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Cronache di Aitora, nelle terre dove si diventa uomini

by Marco Battistini
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Roma, 14 ago – Vaste e verdeggianti pianure che si allungano in fredde foreste fino ai monti, confini naturali del regno. Più a sud le acque di un gelido mare che raccontano di un lungo periodo di pace. Ritratto naturale di una tavola placida, increspata magari dal moto delle onde: eppure, minacciata da una forza invisibile come la corrente di risacca, la quiete di Aitora è solamente apparente. Un’isola dell’Europa normanna, in pieno periodo medievale. È in questo contesto che Marco Scarsini, autore del libro Cronache di Aitora. Il cavaliere, la ladra e il monaco, ambienta il suo primo romanzo, recentemente edito dai tipi di Passaggio al Bosco. Per lo scrittore veronese, già autore dell’agile volume Sulle orme degli antenati, si tratta della seconda fatica personale.

Il cavaliere, la ladra e il monaco

La saga insulare si sviluppa attorno alle giovani vite dei tre protagonisti. Baldwyn è un monaco, sognatore di epoche antiche ma che – per certi versi un Salgari ante litteram – aveva conosciuto personalmente solo il suo mondo. Ovvero le grigie e monotone mura del monastero. Chiude gli occhi per vedere le ampie ali e i denti aguzzi di draghi ancestrali, impegna la propria carne al servizio del culto dell’Unico, la religione monoteista che aveva soppiantato le arcaiche sacralità politeiste – pur non avendo ancora attecchito in tutta Aitora.

Eduar Valen appare invece nel racconto come aspirante cavaliere. Un giovane nobile, figlio di Agyner, il Duca di Lokr, ma rimasto orfano della madre a pochi mesi di vita. Vive la presenza dell’anziano – ma altrettanto fermo, autorevole e carismatico – genitore alla stregua di un peso da sopportare, una tassa da pagare per la propria posizione sociale. E soffre, probabilmente più del dovuto, la rivalità con Alibrandt, espressione della migliore gioventù cavalleresca dell’isola.

Occhi chiari, capelli rossi e un corpo nel fiore degli anni. Lana – questo il nome del principale personaggio femminile – è una scaltra ragazza di strada. Cresciuta senza divinità né demoni si guadagna da vivere tra le baracche della città bassa di Nevilyn. Una ladra di professione, ma con un preciso codice d’onore. 

 Cronache di Aitora (e dei nostri giorni)

Fino a un certo punto del libro le tre storie sembrano non doversi incontrare mai. Troppo differenti tra di loro le tre personalità. Tutte, va detto, presentano caratteristiche caratteriali peculiari del nostro mondo moderno: Baldwyn sembra non avere ben chiara la propria vocazione, Eduar vive nella sconfitta, Lana pare aver dimenticato parte della propria femminilità.

Qualcosa però converge sulle sponde del fiume Lind. Più precisamente a Perla, grassa capitale del regno di Aitora. Qui le parabole del monaco, del cavaliere e della ladra trovano convergenza: in mezzo a cortigiani e pirati, uomini di fede e bordelli, soldati e prostitute. I primi due diventeranno uomini, la ragazza riuscirà a trovare la via per realizzarsi come donna. Grazie al conflitto, grazie all’amore.

Mentre la pagine di Cronache di Aitora scorrono veloci, il lettore è messo davanti, in uno gioco di specchi, alla psicologia di tutti i personaggi che appaiono di capitolo in capitolo. Ci si immerge nella storia, magari trovando vicinanze alla propria visione del mondo, ma senza tifare fanaticamente per una o per l’altra fazione. Il taglio dell’autore – che prima del gran finale omaggia la sua Verona – permette quindi una riflessione su come il racconto del bene e del male, di cosa sia  giusto o sbagliato, il più delle volte non sia il risultato di una legge già scritta. Ma il frutto di un rapporto di forza tra gli uomini e la riproduzione in terra dell’ordine del cosmo.

Marco Battistini

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