’ipocrisia come quando, al tempo del vero fascismo, annunciavano la loro battaglia contro la dittatura senza però ammettere che la loro lotta avrebbe fatto piombare l’Italia nell’inferno comunista. E dunque, del destino di questo povero paese e del suo popolo ben poco gli importava. Era la fame di ideologia che li spingeva oltre. Vari eventi lo hanno poi provato.

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Oggi ci troviamo di fronte al medesimo cinismo, alla stessa viltà, alla volontà costruita a tavolino di innalzare una cortina fumo su dei fatti chiari e limpidi così da rendere difficoltosa la presa di coscienza. E non possiamo ribellarci a questo regime di menzogna per il politicamente corretto calato sulle nostre teste, per la correttezza lessicale e ideologica cui dobbiamo attenerci. E dunque il clandestino è solo un migrante; l’immigrato stupratore è solo un poveraccio a cui non è stata data la possibilità di integrarsi; l’Italia è responsabile assieme all’Occidente tutto del disagio del terzo mondo, meritandosi quindi l’invasione; la nostra cultura merita d’essere imbevuta di quella straniera e inconciliabile importata dal mondo afro-islamico, e via dicendo, con le guardie del regime che sorvegliano sia le strade sia le nostre coscienze in modo tale che nessuno esca dal tracciato prestabilito. Costoro ci vogliono condannare ad odiare noi stessi, ad amare i nostri carnefici, ad arretrare su di un terreno incedibile quale è l’amor patrio e l’attaccamento verso i propri connazionali. Vogliono annichilirci e appiattirci sulle loro posizioni di odio verso questo paese che, per ora, rimane la nostra Patria a cui loro hanno dichiarato guerra.

Lorenzo Zuppini

3 Commenti

  1. “Se la realtà non si uniforma all’ ideologia… Tanto peggio per la realtà!” diceva un certo Lenin… Da una base filosofica del genere può uscire solo il peggio! Altro che orrore Lovecraftiano!…

  2. cosa ci si dovrebbe aspettare dai figli abortiti di un’ideologia creata da un giudeo come marx? portata ed imposta in Italia da un assassino bastardo ed infame come togliatti? nessuno rammenta il suo scritto dopo aver avuto la cittadinanza sovietica?

  3. se non sbaglio l’anpi va avanti con i soldi pubblici….. smettiamo di buttare via i nostri soldi e magari loro smettono di fare i traditori!

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