Roma, 9 ott – L’esplosione del ponte di Kerch è avvenuta all’alba di ieri. Un attacco che aveva provocato anche tre vittime, sebbene all’inizio sembrava non ce ne fosse alcuna. Inizialmente, l’azione era “quasi” stata rivendicata da Kiev. Poi il cambio di registro da parte del governo ucraino.

Esplosione del ponte di Kerch: cosa è successo e come si è posta Kiev

All’alba di ieri, come riporta il Giornale, il ponte esplode, si alza un fumo molto denso su un collegamento molto strategico, che collega la Crimea, rivendicata dagli ucraini fin dai tempi dell’annessione alla Federazione Russa, alla regione di Kherson, non casualmente contesa dai due belligeranti. Qualcuno aveva pensato a un attacco missilistico da parte ucraina, ma l’ipotesi è stata subito scartata. Il comitato nazionale antiterrorismo di Mosca scrive, in una nota che “oggi alle 06:07 sulla parte automobilistica del ponte di Crimea dal lato della penisola di Taman un camion è stato fatto esplodere, provocando un incendio su sette serbatoi di carburante di un treno che si muoveva in direzione della penisola di Crimea. C’era un crollo parziale di due campate automobilistiche del ponte”.

Mosca imputa praticamente l’accaduto a Kiev, senza esprimersi con dichiarazioni forti e con una certa cautela. Le autorità locali russe, però, sono più dirette, e il governatore Vladimir Konstantinov parla di responsabilità di “teppisti ucraini”. Il governo ucraino non rivendica ufficialmente l’attacco, ma poco ci manca, vista la soddisfazione piuttosto sgargiante espressa addirittura sulla pagina ufficiale Twitter, così come nelle parole di Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, o di Oleksiy Danilov, segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa, che posta l’immagine del ponte colpito insieme a quella di Marilyn Monroe che intona “Buon compleanno” al presidente Kennedy. Indirettamente degli “auguri” a Vladimir Putin, il cui compleanno, appunto, era stato poco prima.

Il cambio di registro degli ucraini: “Sono stati i russi”

All’inizio, i provocatori “è solo l’inizio”, “che succede, Russia?” sparati su twitter, insieme alle considerazioni ben più dirette come, per citare ancora Podolyak, “tutto ciò che è illegale deve essere distrutto, tutto ciò che è stato rubato deve essere restituito all’Ucraina, tutto ciò che appartiene all’occupazione russa deve essere espulso”, per non parlare neanche di video pubblicati dai principali media inquadranti gruppi di ucraini festanti per il “ponte bruciato” a ritmo di musica da discoteta. Nessuna rivendicazione diretta, ma poco ci mancava. Nel pomeriggio di ieri, il cambio di registro. Adesso Kiev rispedisce le accuse direttamente alla Russia, come riporta Tgcom24. Proprio Podolyak in un’intervista al Corriere della Sera, dice: “L’esplosione del cosiddetto ponte di Putin, a nostro avviso, è un’operazione interna di uno dei servizi speciali russi. Non abbiamo assolutamente bisogno di eccessi che non diano un risultato diretto nella liberazione dei territori. Tutte le operazioni di questo tipo hanno la stessa firma. Ed è russa”.

Alberto Celletti

 

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