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Cremona, 17 set – Ennesimo episodio di violenza domestica da parte di un padre immigrato nei confronti della figlia sedicenne, rea di vivere all’occidentale. I fatti sono avvenuti a Soresina, in provincia di Cremona. Al padre padrone, un marocchino di 58 anni di professione operaio e musulmano osservante, non andava giù che la figlia si vestisse come la sue coetanee e frequentasse amicizie maschili.
Il grido di aiuto è arrivato dalla stessa ragazza, che ha chiamato i carabinieri. I militari, quando sono intervenuti, hanno trovato la ragazza con ecchimosi sul volto e sulla fronte, medicate in ospedale e giudicate guaribili in cinque giorni. Il padre l’aveva appena picchiata per il suo essere integrata nella società italiana, e per la sua voglia di vivere come tutte le sue coetanee. La sedicenne ha raccontato ai carabinieri di essere stata sbattuta contro il muro dal padre. Immediata la denuncia nei confronti dell’uomo, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti. A suo carico le accuse di ‘maltrattamenti’ e ‘lesioni personali’, che tuttavia non sono ancora state formalizzate. La ragazza, intanto, è stata affidata a una comunità protetta.
I fatti di Cremona sono solo l’ultimo caso di violenza domestica tra famiglie di immigrati, specialmente di religione islamica, che le cronache restituiscono. Pochi mesi fa a Brescia una diciottenne pachistana è stata tolta alla famiglia e messa sotto protezione dalla Questura per essersi opposta al matrimonio combinato dalla sua famiglia con un connazionale a lei sconosciuto. Sempre a Brescia si è verificata la storia di Sana, un’altra pachistana che per il suo essere integrata nella cultura occidentale è stata ammazzata dal padre e di cugini. A maggio ci fu la storia di Farah, un’altra diciottenne costretta ad abortire in Pakistan il figlio che aspettava da un coetaneo. A Parma, invece, nel mese di luglio è emerso un altro caso di violenze inflitte dal padre indiano sulla figlia 18enne, che aveva una relazione con un ragazzo italiano. Non si contano, poi, i casi precedenti, con madri che hanno tagliato i capelli alle figlie che si rifiutavano di portare il velo, o che malmenavano le ragazze perché desiderose di portare i jeans e la minigonna. O, più semplicemente, di frequentare le amiche italiane di scuola, confidando loro i sogni e le speranze del loro essere adolescenti in un Paese così diverso da quello di origine.
Anna Pedri

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