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Roma, 17 set – Lega e Movimento 5 Stelle si prendono le misure in vista dello scontro sulla legge di Bilancio. Gli alleati di governo sono ancora ben lontani dal trovare la quadra: le coperture finanziarie per le politiche economiche annunciate in campagna elettorale se ci sono, sono risicate. E a guardia dei conti c’è il ministro dell’Economia Giovanni Tria, “schierato” con l’Ue e i suoi vincoli più che con il governo. Ma i due partiti di maggioranza non vogliono perdere la faccia (e consensi) e tirano dritto: la Lega con la flat tax; i 5 Stelle con il reddito di cittadinanza. E le posizioni sono contrapposte. Via libera alla flat tax, ma a condizione che “non aiuti i ricchi”. Sì al reddito di cittadinanza, purché non serva a “stare a casa sul divano a guardare la televisione”. Lega e M5S si preparano allo scontro a sulle principali misure da inserire nel testo finanziario attualmente sotto la lente del governo.
La flat tax, secondo il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, “non deve aiutare i ricchi ma la classe media, le persone più disagiate che pagano le tasse da una vita e che in tutti questi anni hanno finanziato sprechi e privilegi con le proprie tasse”. “La flat tax dovrà servire a questo – ha insistito il leader dei 5 Stelle parlando a Nola – Se sarà questa, non avremo alcun problema a votarla, ad abbassare le tasse per dare una nuova possibilità di rilancio alla fascia dei piccoli risparmiatori che hanno portato avanti le loro famiglie, le loro imprese con grandi difficoltà”.
Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, “l’importante è che non sia un reddito per stare a casa sul divano a guardare la televisione, perché non sarebbe rispettoso per chi domani mattina si alza e va a lavorare per 500-600-700 euro”, ha puntualizzato dal canto suo l’altro vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Parole cui è seguita a stretto giro la replica di Di Maio. “Non significa dare soldi alle persone per stare sul divano – ha chiarito il leader del M5S – perché noi che siamo del Sud ce li ricordiamo i soldi dati alle persone per starsene sul divano in cambio di voti. Per questo vogliamo fare una misura totalmente diversa”.
Ufficialmente, i partner di governo escludono qualsiasi tensione sulla manovra. “Solo un dibattito franco sul fatto che o si mantengono le promesse o è inutile che ci stiamo”, ha sostenuto Di Maio, spiegando che il loro obiettivo è “portare a casa un risultato coraggioso che tenga i conti in ordine e su questo siamo compatti come governo”. Dello stesso tenore anche le dichiarazioni del leader della Lega. “E’ tre mesi che cercano di dividerci e di farci litigare – ha detto Salvini parlando dei rapporti con Di Maio e con il premier Conte – lo dico ai giornalisti che perdono tempo, energia e denaro: andiamo avanti per cinque anni per governare questo Paese, non litighiamo né sui ponti né sulle poltrone”.
Sul fronte della riforma fiscale, il ministro dell’Interno ribadisce: “Il mio obiettivo è che le partite Iva, quelle piccole, quelle che fatturano 65, 70, 80mila euro, già dal prossimo anno paghino il 15% di tasse e non di più“. Una misura questa, che deve esserci nella manovra, ha spiegato Salvini: “Quello che c’è nel contratto di governo, io mi impegno a farlo”.
Per quanto riguarda le pensioni, invece, Alberto Brambilla, esperto di previdenza vicino alla Lega, boccia la possibilità di portare da gennaio le pensioni minime a 780 euro annunciata dal viceministro all’Economia, la pentastellata Laura Castelli. “Sono totalmente contrario. Se io fossi un artigiano, un commerciante, un imprenditore, non verserei più, tanto se poi devo prendere 780 euro…“, ha spiegato Brambilla.
Brambilla, che sta lavorando alla riforma della legge Fornero, rifiuta in blocco la pensione di cittadinanza con cui i 5 Stelle vorrebbero accompagnare il reddito. Per lui la soluzione per quota 100 è questa: il costo dell’uscita dal lavoro a 62 anni con 38 di contributi potrebbe essere compensato “facendo operare i fondi di solidarietà ed i fondi esubero, sul modello di quanto già accade con grande successo il settore del credito e delle assicurazioni”, ha spiegato.
Tra 5 Stelle e Lega c’è il ministro Tria, che intende contenere la spesa dei due vicepremier per consegnare a Bruxelles un deficit che non vada oltre l’1,6%. La legge di Bilancio dovrebbe essere di circa 28-30 miliardi di euro equamente distribuiti tra le due forze di governo: 8-10 miliardi in capo alla Lega, altrettanti al M5S, il resto dovrebbe servire per evitare l’aumento dell’Iva dal prossimo anno.
Entro il 27 settembre dovrà essere presentata la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, con i numeri e gli obiettivi di finanza pubblica. Dopodiché, entro il 20 ottobre la legge di Bilancio dovrà essere presentata al Parlamento.
Nei prossimi giorni, quindi, Lega e M5S dovranno necessariamente trovare la quadra. Altrimenti non è escluso che il ministro Tria lasci l’incarico. E a quel punto la crisi di governo non sarebbe così facile da evitare.
Adolfo Spezzaferro

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