Roma, 10 giu – Il culto degli animali è una delle nuove credenze religiose dei tempi in cui va di moda affermare che “certe categorie storiche sono scomparse”, destra e sinistra non esiston più ed è sciocco disquisire di fascismo e comunismo. Ecco, gli amici a quattro zampe (ma anche a due) hanno preso il posto di ciò che ha sostanziato la vita politica di un paese, di un continente e forse del mondo intero. Con le sue varianti e le sue forme talebane, come il veganesimo e i derivati tipo il fruttarianesimo e roba simile, il culto degli animali e la loro conseguente parificazione agli esseri umani mira a insinuare un senso di colpa in noi occidentali avvezzi, come dice Gretina, alla devastazione dell’ambiente e alla decimazione delle specie viventi per il nostro piccolo e sporco interesse.

E così risulta criminale l’utilizzo degli animali per la soddisfazione dei nostri interessi e delle nostre voglie, essendo loro esattamente pari a noi, col tragico finale che vede una bestia sradicata dalla sua indole bestiale, per essere modellata sulla base del fantomatico rispetto che trasforma un gatto in un neonato e un serpente in un soprammobile. Il tutto nel nome del progresso di sentimenti e sensibilità che dicono debba accompagnare la nostra vita e quella degli animali.

Cani tenuti nelle borse che dormono e mangiano al nostro fianco, e per poterci permettere di trattarli in questo modo li sottoponiamo alle salviette profumate e amenità simili. E se i cani è ormai routine vederli conciati in questo modo, capiterà di vedere oggigiorno al guinzaglio anche strani rettili verdi provvisti di coda e zampe palmate. Fateci caso: una miriade di volte al giorno assistiamo a casi indecenti come questi, e ognuna di queste persone afferma con un certo cipiglio di fare tutto questo per il bene dell’animale, perché in fondo loro sono esseri viventi pacifici e pacati che, a differenza nostra, rispettano ciò che li circonda. E i cacciatori? Qui inizia il bello, perché colui che usa un cane da caccia per andare a caccia, ossia farsi aiutare ad abbattere altri animali selvatici, è il nuovo mostro portatore di uno dei tanti nazismi tornati a galla in questo cupo ventunesimo secolo.

E poi che schifo mangiare un animale, ritenerne giusto l’abbattimento per la soddisfazione del palato. La questione non riguarda la salute, è una fregnaccia che raccontano ripetendo quattro frasi come robot: la questione è squisitamente filosofica poiché il fine ultimo è porre sullo stesso piano la vita di un uomo e quella di qualsiasi animale, creando un reato di omicidio parallelo a quello degli uomini. La morale di pochi, dato che sono minoranza, viene spalmata sull’intera popolazione con tanti saluti alla libertà individuale.

Giuseppe Cruciani si è schierato dalla parte di chi vuole esser libero, prima che di mangiare, di pensare ciò che vuole. Durante la Zanzara si è sbafato più di una volta succulenti piatti di carne come un coniglio o una nutria, creando un marasma pazzesco e attirando le sigle più talebane dell’animalismo che, per annichilirlo, hanno parificato l’Olocausto all’uccisione degli animali per fini culinari. Due giorni fa, Cruciani, ha pubblicato su Twitter il video integrale di una corrida con l’uccisione finale del toro. Lo avrà fatto apposta per creare l’oggetto di una nuova diatriba? Non si sa ma è certo che i commenti di coloro che a quel toro dicono di voler tanto bene, lasciano stupiti per la violenza con cui si scagliano contro un essere umano: Giuseppe Cruciani oggi, un cacciatore qualsiasi ieri, uno di noi che mangia pane e salame domani.

Il paradosso dei paradossi è il cortocircuito per cui chi ama gli animali, quel toro, augura le peggiori cose a una persona che si è limitata ad apprezzare un’esibizione che affonda le proprie radici nella storia di un paese. Quell’animale, per Cruciani, è al servizio dell’uomo ed è accettabile la fine cui lo destiniamo. Per i suoi detrattori, al contrario, tutto ciò è un crimine. La differenza tra le due visioni del mondo riguarda la consapevolezza delle proprie azioni, perché gli animalisti estremisti sono i primi a piegare al proprio volere gli animali di cui si circondano, per ottenere quel senso di appagamento e pace dei sensi che ricercano tramite le loro buone azioni. Ma non lo ammettono.

Chiunque agghindi un cane come una bambola non gli vuole bene, o meglio gliene vuole ma affianca all’affetto il desiderio di apparire migliore di chiunque altro, così avanti da trattare un cane come un bambino vestendolo e limandogli le unghie. Per quanto si possa voler bene a un animale, compieremo decine di azioni che tenderanno, seppur con grazia, a piegarlo al nostro volere per plasmarlo sulle nostre esigenze. Quale persona non dice al proprio cane di smettere di abbaiare, consapevole che quel rumore dà certamente fastidio ad altri? Viene fatta forse la stessa cosa nei confronti di un bambino che piange?

E se un gatto ha la stessa dignità di Di Maio, per quale motivo non è il felino a presiedere il dicastero del Lavoro? La consapevolezza di essere la razza (ops!) dominante dovrebbe render chiaro l’equilibrio dei rapporti tra noi e il resto degli esseri viventi, e chi sostiene il contrario dovrebbe tentare di partecipare alle prossime elezioni utili candidando un quadrupede qualsiasi, con un programma che preveda, al primo punto, la creazione di una corrida con al posto del toro un uomo. Magari il suo ricovero immediato e forzato in una clinica psichiatrica renderebbe tutto più nitido.

Lorenzo Zuppini

11 Commenti

  1. Infatti non sno come noi , cani e gatti hanno dimostrato di essere più leali delle loro controparti umane .

  2. Già candidano, (ed eleggono! Purtroppo!), negri, beduini & zigagnoni! Il prossimo passo sarà candidare, (ed eleggere!), un quadrupede! Potranno, i sinistronzi, sfoggiare la loro superficialissima “cultura”, supportata dal conseguimento di una qualche “laurea” sindacale, proferire che già, ai suoi tempi, anche Caligola…..

  3. Articoli del genere, già solo per aver riportato l’espressione “Gretina” meriterebbero di sparire dalla faccia della terra. Figurarsi poi se siete in grado e all’altezza di affrontare l’argomento complesso e per specialisti ben diversi da voi, dei diritti animali.
    IL GARANTE DIRITTI ANIMALI DEL COMUNE DI NAPOLI

  4. niente proprio non ci arrivate. ogni volta spero in un vostro passo in avanti verso la civiltà e ogni volta ne fate cento indietro

  5. Forse non ne saremo all’ altezza… Forse sbagliamo… Ma se dobbiamo stare a ciò che in TV ci raccontano…!… Ed io, tra ( ), spero che siano balle…!… Nel Napoletano quelli che così amorevolmente vengono definiti: “i nostri amici a quattro zampe”, in certi luoghi noti a tutti, e sotto certe persone, se la passano tutt’ altro che bene! Detto ciò, io mi auguro che il Garante garantisca. Ma però, vedendo come si inalbera per l’innocente “calembour” di Gretina, una preadolescente che, si vede lontano kilometri, è manovrata e, logicamente, finanziata, da coloro che la vogliono solo usare come “arma di distrazione di massa”, La mia fiducia in certe “garanzie” , che dovrebbero essere al di sopra della faziosita’ politica, dell’insulto gratuito e dell’ augurio di “cancellazione dalla faccia della Terra” delle altrui opinioni, per discutibili che siano, (ma, appunto, discutibili, non : “annientabili”, precipita in caduta libera. Peccato.

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