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Buenos Aires, 28 ott – L’Argentina ha ottenuto un prestito molto consistente da parte del Fondo Monetario Internazionale. Venerdì scorso il consiglio di amministrazione del Fmi ha approvato una linea di credito di 56,3 miliardi di dollari (49 miliardi di euro, il 10% del Pil) per il Paese sudamericano, 6 in più rispetto all’accordo di giugno. Buenos Aires ha già ricevuto 15 miliardi di dollari a giugno. Il resto dei fondi è previsto per il 2020 e il 2021.
Ora la palla passa al presidente argentino Mauricio Macri che già si è impegnato a pareggiare il bilancio del governo nel 2019, un anno prima del previsto. Per raggiungere quest’obiettivo l’inquilino della Casa Rosada è pronto a varare una serie di provvedimenti “lacrime e sangue”. L’esecutivo si prepara a tagliare la spesa pubblica ma questo probabilmente non basterà. L’inflazione ha raggiunto la quota del 30% e il Pil ha subito una drastica riduzione in questi ultimi mesi. La forte svalutazione del peso rispetto al dollaro non è servito a rilanciare l’export. Per non parlare poi della crescita del disagio sociale e della disoccupazione.
Per rassicurare i suoi cittadini Macri lo scorso settembre si è rivolto direttamente a loro in messaggio televisivo alla nazione. Il presidente non ha nascosto i problemi che sta vivendo il suo paese: “Nonostante l’Argentina sia potenzialmente i paesi più ricchi del mondo, un terzo della sua popolazione versa in condizioni di povertà”. E ha rilanciato invocando un cambiamento radicale, profondo e reale: “Tutti noi dobbiamo fare qualcosa se vogliamo cambiare. I mercati – ha continuato il presidente argentino – sono diventati diffidenti nei nostri confronti del paese e reticenti nel comprare titoli di Stato”. Inoltre nell’intervento si sottolinea come: “Dopo due anni e mezzo di governo, la situazione è cambiata a causa di fattori esterni, come l’aumento dei tassi negli Stati Uniti, la crisi turca o la situazione in Brasile, e di fattori interni perché non siamo stati in grado di mostrare unità nell’impegno comune a far avanzare le riforme strutturali”. Macri, dunque, si rammarica per esser stato troppo poco liberista.
A detta dei suoi consiglieri “servivano sangue, sudore e lacrime per tornare alla normalità e non essere risucchiati dall’inflazione”. In sintesi, anche se finora il farmaco non ha guarito il male è solo colpa di un dosaggio troppo blando. Come si può facilmente notare l’accettazione, la fede nel dogma neoliberista non si incrina neanche davanti al palese fallimento delle cosiddette “riforme strutturali”.
Il rischio, però, oggi è un altro: se il Fmi “strozza” l’Argentina, (come lo fa sempre durante i negoziati) è molto probabile che l’incendio si espanda in tutto il continente sudamericano.
Salvatore Recupero

2 Commenti

  1. Sono italiano, vivo i Argentina per amore e… non me passo male.
    Peró avete ragione su Macri. E’ un”inutil y vago” come si dice in quel Paese.
    È sta mandando al macello una intera popolazione per i suoi loschi scopi. Una popolazione, che, seppur laboriosa, vivo nel vizio della idea peronista. Complice, non poco, la chiesa. Serva come sempre del più forte.
    Storia lunga da raccontare. Se mai, in un futuro si potrà raccontare.
    Hasta pronto. Antonio

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