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Un’opinione particolare sul controverso Duchamp e il “Ready made”

by La Redazione
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Duchamp

Roma, 10 sett – Andrè Breton, poeta e teorico del Surrealismo, riteneva che Duchamp fosse l’uomo più intelligente del secolo. Lo dichiarò esplicitamente in un’intervista, facendo intendere che le vicende artistiche del suo tempo fossero contrassegnate dalla sua personalità. Duchamp era trasgressivo, come si direbbe oggi, e sempre interessato a verificare convinzioni e certezze consolidate nella cultura ufficiale, non dando nulla per scontato. Riteneva che la parola arte derivasse dal sanscrito e volesse significare innanzitutto fare. Così coloro che facevano qualcosa su una tela, indipendentemente dalla qualità espressa, venivano chiamati artisti, ma a suo parere erano dei semplici artigiani. E con questa connotazione voleva significare la nobiltà di un mestiere.

Duchamp e il tentativo di svolta nell’arte

Duchamp nacque come pittore. Aderì al cubismo e all’impressionismo, abbandonando poi queste esperienze per dedicarsi a una ridefinizione del fatto artistico, avendo elaborato un proprio pensiero originale, lontano dalle certezze del passato.

Propone una definizione relazionale dell’artista: quella di un soggetto che esiste in quanto viene conosciuto dal pubblico. L’arte vive fra due poli: il polo di colui che realizza l’opera e di colui che la guarda. Aggiunge però Duchamp che questa interpretazione viene generalmente rigettata dagli artisti, che si ritengono unici ed esclusivi nella creazione delle loro opere. Ma, per Duchamp non è così ed afferma a tal proposito: “artista e anche un fabbricante di mobili come Boulle, così come chi possiede un Boulle”

Della pittura aveva un’idea precisa. Era convinto che la pittura avesse un destino segnato dal tempo. Il quadro moriva dopo quaranta, cinquanta anni perché la sua freschezza svaniva. Diceva che un quadro cessava di esistere come l’uomo che lo aveva dipinto. Dopo di che entrava a far parte della storia dell’arte, con una distinzione precisa fra storia dell’arte ed estetica. La storia dell’arte è ciò che rimane di un’epoca in un museo, ma non è necessariamente ciò che di meglio caratterizzava un’epoca.

Una nuova estetica

A Duchamp si deve un rinnovamento dei materiali utilizzati nell’arte, come una ridefinizione dei principi informatori di una nuova estetica che porterà negli anni ’70 all’Arte Concettuale. Duchamp è l’artista moderno che ha messo in discussione più direttamente di altri la nozione di arte, con una concezione non più visiva e retinica ma intellettuale.

Con questa visione, che introduce ad una nuova estetica, Duchamp arriva a proporre il Ready made, termine che designa oggetti quotidiani prodotti in serie, tolti dal loro contesto originario e promossi allo status di opere d’arte per scelta diretta dell’artista.

l contesto economico e industriale che si riferisce all’invenzione del Ready made apre a qualche considerazione. I processi industriali che portano alla realizzazione di un oggetto ben definito e a basso costo annullano la distinzione tra arte e industria, introducendo all’estetica di nuovi prodotti, ottenuti mediante varie tecniche di fabbricazione.

Il Ready made

Quando Duchamp dichiarò nel 1833 che l’industria era in grado di produrre oggetti accurati e ripetibili si affermò una radicale riforma estetica di cui Duchamp stesso sarebbe stato l’iniziatore. Il suo Ready made nasce sotto il segno di un multiplo industriale, la cui moltiplicazione però mascherava sterilità creativa: era evidente che la ripetizione meccanica non potesse generare, di per sé, differenze plastiche riconducibili a quelle della vita e dell’arte, Duchamp affermò che esiste una differenza essenziale tra unico e esemplare. Tra tipo e firma. L’esemplare proviene da oggetti di serie, come alcune sue opere dimostrano: l’orinatoio, la pala da neve, il portabottiglie. Il genio per Duchamp non è colui che è in grado di creare l’unico, ma piuttosto colui che amplifica il concetto di serie proponendo l’esemplare. Indicativo è il suo rigetto del gusto come tratto distintivo di un’opera. Riteneva che il disegno meccanico non lo contemplasse.

Secondo Duchamp il Ready made non avrebbe dovuto procurare alcun piacere estetico. La reazione avrebbe dovuto essere una certa indifferenza visiva, associata, nello stesso tempo, ad una totale assenza di buono o cattivo gusto. In effetti una forma di anestesia estetica.

Nudo che scende una scala – 1912

Questo dipinto testimonia della grande maestria tecnica di Duchamp. Rappresenta una figura umana in movimento in un interno stabile. Per questo possiamo parlare di una vera padronanza tecnica. Nel 1912, anno di creazione del dipinto ci troviamo culturalmente e storicamente nel vivo dei movimenti cubisti e futuristi. Ai cubisti Duchamp si ispira nella decostruzione della forma, mentre ai futuristi per una riproposizione del movimento. Marcel Duchamp opera nel dipinto una sintesi perfetta. Le linee sono fluide e controllate. Esprime con originale efficacia la plasticità dei movimenti. Il movimento è rappresentato da una successione di posizioni statiche. Il nudo è dipinto a colori simil legno, vale a dire con colori marroni ocra della tavolozza cubista.

Ruota di bicicletta – 1913

Si può considerare questa realizzazione come la prima Ready made di Marcel Duchamp. Significativo è il commento fatto da André Breton al riguardo: oggetto promosso al rango di opera d’arte per semplice volontà dell’artista. Potrebbe essere interpretata come una anticipazione del vero Ready made, in quanto l’artista è intervenuto fissando la ruota della bicicletta su uno sgabello. Duchamp la definiva una scultura posta su una base, ispirandosi a Constantin Brancusi. Il movimento della ruota della bicicletta sembra rispondere ad un suo interesse reale per il movimento stesso e la sua capacità di creare un effetto ipnotico.

Il Grande Vetro – dal 1912 al 1920

L’intenzione di differenziarsi dagli altri pittori portò Duchamp ad immaginare la creazione di un’opera quadridimensionale, che si materializzò in un’opera in vetro con l’impiego di colori e di tecniche innovative. Il superamento concettuale della tela come fondo pittorico convenzionale si ebbe con l’uso del vetro che assicurava trasparenza e profondità. Il vetro, materiale duro e fragile allo stesso tempo, corrispondeva al suo modo di intendere un’opera: da una parte il mantenimento della sua integrità nel tempo, dall’altra la possibilità di modificarsi per effetto di altri interventi o possibili rotture. Con Duchamp prende avvio una interpretazione nuova di un’opera, nel contenuto e nel significato. La scelta dell’artista modifica l’indirizzo primario dell’oggetto, assegnandogli un significato nuovo e imprevedibile. Ha distrutto gli schemi culturali di un’epoca che vedeva i musei come luoghi di culto ed i maestri ivi rappresentati come figure eterne, senza tempo.

Roberto Ugo Nucci

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