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Roma, 28 mar – Tutto è iniziato con lo scoppio nel marzo del 2011 delle proteste a Homs, in Siria. I cittadini della città vennero pagati per scendere in piazza dai cosiddetti “ribelli moderati”, ovvero agenti stranieri infiltrati che poi si scopriranno essere miliziani dell’Isis e di Jabhat Al Nusra: 500 lire siriane per manifestare in piazza e 5.000 lire siriane per bruciare un’effige di Bashar Al Assad. In contemporanea con le manifestazioni eterodirette a Homs, che poi si diffusero in molte città siriane, i “ribelli moderati” italiani o italo-siriani, appartenenti alla fronda dei Fratelli Musulmani (organizzazione finanziata da Qatar e da Turchia e dichiarata organizzazione terroristica da ben 8 Paesi), avviarono le manifestazioni in Italia, attraverso una rete capillare di movimenti sui social network e appoggiati da una sequela di giornalisti italiani. Il clamore mediatico generato permise ai ribelli italiani di diventare per molto tempo l’unico referente mediatico e politico in merito alla questione siriana.



Miliziani jihadisti capifila delle manifestazioni in Italia

Tutto quello che andremo a documentare appare sul profilo Facebook ancora attivo di Ammar Bacha, uno dei capifila delle manifestazioni in Italia dei cosiddetti “ribelli moderati”. L’allora trentenne siriano, residente da 13 anni in Italia, fomentò dal palco ogni singola manifestazione a Milano, al fianco di Haisam Sakhanh (poi ribattezzatosi Abu Omar quando si arruolò nelle milizie jihadiste in Siria) dei fratelli Manaf e di Anter Chaddad. All’epoca, il gruppo si riuniva in un bar di Cologno Monzese per pianificare le proteste di piazza. È stato subito evidente che gli slogan scritti in arabo sui cartelli delle manifestazioni non si addicevano a chi si proclamava “ribelle moderato”: “La democrazia è nata in Francia, è morta in Egitto (allusione alla nascita dell’islamismo attraverso i Fratelli Musulmani, ndr) e sarà riseppellita in Siria”, “Aleppo sarà il cimitero degli alawiti, nipoti delle scimmie” (il presidente siriano Assad è musulmano alawita), “Il mio piede schiaccia gli alawiti – Dobbiamo bruciare gli alawiti”.

Black Brain

Nel febbraio del 2012, Ammar Bacha, Haisam Sakhanh, i fratelli Manaf e Anter Chaddad, con altri otto uomini, assaltarono l’Ambasciata siriana a Roma. Colti sul fatto dalle Forze dell’ordine, vennero subito scarcerati.

L’ultima manifestazione di piazza in Italia a cui prese parte Haisam Sakhanh è datata marzo 2012, mentre Ammar Bacha continuò fino al 6 maggio dello stesso anno. I due fomentatori li ritroveremo poi il 23 giugno in Siria, come miliziani jihadisti, mentre imbracciano armi da combattimento. Le intercettazioni delle autorità italiane, partite singolarmente solo nel maggio del 2012, hanno permesso a Sakhanh e Bacha di rimanere a piede libero e di poter partire così per la Siria, dove vennero arruolati come miliziani.

Un video pubblicato dal New York Times svelerà poi la verità anche in Italia: in Siria, dopo essersi arruolata nei gruppi jihadisti, Haisam Sakhanh è stato un assassino a sangue freddo (ammazzò sette soldati dell’esercito regolare siriano). Il miliziano verrà poi arrestato in Svezia nel 2013, dove era arrivato come rifugiato siriano. Condannato all’ergastolo con l’accusa di terrorismo internazionale, al momento sta ancora scontando la pena in carcere.

Di Ammar Bacha si sono perse le tracce dopo il suo rientro in Italia. Nel settembre del 2014, è stato intervistato da Paolo Berizzi, a cui dichiarò con estrema tranquillità: “Mi chiamano terrorista, ma io ho fatto solo quel che farebbe qualunque musulmano (…) La jihad è lotta armata ma non solo quello: è aiutare la gente, è come educhi tuo figlio”. Il miliziano sarebbe tornato indisturbatamente in Italia nel luglio del 2013, dopo essere stato ferito ad una gamba in Siria. Bacha è poi partito per la Svezia per richiedere l’asilo, che gli verrà negato in seguito all’allerta delle autorità italiane. Prima di tornare in Italia, si è recato al confine turco-siriano. Secondo i Ros e l’Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali), lì avrebbe reclutato altri miliziani da avviare alla jihad in Siria. Al ritorno in Italia, a Bacha furono sequestrati i documenti italiani. Dopo l’intervista di Berizzi e il proposito del miliziano di tornare in Siria, non si hanno più notizie ufficiali. Si presume che Ammar Bacha sia ancora a piede libero e residente a Cologno Monzese. Per verificare tale notizia, abbiamo contattato le autorità locali e ci hanno risposto che non possono rivelare questo tipo in informazioni.

