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Di Maio, è ancora gelo con Di Battista: “Chi destabilizza il governo vuole un nuovo Monti”

by Davide Di Stefano
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Roma, 25 giu – La crisi del Movimento, l’opa di Di Battista, l’avvicinarsi della manovra e il difficile rapporto con l’alleato leghista. Per Luigi Di Maio non è un momento facile, impressione abbastanza evidente nonostante il blando tentativo di minimizzare i problemi nel colloquio che il vicepremier pentastellato ha avuto con il Corriere della Sera. Partendo dal non facile rapporto con il barricadero Dibba, i tempi degli allegri viaggi in macchina e delle gite in montagna sembrano molto lontani: “Ci siamo scritti dei messaggi”, è la risposta lapidaria di Di Maio alla domanda se avesse sentito Di Battista.

L’attesa telefonata ancora non c’è stata. E le frecciatine che Di Maio scaglia contro chi pensa di fare cadere l’esecutivo gialloverde: “Chi lo fa si prende una bella responsabilità, perché significherebbe far tornare il Pd insieme ad altri Monti e altre Fornero”, sembrano indirizzate proprio al Guevara de ‘noantri .

Dopo la Nugnes il rischio di altri adii nel Movimento 

Insomma, l’aria che tira dentro al Movimento non è delle migliori, per utilizzare un eufemismo. L’addio della dissidente Paola Nugnes mette a rischio la risicata maggioranza al Senato, ma Di Maio minimizza: “Certe persone meglio perderle che trovarle”. La realtà è che altri adii potrebbero essere imminenti. Anche la semplice elezione di due nuovi membri del collegio dei probiviri, che sostituiranno gli uscenti Riccardo Fraccaro e Nunzia Catalfo, è caricata di attese eccessive: “Un bisogno sentito da tutti noi è quello di proteggere il M5S dalle persone che si vogliono approfittare, infiltrare o che non rispettano le nostre regole“, si legge nella nota del Blog delle Stelle che annuncia il voto sulla piattaforma Rousseau.

Le tensioni con i sindacati e la Lega

Sul piano politico Di Maio si trova invece a dover gestire le tensioni con i sindacati, già sul piede di guerra per il “nuovo reddito di cittadinanza”, ovvero la proposta del salario minimo. Per il ministro del Lavoro l’ostilità dei sindacati è solo una questione di privilegi: “Sono alcuni di loro che fanno la guerra al M5S. Forse hanno capito che presto gli tagliamo i privilegi, incluse le pensioni d’oro. Pari diritti vale per tutti pure per loro”. E sull’incontro con Landini la risposta è simile a quella su Di Battista: “Quando sarà opportuno li vedrò. Ma io come ministro del Lavoro ho un rapporto costante con i sindacati, mica faccio le cose per visibilità. È giusto che i sindacati interloquiscano con tutti”.

Di Maio sempre più solo e sfiduciato

Luigi Di Maio è un leader sempre più isolato. Non controlla più il suo movimento e anche sull’azione di governo non sembra in grado di liberarsi dalla morsa della Lega. A parole il feeling con Salvini sembra ristabilito, ma puntualmente arrivano attacchi da altri esponenti del Carroccio. L’ultimo ad averlo attaccato in ordine temporale è il vice ministro dell’Economia, Nicola Garavaglia, duro sull’idea del salario minimo e sulle coperture: “Io non ho problemi: il costo sulle casse dello Stato è zero”, assicura il vicepremier, “mentre sul piano delle imprese la proposta sarà affiancata ad un’altra sulla riduzione del cuneo fiscale. Introdurremo quella sul cuneo in manovra. È un’operazione con cui vinciamo tutti: stipendi più alti, più lavoro e meno tasse alle imprese”.

Sarà, ma anche sui minibot il dietrofront leghista ha spiazzato Di Maio: “Mi ha sorpreso perché ricordavo che vollero inserirli a tutti i costi nel contratto. Comunque per me conta che lo Stato paghi, basta che paghi”.

Davide Di Stefano

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