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Roma, 25 gen – L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha votato a Strasburgo un rapporto sul nostro Paese nel quale si dice “preoccupata” dall’aumento, da parte dei politici italiani, dei discorsi di incitamento all’odio, razzismo e xenofobia nell’ambito dei discorsi pubblici, in particola modo sui social. La delegazione italiana ha proposto degli emendamenti di modifica di tale rapporto che sono stati però bocciati. Questa “bacchettata” arriva all’indomani dell’attacco dei giudici al ministro dell’Interno Salvini sul caso Diciotti, dello sgombero del Cara di Castelnuovo e dell’ennesima sfida della nave Sea Watch. 

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Il Consiglio d’Europa (CdE), essendo un’organizzazione internazionale di promozione di diritti umani, è estraneo all’Ue e non va confuso con organi di quest’ultima, quali il Consiglio dell’Unione europea o il Consiglio europeo. Nonostante lo strumento principale d’azione del CdE consista nel favorire convenzioni internazionali tra gli Stati membri, le iniziative del Consiglio d’Europa non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri.

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Nella risoluzione sul monitoraggio sull’Italia si segnala che il governo italiano si è macchiato di una serie di gravi comportamenti razzisti, xenofobi e anti-umanitari. “Un decennio di grave crisi economica e la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni politiche e giudiziarie – si legge – hanno contribuito a rafforzare la popolarità, tra l’altro, di un partito di estrema destra (la Lega) e di un partito anti sistema (il Movimento Cinque Stelle)”. Già, e di chi è la colpa, se il Paese ha attraversato un decennio di crisi? Pesantissime le accuse rivolte ai politici, a quali si da dei criminali senza troppi giri di parole: “La criminalità organizzata esercita una forte presa sulla politica italiana, soprattutto a livello locale”. Ma non è finita qui. Ai politici viene rimproverato di essere razzisti e xenofobi e di odiare i nomadi.Il relatore si dice “molto preoccupato” e chiede “alle autorità italiane di prestare attenzione alla situazione dei rom” perché “hanno difficoltà ad avere accesso all’alloggio, alla scuola e alla sanità”.

Per il Consiglio d’Europa il governo è colpevole di aver “promesso di attuare politiche migratorie più severe (…) mettendo in tal modo a rischio vite umane e violando le norme umanitarie fondamentali”. Dulcis in fundo, non poteva mancare la  “preoccupazione per le recenti iniziative volte a impedire alle navi di salvataggio di sbarcare sulle coste italiane, mettendo a repentaglio le vite dei migranti e dei rifugiati”. La risposta del Carroccio non si è fatta attendere. “È scandaloso e inaccettabile che nella risoluzione in discussione al Consiglio d’Europa sul monitoraggio sull’Italia”, si legge in un comunicato stampa “si accusi il nostro Paese di una serie di gravi comportamenti razzisti, xenofobi e anti umanitari”. Lo dichiarano i parlamentari leghisti presenti nella delegazione italiana al Consiglio d’Europa, Paolo Grimoldi, Alberto Ribolla e Manuel Vescovi.

Questo, proseguono, “è un atto d’accusa all’Italia da parte di un organismo che non ha fatto nulla in questi anni in materia migratoria e adesso punta l’indice contro il nostro Paese con una relazione sprezzante e fuori dalla realtà, in cui addirittura si accusa l’Italia di ‘antiziganismo’ e si chiede alle autorità italiane di prestare maggiore attenzione alle questioni dei rom, definiti vittime di pregiudizi e stigmatizzazioni”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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