La rete italiana dei terroristi jihadisti

Nella rete dei sedicenti “ribelli moderati” con base a Cologno Monzese, cadde involontariamente Lucia Goracci, giornalista della Rai, che nel 2012 in Siria (località non nota) si fece fotografare con il miliziano jihadista Haisam Sakhanh, tra le bandiere dei sedicenti “ribelli moderati”.

I “ribelli moderati” fecero un’altra vittima illustre nel giornalismo italiano: Gad Lerner ospitò i leader nello studio televisivo del programma L’infedele nel novembre del 2011. Tra gli ospiti del programma de La7, si distinguono Haisam Sakhanh e Ammar Bacha.

Dietro le quinte del programma, un sorridente Lerner è stato ritratto assieme ai due capi delle manifestazioni, poi partiti come miliziani in Siria, Haisam Sakhanh e Ammar Bacha, e altri attivisti del fronte dei cosiddetti “ribelli moderati”.

Alla trasmissione di Lerner, prese parte anche lo scrittore e attivista Shady Hamadi, che con Haisam Sakhanh e Ammar Bacha aveva animato le manifestazioni di piazza dei cosiddetti “ribelli moderati” dal il 2011 al 2012.

Giornalisti e scrittori italo-siriani vicini ai miliziani

Sebbene Hamadi sia estraneo alla questione jihadista, sono chiari e lampanti i rapporti con il gruppetto del bar di Cologno Monzese. È lo stesso Ammar Bacha che il 31 ottobre 2011 pubblica la foto che lo ritrae in compagnia di Hamadi nel dietro le quinte del programma di Lerner, taggandolo nel post di Facebook.

Non solo l’ospitata a L’Infedele: Shady Hamadi, come documentato dall’account Facebook ancora attivo di Ammar Bacha, ha preso parte a tutte le manifestazioni organizzate dai miliziani Haisam Sakhanh e Ammar Bacha, dove arringava la piazza divulgando la propaganda dei cosiddetti “ribelli moderati”. Peraltro, per gli auguri di compleanno su Facebook, il 27 aprile del 2012, Hamadi definiva Bacha “ya batal”, ovvero eroe, e il miliziano rispondeva “Grazie fratello mio”.

I rapporti su Facebook tra Shady Hamadi e Ammar Bacha non si interrompono nemmeno con la partenza del secondo per la Siria: Hamadi mise il “like” alla foto di Bacha, scattata in Siria il 23 giugno del 2012, mentre quest’ultimo imbraccia armi da guerra al fianco di Haisam Sakhanh. Altro “like” viene messo da Hamadi alla fotografia pubblicata il 10 agosto 2012, in cui il miliziano Bacha tiene tra le mani un kalashnikov. Lo scrittore Shady Hamadi, tra un like e l’altro e la richiesta di utilizzare le immagini del miliziano, avrà segnalato la partenza da Cologno Monzese dei due jihadisti alle autorità italiane, visto che da quello che è stato documentato, era perfettamente consapevole dei loro progetti in Siria?

Anche un’altra giornalista ha avuto legami con i miliziani Haisam Sakhanh e Ammar Bacha, e non solo partecipando alle manifestazioni da loro organizzate: si tratta di Asmae Dachan, a cui il Presidente Sergio Mattarella ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito nel 2019. Nel video, registrato a Milano nel marzo del 2012 (quindi dopo l’arresto di Sakhanh e Bacha per l’assalto all’Ambasciata siriana di Roma) in occasione di una manifestazione organizzata dal gruppo di Cologno Monzese, la giornalista italo-siriano ha preso la parola in favore dei cosiddetti “ribelli moderati”, affiancata dai due miliziani jihadisti.

Non solo: Asmae Dachan è stata taggata e ha messo “like” a diversi post pubblicati su Facebook da Ammar Bacha, pure quando era già partito per la Siria e imbracciava un kalashnikov.

Stranamente, la Dachan ha cancellato tutti i suoi post pubblicati Facebook dal 28 ottobre del 2009 al 19 gennaio 2013, come se volesse oscurare il suo passato da manifestante “ribelle moderata” a fianco dei miliziani partiti per la Siria.

Siamo però riuscite a rintracciare qualche post cancellato dalla Dachan, uno del 31 dicembre 2011 e l’altro del 4 marzo 2011: la giornalista italo-siriana invitava i siriani all’estero ad inviare aiuti ad Abdelbaset Sarout, ex portiere della nazionale siriana di calcio under 21, licenziato dalla squadra di calcio Al Karam perché il “terrorista” combatteva contro la sua Patria e per “aver ucciso ingiustamente persone innocenti”. Asmae Dachan ribadì il suo sostegno ad Abdelbaset Sarout in articolo scritto nel gennaio 2014.

