Roma, 29 mag – I disordini precedenti alla finale di Champions League di ieri tra Real Madrid e Liverpool sono già materia di discussione. Oltre 35 minuti di ritardo per dare il via alla sfida, motivati da non meglio precisati “tifosi” che avrebbero tentato l’ingresso con l’aiuto di biglietti falsi. Ma dalla stampa francese, e addirittura da cronisti della Bbc, emergono possibili realtà un po’ più scomode per il mondo sedicente “antirazzista” e multiculturale ad ogni costo.

Disordini pre-finale Champions, quello spettro degli immigrati clandestini di Saint-Denis

“Saint Denis non è Parigi”, avvisava qualche settimana fa non certo il bianco caucasico per eccellenza, ma Thierry Henry, direttamente a LeFigaro, affermando concetti che, ai più, avevano fatto storcere il naso. Henry lamentava la possibilità di disordini e deliquenza che proprio quella realtà pare aver incancrenito nel corso degli anni. Soprattutto, Saint Denis è testimone di ghettizzazione delle sue componenti religiose ed etniche, piuttosto che della tanto sbandierata integrazione: “Proprio per l’omogeneità religiosa e culturale di questa immigrazione, si favorisce un confinamento comunitario, per non dire comunitario, ancor meno favorevole ad una riuscita integrazione. Da qui un altro legame tra confinamento comunitario, rifiuto dell’integrazione fino a quella francese, fucina favorevole ai fuorilegge, persino radicalizzazione. Una politica rafforzata dalla sua controparte, il clientelismo politico-religioso”.

Dunque, la zona è una polveriera “multiculturale”, come dimostrano i dati sugli abitanti degli ultimi anni e gli scontri tra le varie componenti. Ma c’entra qualcosa con i disordini precedenti alla finale di Champions? Forse. Mentre da noi, in una Fanpage a caso, si parla anche di furti dovuti a “giovani francesi”, sulle cronache transalpine e su qualche account twitter spuntano video e dettagli un po’ più scomodi. Su Twitter, l’utende Amaury BC posta questo video con la presente didascalia (tradotta dal francese): “Il ragazzo si vanta di essere entrato illegalmente allo Stade de France occupando un posto del valore di 5.000 euro e grida viva l’Algeria. Ancora nessun legame tra precarietà, inciviltà e immigrazione?”. E la frase finale, quell’ “ancora”, ci lascia una piccola nota di come in Francia il dibattito sul tema sia infervorato.

Sì dirà che si parla di un utente, ed effettivamente è poco. Nick Parrott, della Bbc, sempre sul social network, posta un altro video dei disordini agli ingressi, ritraenti alcuni dei protagonisti dei disordini.

“Autoctoni illegali”?

Quanto meno, è lecito porsi il dubbio. Che Saint-Denis sia un’area molto afflitta dal fenomeno dell’immigrazione clandestina è noto da decenni. E quanto essa produca disordini e scontri tra le diverse culture, spesso a livello strutturale, non ve lo raccontiamo noi, la la storia – ormai pure pluridecennale – delle banlieue francesi. Nella stessa zona, appena due anni fa, era stato smantellato il “deposito umano” (come lo aveva definito Euronews) di 1.500 migranti (che, come sappiamo, è una buona parola per non utilizzare il termine “clandestini”). Di certezze statistiche non ce ne sono, quanto meno per la finale di ieri sera. Ma che la responsabilità dei disordini sia stata dei tifosi del Liverpool, come paventato all’inizio, dovrebbe quanto meno essere messo in discussione.

Alberto Celletti

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