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Roma, 11 dic – Sfilano nelle strade, avvolti nei bandieroni e con le mani impegnate a reggere striscioni e cartelli. Pensano, così facendo, di essere i «nuovi partigiani», quelli che la mattina si sono svegliati, hanno trovato l’invasore, e si sono dati da fare per respingerlo. Sono convinti che essere partigiani, oggi, significhi stare all’erta e fronteggiare il «fascismo di ritorno», affrontare l’«onda nera» che starebbe terrorizzando gli italiani.

Il fatto è che si sbagliano, e a dimostrarlo è un sondaggio realizzato da Ilvo Diamanti e sbattuto ieri in prima pagina da Repubblica. Il titolo del giornale era sconcertante: «Fascisti, un italiano su due ha paura». Scorrendo i dati raccolti dall’istituto Demos, si scopriva che per il 35% dei nostri concittadini il fascismo, in Italia, è «abbastanza diffuso». Per un altro 11%, invece, il fascismo è «molto diffuso». C’è però un 40% di intervistati secondo cui il fascismo è «poco diffuso». Dunque, a rigor di logica, la maggioranza degli interpellati da Diamanti non ha paura del fascismo.

Vuol dire che tutta la buriana sollevata in merito alle forze oscure della reazione in agguato è una gigantesca bufala. Il ritorno del fascismo – lo dimostra persino Repubblica – non è fra le principali preoccupazioni degli italiani. Ad angosciare la popolazione, infatti, sono questioni di ben altra caratura. Per onestà intellettuale, ci basiamo sulla medesima fonte, cioè il caro Ilvo Diamanti. In un sondaggio realizzato, sempre per Repubblica, alla fine di novembre, il fine analista spiegava che un terzo degli elettori dei quattro maggiori partiti italiani (Partito democratico, Forza Italia, Lega e Movimento 5 stelle) considerava gli immigrati «un pericolo».

Gli stranieri, sosteneva la ricerca, sono considerati pericolosi dal 20% degli elettori del Pd, dal 43% di quelli di Forza Italia, dal 72% dei leghisti e dal 34% dei grillini. Totale: 33% degli elettori italiani. In pratica, ci sono più italiani spaventati dagli immigrati che italiani spaventati dal fascismo. Curioso, non trovate? Questi cittadini si sono svegliati la mattina terrorizzati alla vista dell’invasore. Solo che quell’invasore non era uno skinhead o un militante di estrema destra, ma un immigrato, magari clandestino. Ecco perché chi pensa di essere un «nuovo partigiano» solo perché partecipa a una scampagnata antifascista sbaglia. Perché, oggi, le invasioni da combattere sono altre. E sono tante, e pericolose.

È ora di recuperare la parola «partigiano», che è dotata di una bellezza potente. Secondo lo Zingarelli, il partigiano è, prima di tutto, il «fautore, seguace o difensore di una parte, di un partito». Ci vuole del coraggio, per difendere una parte. Specie nel mondo di oggi, in cui predomina la retorica dell’imparzialità e si festeggia la morte dei pensieri forti. Per difendere una parte, e difenderla bene, servono idee robuste, pensieri sottili. Sono fondamentali l’impegno e l’abnegazione. Poi bisogna essere pronti ad affrontare gli attacchi, più o meno corretti.

Oggi, nella melassa diffusa, i partigiani (nel senso primo del termine) sono perle rare, e vanno tutelati. Ora più che mai è necessario «difendere una parte», la nostra parte, la parte di tutti. Cioè l’Italia. Va difesa, dicevamo, contro tutti gli invasori, contro tutte le invasioni. Quella migratoria, certo, che assume i tratti di una sostituzione etnica e punta a sgretolare la nostra identità, oltre che a sbriciolare il tessuto sociale nei modi che ben conosciamo. Poi c’è l’invasione islamica, che in parte coincide con quella migratoria e in parte no. Un vero partigiano, uno che abbia a cuore la libertà, dovrebbe essere in prima fila per fermare la sottomissione, dolce o violenta che sia.

Ma non è finita. Un partigiano è anche un combattente che fa parte di un esercito non regolare, come insegnava Carl Schmitt. Un esercito che può combattere in tanti modi, anche senza ricorrere all’uso delle armi. Tale esercito, nei tempi nostri, dovrebbe impegnarsi per proteggere il Paese da chi lo vuole schiacciare e ridurre in schiavitù. Il partigiano di oggi, quindi, farebbe bene a contrastare il soffocante abbraccio della dittatura europea, il tallone molliccio ma implacabile di Bruxelles, reale minaccia alla democrazia.

Ancora: il partigiano dovrebbe proteggere il Paese dalle scorribande di certe élite finanziarie transnazionali che godono dell’altrui rovina; dall’influenza subdola della rivoluzione digitale che obnubila le menti e risucchia il tempo; dalla cultura della neutralità (denunciata persino dal Papa) che mira a creare individui intercambiabili e controllabili.
Insomma, il vero partigiano, oggi, è chi segue l’esempio della grande partigiana Ida Magli e difende l’Italia. Gli altri sono soltanto militanti politici in gita a Como.

Francesco Borgonovo

(articolo uscito sul quotidiano La Verità il 10 dicembre 2017)

2 Commenti

  1. ma paura per paura,come è possibile stigmatizzare la xenoFOBIA e allo stesso tempo condannare questa paura per il neofascismo ?
    dicevano che la xenofobia è causata dall’ignoranza,cioè dal non volersi aprire agli stranieri; chissà perchè la stessa teoria non si può applicare anche al neofascismo.

    comunque è strano; puoi parlare con qualsiasi ragazza in arrivo in qualsiasi stazione dei treni e/o corriere nottetempo e difficilmente si farà venire a prendere da qualcuno per paura degli skinheads.

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