Descritto dalla televisione qatariota Al Jazeera come “icona nella rivolta siriana” del gruppo ribelle Shuhada al-Bayada a Homs, in Siria, si è presto scoperto invece che Sarout sosteneva al-Qaeda e chiedeva lo sterminio delle minoranze religiose. Come documentato dal video girato nel marzo 2012 nella Homs occupata, il miliziano fomentava la folla, gridando: “Siamo tutti jihadisti. Homs ha preso la sua decisione. Stermineremo gli alawiti. E gli sciiti devono andarsene”.

Nel settembre del 2013, la rivista Tempi scrisse: “Ammar Bacha, compagno d’armi e amico fraterno di Haisam Sakhanh, non è uno qualunque: notoriamente è il fidanzato di una delle figlie di Nour Dachan (padre anche di Asmae Dachan, ndr), presidente emerito dell’Ucoii, l’organizzazione dei musulmani italiani e residenti in Italia legata ideologicamente e organizzativamente ai Fratelli Musulmani”. Anche Repubblica, nel settembre del 2013, evidenziò: “Il prima è lui a Milano, in jeans e giubbotto, ed è al fianco di Ammar Bacha, genero del presidente onorario dell’Ucoii, Nour Dachan”, quindi cognato di Asmae Dachan. Che ci sia stato un rapporto molto amichevole e consolidato tra Asmae Dachan e Ammar Bacha è documentato da quel “fratello” con cui la giornalista si rivolgeva al miliziano in un post del 15 marzo 2012, pubblicato su uno dei gruppi che propagandavano le manifestazioni dei “ribelli moderati” in Italia. Nel suddetto post, interviene anche una delle sorelle della Dachan, Huda Dachan.

In merito all’assalto all’Ambasciata siriana di Roma, Asmae Dachan scrisse: “Il gesto, dall’alto valore simbolico, è stato fatto in nome del diritto alla vita del popolo siriano (…) La bandiera dell’indipendenza, invece, ci rappresenta, mi rappresenta, rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria”. Sebbene la giornalista abbia cercato di cancellare le tracce del passato da attivista ribelle al fianco dei miliziani, è rimasto molto in rete. Nel giugno del 2012, la pagina “Solidarietà al popolo siriano” ha pubblicato un post che informava della partenza di Haisam Sakhanh per la Siria. La pagina è gestita (come documentato dalle informazioni di contatto) dalla Onlus Onsur Italia del fratello della giornalista, Ahmad Amer Dachan.

Gli stretti legami tra la famiglia Dachan e Ammar Bacha sono documentati anche dagli affettuosi auguri di compleanno fatti da Ahmad Amer Dachan al miliziano su Facebook, a pochi giorni dalla sua partenza per la Siria: il fratello della giornalista Asmae Dachan augura a Bacha di festeggiare il suo prossimo compleanno in Siria.

Il 27 aprile 2012, Ammar Bacha pubblicò sul suo profilo Facebook un video girato a Aleppo dal gruppo terroristico Al Tawhid (finanziato e armato dal Qatar), dove i jihadisti armati giuravano di portare a termine la lotta. Possibile che le autorità italiane, che avrebbero dovuto vigilare su Bacha dopo l’assalto all’Ambasciata siriano a Roma, si siano lasciati sfuggire questo genere di propaganda islamista, permettendo così la sua partenza per la Siria?

Il 18 novembre 2015, anche Ahmad Amer Dachan, figlio dell’Imam Nour e fratello della giornalista Asmae, fece il suo endorsement alla Brigata Al Tawhid, scrivendo su Facebook un post commemorativo in onore del leader del gruppo jihadista Abdelqader Saleh (morto due anni prima a Gaziantep in Turchia), che aveva conosciuto ad Aleppo nel 2013: “Il vero eroe martire della Siria Abdelqader Saleh. Due anni esatti dal tuo martirio. Due anni fa ho messo la mia immagine profilo che mi ritrae assieme a lui, senza mai volerla cambiare (…)  Quando lo vidi ad Aleppo, aveva una luce particolare negli occhi, una luce di una persona molto ma veramente molto semplice, umile. Come umili sono la maggior parte degli eroi della rivoluzione siriana”.

Della “immagine profilo” che ritrae Ahmad Amer Dachan con il miliziano Abdelqader Saleh del 2013 non si ha un riscontro, perché il figlio dell’Imam ha cancellato tutti i post su Facebook dal 23 febbraio del 2012 al 22 settembre del 2013.

