Roma, 18 giu – Mario Draghi si trova probabilmente a gestire da premier tecnico il più difficile momento storico della storia repubblicana italiana, almeno sul piano della politica estera. Una crisi militare ed economica globale dagli effetti nefasti per l’economia dei cittadini, che non lascia immaginare una veloce risoluzione. Anche in ragione di ciò, appare evidente il nostro percorso spedito verso l’avvento di un’economia di guerra.

Draghi, l’economia di guerra, la crisi

Termine raccapricciante ma realistico, utilizzato dal Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron negli scorsi giorni, che dovrebbe suonare come un campanello d’allarme. La Francia può vantare un’economia maggiormente florida rispetto a quella italiana, maggiore tasso occupazionale, una superiore sovranità energetica, maggior peso politico ai tavoli europei ed un debito pubblico nazionale minore. Anche in ragione di ciò, le drammatiche conseguenze della crisi che hanno spinto Macron a parlare di economia di guerra sono da valutare in chiave superiore se rapportate al tessuto popolare e lavorativo italiano. Un aspetto difficile che dovrebbe invogliare Mario Draghi a rivolgersi con estrema sincerità e chiarezza verso i cittadini, spiegando dettagliatamente le sfide che saremo costretti a fronteggiare nei prossimi mesi.

Non si potrà mentire ancora per molto

L’usanza istituzionale nostrana, volta a negare la drammaticità degli eventi fino all’effettivo scoppio delle crisi che hanno contraddistinto la storia del Paese, è da motivare nell’apprensione e nella rabbia popolare che si ritiene di poter diluire nel tempo. Durante la pandemia abbiamo assistito a tale scenario, quando nonostante si fosse compreso dell’arrivo della prima ondata di coronavirus il governo invocava appelli alla calma e negazioni della problematica, per poi smentirsi nel giro di pochi giorni. Pertanto, sarebbe utile assistere ad una prova realistica di sincerità da parte del premier che non nasconda la verità agli italiani nel tentativo vano di mitigarne l’apprensione e l’ansia.

Tommaso Alessandro De Filippo

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