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“Dammi il monopattino”, e l’egiziano lo accoltella 8 volte: l’incubo di un 19enne

by Cristina Gauri
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monopattino egiziano

Milano, 20 set — Prendersi otto coltellate da un immigrato egiziano per un monopattino, al ritorno da una giornata di lavoro. E’ accaduto a un 19enne milanese, ennesima vittima del «modello accoglienza» dell’amministrazione Sala: che «funzionicchia», per parafrasare qualcuno che parlava di vaccini. Tra risse, accoltellamenti, baby gang, rapine e molestie a firma «multietnica» il capoluogo lombardo è diventato sì un modello, ma di quelle banlieue che speravamo — invano — non avremmo importato e di cui la sinistra si preoccupa solo quando si ritrova lo sporco sullo zerbino di casa (Ferragni docet).

Egiziano accoltella otto volte un ragazzo: voleva il suo monopattino

Teatro dell’episodio è la scalinata della fermata metro Loreto, l’orario è quello di cena. Il giovane sta rincasando, portandosi a tracolla il monopattino guadagnato con il primo stipendio del lavoro iniziato da poco più di un mese — un impiego presso un’agenzia. L’egiziano sopraggiunge all’improvviso, strappandogli il mezzo di locomozione dalle mani. Il 19enne reagisce riprendendo possesso del monopattino. Ma lo straniero, sguardo truce e niente da perdere, risponde con dei pugni: a questo punto il ragazzo tenta di fuggire, ma viene raggiunto. Spunta la lama, otto sono i fendenti: sei colpiranno in profondità.

Nessuno aiuta la vittima

«I segni di quella lotta sono visibili, spaventosi. Solo per miracolo mio figlio è rimasto ferito in modo non grave. Ma sono stati sfiorati organi vitali, come la milza», racconterà il padre a Libero. Il tutto avviene di fronte a una nutrita folla che osserva in silenzio e non alza un dito per aiutare la vittima, che rimane in piedi in una pozza di sangue. Peggio dell’indifferenza è la curiosità morbosa priva di una qualsiasi forma di pietà. Il ragazzo ha ancora la forza e la presenza di spirito per salire sul primo treno e avvertire telefonicamente il padre. «Gli ho chiesto di scendere alla prima fermata, ad Udine. Ho chiamato i soccorsi immediatamente», ricorda. «In 20 anni ho visto questa città peggiorare sempre di più. Quella notte al Fatebenefratelli saranno arrivate 10 persone ferite in modo simile. Ho spiegato a mio figlio che avrebbe dovuto lasciare il monopattino e mettersi a gridare. Ma so bene che il monopattino era anche solo un pretesto».

Oltre al danno, la beffa: al Fatebenefratelli, dove è ricoverato, quella sera il ragazzo riconoscerà il suo carnefice, arrivato al pronto soccorso per farsi medicare delle ferite. L’egiziano ha ancora addosso ha ancora il coltello con cui ha massacrato il giovane.

Cristina Gauri

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