Come evidenziato da lui stesso sul profilo Facebook, Ahmad Amer Dachan nutre una profonda ammirazione per il dittatore turco Recep Tayyip Erdoğan, finanziatore dei Fratelli Musulmani e foraggiatore delle milizie jihadiste in Siria. In un post del 2016, Dachan chiese a Dio di proteggere la Turchia, mentre nel 2015 si rallegrava della vittoria alle elezioni di Erdoğan, nonostante “la manipolazione mondiale contro le popolazioni libere a maggioranza islamica”. Addirittura, in un post del 2014, il fratello di Asmae Dachan scrisse: “Ce ne fossero al mondo di presidenti come te. Dieci Erdogan nei paesi arabi e vedrete come la povertà e l’ingiustizia sociale scompariranno nel tempo”. È notizia della settimana scorsa che la Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul, convenzione che pone al centro la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nonostante la brutalità contro le donne sia un fenomeno molto diffuso in quel Paese.

Nel luglio del 2014, Dachan si felicitava per “un’arma in Siria, prodotta localmente (dai miliziani, ndr), con la potenza esplosiva molto simile ai barili bomba del regime, mentre a settembre il figlio dell’Imam glorificava, chiamandoli eroi, cinque miliziani della Brigata Al Tawhid, uccisi in Siria, dall’esercito siriano.

L’Imam Nour Dachan e Ahmad Amer Dachan, fondatore e presidente dell’associazione Onsur Italia, hanno fatto dentro e fuori dal confine turco-siriano dal 2012, con la giustificazione di portare ambulanze (più di 100), medicine e generi di prima necessità, ovviamente solo ed esclusivamente nei territori siriani occupati dai miliziani, come Aleppo (prima della liberazione finale del 2017) e Idlib. Di questo però parleremo nella seconda parte dell’inchiesta dedicata al clan Dachan e ai Fratelli Musulmani in Italia.

L’interrogazione parlamentare e la superficialità dell’Italia

Nel settembre del 2013, in seguito alla pubblicazione dell’articolo di Tempi sui collegamenti tra miliziani partiti per la Siria e le manifestazioni dei cosiddetti “ribelli moderati”, il deputato Francesco Catanoso Genoese depositò un’interrogazione parlamentare, in cui veniva citata la sorella di Asmae Dachan come fidanzata di Ammar Bacha. Nel testo, il deputato chiedeva “un serio intervento dei nostri servizi e delle nostre forze di polizia è urgente ed indifferibile”. La risposta del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico arrivò quasi un anno dopo, il 7 agosto 2014, e si concludeva così: “In merito alla problematica evidenziata dall’interrogante, si assicura che, pur non essendo emersi finora elementi che confermino l’attuale presenza in Italia di reti strutturate attive nel reclutamento di militanti jihadisti, la questione degli aspiranti combattenti partiti dall’Italia verso la Siria, o verso altri teatri di conflitto, è all’attenzione di questa Amministrazione e viene seguita con il massimo impegno sia dalle Forze di polizia che dalla magistratura inquirente”. Questa risposta del viceministro Bubbico documenta la superficialità e il pressapochismo con cui all’epoca venivano trattate dall’Italia le problematicità in merito alla sicurezza interna derivanti dalle minacce del fondamentalismo islamista e del terrorismo jihadista.

Sul palco con Bersani

Nella rete dei “ribelli moderati” in Italia, è caduto pure Pier Luigi Bersani, allora segretario del Partito Democratico. Il 27 marzo 2012 a Roma, dopo poco più di un mese dall’assalto all’Ambasciata siriana, Bersani organizzò una manifestazione in cui spese parole lusinghiere verso i cosiddetti “ribelli moderati” condannando, senza aver contezza dei fatti, il presidente siriano Bashar Al Assad: “Vogliamo che Assad se ne vada e vogliamo che tutta l’opposizione siriana, quella che è all’estero, quella che combatte sul terreno, trovi una voce sola e possa essere un riferimento per tutte le forze internazionali e che queste possano essere in appoggio a questo percorso. Noi terremo questa linea e la sosterremo con determinazione, perché sappiamo che stiamo combattendo anche per la nostra dignità”. Sul palco della manifestazione organizzata da Bersani, prese la parola lo scrittore e attivista Shady Hamadi, che definì gli alawiti (la corrente moderata islamica di Bashar Al Assad) una “setta”.

Da Milano, partì tutto il gruppo di Cologno, compreso Ammar Bacha in pullman con Shady Hamadi. Arrivati a Roma, Bacha scortò Pier Luigi Bersani in piazza.

Nella seconda parte dell’inchiesta, si parlerà delle pesanti influenze dei Fratelli Musulmani in Italia e delle attività della famiglia Dachan in Siria e Turchia.

Francesca Totolo

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