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Roma, 25 apr – “I derivati hanno avuto sul bilancio pubblico italiano un impatto negativo di oltre 8,3 miliardi nel 2016”. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto di Eurostat sul debito pubblico degli stati dell’Eurozona. Il report dell’Ufficio Statistico dell’Unione Europea ci fornisce anche altri dati interessanti. Per esempio in Italia il debito è passato da 132,1% a 132,6%. Si tratta del secondo debito pubblico più alto d’Europa dopo quello della Grecia, che tocca il 179%.

Davanti a queste cifre, negli ultimi anni, tutti i commentatori concordano sul fatto che l’Italia non ha saputo approfittare della politica monetaria della Bce per far calare il suo debito pubblico. Questa lettura, però, è fuorviante. Infatti, basta leggersi attentamente il report di Eurostat per capire che le cose vanno esattamente nel verso opposto. Il combinato disposto tra derivati e quantitave easing ha creato voragine nei nostri conti pubblici. Vediamo perché.

Tra il 2011 e il 2012 il Tesoro ha utilizzato swap (appartenenti alla categoria degli strumenti derivati) come assicurazione contro il rischio di un aumento dei tassi. La protezione dello swap permette, dietro un costo, di convertire il pagamento di un tasso variabile (come quello sul debito pubblico) con un tasso fisso in grado di rendere prevedibili i pagamenti futuri. L’interest rate swap, infatti, è una scommessa tra i due contraenti sull’andamento di una determinata speculazione, regolata dal mercato e dall’Euribor. La politica monetaria espansiva della Bce però ha fatto crollare i tassi di interesse e lo scenario contro il quale l’Italia aveva deciso di cautelarsi non si è verificato. Il risultato è stato disastroso. Secondo Eurostat: “Gli esborsi (dovuti ai derivati) ammontano, infatti, a 4,250 miliardi ma, considerando anche gli aggiustamenti contabili che incidono sul debito pubblico, il totale sale a 8,324 miliardi. L’effetto cumulato tra 2013 e 2016 è di ventiquattro miliardi”.

Negli altri Stati europei le cose sono andate diversamente. In Germania, ad esempio, i derivati hanno aumentato la spesa pubblica di 4,5 miliardi tra 2013 e 2016, in Francia di 293 milioni, mentre hanno ridotto l’indebitamento di 11,8 miliardi in Olanda.  Solo due anni fa il Tesoro ha deciso di chiudere i contratti più sfavorevoli, pagando anche cospicue penali. Insomma, abbiamo scommesso sul cavallo sbagliato. Questo, però, già era stato detto: quattro mesi fa si sottolineava come la finanza speculativa si basa su meccanismi che ricordano il gioco d’azzardo. Ora ce lo ricorda anche l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea.  La ludopatia, dunque, non risparmia neanche i tecnici di via XX Settembre.

Salvatore Recupero

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