Roma, 9 ott – Il corteo Cgil di ieri è l’ennesimo teatrino. Una rappresentazione scenica alla quale il sindacato italiano ci ha abituato da sempre, in primo luogo sulla sua sedicente indipendenza, in secondo luogo sulla sua presunta azione a difesa degli interessi dei lavoratori.

Corteo Cgil, in memoria degli “attacchi neofascisti”

Quanto sia indipendente il sindacato lo dimostrano le candidature dei suoi ex segretari nelle fila della sinistra, dai tempi di Sergio Cofferati fino a giungere a quelli di Susanna Camusso. Il corteo della Cgil di ieri è stato attorniato dalla “celebrazione” di stampa e media mainstream l’attacco subito alla sede un anno fa. Un atto senza dubbio criticabile che però aveva scatenato le solite affermazioni indignate ma prive di logica e di senso storico alle quali la sinistra, ahinoi, ci abitua da sempre. Maurizio Landini ieri l’ha sparata grossa ma banale e prevedibile, come riporta l’Ansa: “Siamo qui per lavorare insieme, non contro qualcuno. Non abbiamo pregiudiziali, giudichiamo tutti per quello che fanno”.

L’idiozia di un attacco che ha permesso a questi signori di fare le vittime e allungare la rendita

La Cgil non cura gli interessi dei lavorati da ere geologiche, ammesso e non concesso che ve ne sia stata una in cui il principale sindacato italiano lo abbia fatto davvero. È sistemica, connivente al potere, verso cui esprime al massimo frasi di circostanza e imbastisce teatrini di indignazione senza alcuna conseguenza attiva reale (a meno che non ci sia un governo di centrodestra, e infatti nei prossimi mesi – forse anni – ne vedremo delle belle). Lo ha dimostrato proprio nelle fasi in cui il green pass e altre imposizioni assurde avevano messo in difficoltà tantissimi lavoratori italiani, ignorati dai loro presunti difensori e dallo stesso Landini, ben più interessato a farsi ritrarre in compagnia di Mario Draghi e a giustificare ogni oppressione. L’attacco dell’anno scorso alla sede di Roma è stato per la Cgil linfa vitale. Un’azione talmente imbecille da consentire a questi signori di campare di rendita almeno per un anno buono. E per chissà quanti altri. Perché l’ultima carta che è loro rimasta è quella del vittimismo. Viste le angherie che, tra un inutile strepito indignato e l’altro, compiono da decenni contro i lavoratori italiani, con la faccia tosta pure di proclamarsene difensori.

Stelio Fergola

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