Roma, 13 lug – Vasco Rossi ieri, i Maneskin oggi. I finti ribelli del rock che si spacciano per anticonformisti, un po’ come i Vip in generale, hanno veramente rotto le scatole.

Vasco, Maneskin e il finto anticonformismo

Dicesi finto anticonformismo quel particolare atteggiamento secondo il quale si segue ogni dettame del pensiero dominante, del politicamente corretto e dell’ideologia unica dell’Occidente, spacciandolo per dichiarazione “contro il sistema”. Un atteggiamento di una falsità, di una ipocrisia e di una stupidità fuori scala, in voga da decenni, almeno da quando le rivoluzioni sessantottine hanno completamente mutato il quadro delle società occidentali su diversi temi, non ultimi quelli sulla nuova etica e sul globalismo – liberismo economico. Nonché quel fastidioso paradosso che promuove asserzioni filo-americane senza dichiarare ufficialmente filoamericanismo.

E come dimenticare quando il vecchio finto anticonformista elogiò i nuovi finti anticonformisti, lo scorso anno, poco dopo la vittoria all’Eurovision. In un’intervista a Repubblica, Vasco elogiava i Maneskin come nuovi rivoluzionari del rock. Ovviamente mettendosi in primo piano: “Sì, ho sentito quel senso di ribellione, la voglia di andare contro la società omologata che provavo io. Oggi c’è un’omologazione diversa ma forse peggiore con i vari social dove spesso trionfano le cose più assurde, dai terrapiattisti a quelli che mi scrivevano che avevo paura del virus e per questo invitavo tutti a mettere le mascherine. Io non li invitavo: li obbligavo quelli che venivano a trovarmi quando ero a casa di mia mamma a Zocca, perché non hai solo la responsabilità verso di te, ma anche verso chi ti sta vicino”.

Che dire, solo in questo pensiero c’è la solita tattica: paragonare i dissidenti ai terrapiattisti (per svalutarne il pensiero) per poi auto-proclamarsi liberi, pur sposando praticamente tutti i dettami più in voga – se non addirittura imposti – dalla cultura dominante. La stessa che spara un “legalize it” ad ogni pié sospinto facendola pure passare per rivoluzione.

Una noia mortale

Tutto ciò, oltre ad essere enormemente fastidioso, è anche un potente sonnifero. L’esclamazione “che noia” è quella che più viene spontaneo esprimere in questi momenti, quando la rockstar o il vip di turno si schierano a favore di qualsiasi cosa riguardi immigrazionismo, globalismo, europeismo, legalizzazioni di droghe, nuove etiche e, ovviamente, anche anti-russismo da operetta. Il “Fuck Putin” pronunciato da Damiano, del resto, dimostra gli ennesimi ripiegamento e omologazione, travestite sempre come rivoluzioni. Una pena e una tristezza senza pari, digeribile solo con un po’ di sana ironia e, concedetecelo, anche di fervida presa per il culo.

Stelio Fergola

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7 Commenti

  1. E voi, in cosa sareste diversi, di grazia? Non vi ho mai visto fare una riflessione seria sulla crisi dell’Occidente.

  2. Sinteticamente, vogliono prendere tutti per i fondelli senza mai pagar dazio. Ma è incredibile la quantità di individui che ancora oggi non riescono a comprenderlo. Forse perché li allontanano sempre più da qualsiasi altra possibilità da seguire per il solo e loro unico interesse?!?!

  3. Vasco non l’ho mai sopportato l, falsissimo anche quando faceva il finto di tutto e i Maneskin non so neppure chi sono.

  4. Allora, sentiamo… secondo il vostro pensiero cosa deve fare una band, oltre a suonare, per far sì che possa essere definita Rock?

  5. sfigati senza se e senza ma , negli in usa e in russia non sanno chi sono sti pirla! la musica fa caxare!

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