Roma, 11 apr – Quale nazione ha mai ripagato il proprio debito pubblico? Nessuna. E nessun cittadino ha mai dovuto contabilizzare, vuoi nel bilancio domestico o nella sua dichiarazione dei redditi, l’indebitamento della pubblica amministrazione.
Eppure la storia del fardello del debito pubblico, specie nella sua versione più aggiornata che lo scarica “sulle spalle delle prossime generazioni”, è dura a morire. E oggi trova persino spazio in prima pagina sul Sole 24 Ore, con un articolo a firma Marco lo Conte. Una fake news bella e buona, nonostante questo annuncio urbi et orbi dal principale quotidiano economico-finanziario italiano. A quanto ammonta il debito pubblico pro capite? 38 mila euro, spiega il foglio confindustriale. Che diventano 55 mila se consideriamo solo i millennials, coloro nati dal 2001 in avanti. In redazione hanno una buona calcolatrice. A mancare, tuttavia, sono gli altri fondamentali.
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Esiste debito e debito

Anzitutto, dire “debito” non significa di per sè nulla. Esiste debito e debito, con quello pubblico a rappresentare una fattispecie assolutamente peculiare. Considerarlo alla stregua del debito di un’azienda o di una persona fisica è operazione intrinsecamente truffaldina, perché il debito pubblico rappresenta – sono i saldi settoriali: lezione base di macroeconomia – un credito privato.
Il debito pubblico va poi accostato agli attivi detenuti. A fronte ad esempio di un cittadino (o di una persona giuridica) proprietario di titoli di Stato per 23 mila euro, questi andranno detratti ai 38 mila di cui si parlava, che diventano così 15 mila. Le cifre non sono casuali: il debito pubblico italiano è detenuto per oltre il 60% da soggetti residenti. I cui Bot e Btp vanno quindi “dedotti” dal semplice – e semplicistico, a questo punto – conteggio.
Secondo macroscopico errore riguarda l’assunto, che sottotraccia sembra percorrere tutto l’articolo, per il quale il debito in quanto tale sarebbe, prima o dopo, da rimborsare. E anche qui casca il proverbiale asino. Se non crede a noi, lo Conte può chiedere al suo vicino di scrivania: “il debito, oltre ad essere il credito di qualcun altro (cittadini risparmiatori compresi) non va estinto, ma deve essere semplicemente reso sostenibile nel tempo” (Vito Lops, Tutti i falsi miti sul debito pubblico. Perchè spesso i paesi più indebitati pagano meno interessi, Il Sole 24 Ore, 10 giugno 2016).
Il tema della sostenibilità è l’unico affrontato in maniera chiara quando si parla di interessi, questi sì effettivamente da (ri)pagare. E in misura impegnativa, dato che sono una mole da oltre 60 miliardi l’anno. “Colpa” in buona parte del cosiddetto divorzio Tesoro-Banca d’Italia che dal 1981 ci ha consegnato in mano ai mercati. Circostanza in qualche modo sottolineata anche da lo Conte, che però dimentica di chiedersi: e se la banca centrale tornasse a fare il suo mestiere?
Filippo Burla

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