Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 2 feb – Per Giuseppe Conte si mette molto male – lo dicono un po’ tutti gli analisti, da Pomicino fino a Cacciari: semmai Pd e 5 Stelle dovessero trovare la quadra con Renzi è davvero difficile che nasca il Conte ter. Il quadro politico – al di là del tavolo tecnico (prorogato fino alle 15) e di Fico esploratore che oggi dovrà riferire a Mattarella – è che se Conte sarà per la terza volta premier, significherà che il leader di Italia Viva avrà incassato tutto quello che chiede (si parla di ministeri di peso). Se invece Pd, M5S e Iv dovessero accordarsi su un altro nome, significherà che a Renzi sarà stato concesso molto meno, in cambio della testa di Conte. In ogni caso, un nuovo esecutivo con sia Conte che Renzi è un problema: potrebbero ritrovarsi presto ai ferri corti ancora una volta.

Conte rischia sempre di più di non tornare a Palazzo Chigi

L’ex avvocato del popolo oggi strenuo difensore della sua poltrona conta sul fatto che Pd e M5S per adesso non cedono sul suo nome, ma a ben vedere il premier dimissionario rischia di non tornare a Palazzo Chigi. Anche perché il Pd pur di tenere i ministeri chiave in mano è disposto a sacrificare Conte. Il segretario Zingaretti in tal senso ha detto “Gualtieri non si tocca”, mica che non si tocca il premier dimissionario. ”Conte deve capire che non esiste un premier per tutte le stagioni“, spiega Paolo Cirino Pomicino, due volte ministro democristiano nella Prima Repubblica. In una intervista alla Stampa, Pomicino attacca i partiti giallofucsia, che “dimostrano una debolezza assoluta, non sono in grado di affrontare la sfida, arretrano rispetto alle loro funzioni. E non parlo del Movimento 5 stelle, che non è un partito e, per di più, è in dissoluzione. Mi riferisco soprattutto al Pd, che dovrebbe svolgere il ruolo di garanzia per la tenuta del Paese, un tempo affidato alla Dc, e non è in condizione di farlo”.

Pomicino: “Conte deve prima decidere chi è”

Dopo aver bocciato i protagonisti della crisi di governo, salvando in verità Renzi – “ha un grande talento politico, troppo spesso sciupato a causa della sua antica arroganza” -, l’ex  diccì traccia il profilo di Conte. “Deve prima decidere chi è – fa presente -. E’ un uomo del Movimento 5 Stelle? Allora si regoli di conseguenza, può continuare a fare politica, magari come leader, anche se ora dovesse essere costretto a lasciare Palazzo Chigi. E poi deve capire che non esiste un premier per tutte le stagioni. Con i governi della Dc i presidenti del Consiglio cambiavano, magari uno da Palazzo Chigi si spostava in un ministero di peso e lasciava il posto a un altro. Può essere una soluzione anche ora”.

L’ex diccì ricorda che dalle crisi si esce o cambiando premier o cambiando maggioranza

Insomma, spiega Pomicino, per uscire da una crisi di governo o si cambia premier o si cambia maggioranza. Altrimenti non è escluso che Mattarella si rivolga a un tecnico, al Draghi della situazione. Ma sui governi tecnici, l’ex diccì chiarisce che non possono sostituirsi a lungo alla politica. Draghi dunque “può essere una guida temporanea, utile a consentire un ritorno della politica, ritrovare partiti più di stampo europeo. Il governo dei tecnici o è illusione o è eversione”, conclude Pomicino.

Cacciari: “Senza accordo Renzi-Conte, Mattarella chiamerà Draghi”

A tal proposito, a sentire Massimo Cacciari, se i giallofucsia non troveranno un accordo “Mattarella farà come Napolitano nel 2011 e chiamerà Draghi”. L’ex sindaco di Venezia ammette che “forse le elezioni sarebbero la soluzione più giusta, ma in una situazione del genere Mattarella non scioglierà mai le Camere”. In ogni caso, anche per il filosofo ex deputato del Pci, Conte e Renzi sono incompatibili. “Renzi non mi pare riesca a far fuori Conte, Conte non riesce a far fuori Renzi, quindi è probabile che si finisca come si è partiti, senza peraltro decidere nulla”. In assenza di un “pareggione” con palla al centro – che sarebbe il sempre più improbabile Conte ter – per l’ex europarlamentare non ci sono alternative a un governo tecnico. A meno che, come abbiamo detto, Pd e 5 Stelle sacrifichino Conte pur di tenere un minimo a bada Renzi e salvare la poltrona. Altrimenti, come fa presente Cacciari, Mattarella chiamerà Draghi. E questo  significherebbe che l’Italia è “sull’orlo del baratro”. Dalla padella alla brace.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta