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Roma, 21 dic – Parlare “male” (si fa per dire) del mondo cattolico (almeno per chi scrive queste poche righe, che cattolico lo è) non è bello, specialmente in periodo di Avvento. D’altronde, di questi tempi dove vi sono sacerdoti che mettono Gesù Bambino in un gommone nel Presepe della propria chiesa, oppure, che il Presepe non lo fanno nemmeno per “non offendere” non si sa chi; o che, addirittura, organizzano corsi di Pugilato per migranti così che si possano “difendere”, sempre da non si sa chi, ci sovvengono alcune parole di Julien Green (scrittore e drammaturgo statunitense protestante poi convertitosi al cattolicesimo). Scriveva: “Sono stati allevati nel cattolicesimo, ci vivono, ci muoiono, ma non capiscono né ciò che rappresentano, né ciò che avviene intorno a loro, e nulla avvertono del mistero che li avvolge e li divide dal mondo. I cattolici sono tanto abituati alla loro religione, da non aver più bisogno di sapere se è vera o falsa, se ci credono o no; e una siffatta fede, puramente meccanica, li accompagna fino alla morte”.

Purtroppo è così e oggi, più che mai, i cattolici sembrano bere qualsiasi calice gli venga sottoposto: specialmente calici “buonisti” che nulla hanno a che fare con la fede. Tante volte ci siamo espressi sul fatto che, sovente, vi sono due o tre verità sullo stesso argomento. Riferendoci qui al Santo Natale, si sa, si dice, ed è vero, che il significato reale di questa bella festa tradizionale non sta nella gioia di ricevere i regali (aspetto che viene descritto solo come “commerciale”), nel fare grandi pranzi e grandi cene, nell’allestire case, balconi, strade e negozi di luci sfavillanti. Giusto: la festa del Natale è e dovrebbe essere altro. Giusto, ma non del tutto. Il mondo moderno, purtroppo, ci ha abituato a dare poca importanza ai simboli. E i primi che non vi credono più sembrano essere proprio molti cattolici. Ci vorrebbero cento pagine per spiegare, invece, quanta importanza questi abbiano: sia i simboli, sia i gesti. E non solo per i credenti.
Ora, però, ci vuole uno sforzo. Quando si affrontano questi argomenti bisogna “contestualizzare”; cioè, immaginare situazioni lontane da noi (a volte come Cultura e, più frequentemente, come periodo storico). Iniziamo così, davvero pochi cenni, poi il lettore approfondirà da solo.

C’era una volta il Popolo cristiano. La maggior parte delle persone non sapeva leggere e scrivere. Allora, queste persone, avevano bisogno di simboli per capire l’importanza delle cose. Ci riferiamo soltanto a tre simboli, senza addentrarci in spiegazioni religiose.

LE LUCI – Le luci sono un segno di festa. Gesù afferma: “Io sono la Luce” («Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»). Le luci festose, sia quelle per le strade, sia quelle dell’albero di Natale devono ricordare tre momenti meravigliosi nella storia di Cristo.
– Angelus Domini nuntiavit Mariae. Vi fu in quel momento il massimo della luce che il mondo abbia mai visto; quando l’Angelo del Signore fece l’annuncio a Maria di Nazareth.
– L’arrivo dei pastori alla capanna (grotta); certamente ognuno con il suo lume.
– Infine, la luce sfavillante della Stella Cometa che guidò i Re Magi.
Ben vengano quindi le luci per le strade, gli abbellimenti delle vetrine dei negozi, gli alberi di Natale e le luminarie sui balconi (anche se comprate nei negozi cinesi).
Si faccia più luce che si può, godete della luce che potete osservare durante i giorni di Avvento.

I REGALI – Un altro simbolo importante del Santo Natale è il regalo. Anche in questo caso mille sono le critiche. “Natale che ormai è solo commerciale…”, e altro… Ma stiamo scherzando? In primis, abbiamo la meraviglia dello stupore dei bambini per l’arrivo dei doni e basterebbe solo questo. Secondariamente il regalo nasce sempre dalla decisione di privarci di qualcosa di nostro per donarlo ad altri. Se i regali “ricchi” (che non sono da disprezzare) sono milioni, altrettanti sono quelli semplici che vengono dal cuore: la nuova lavatrice alla mamma anziana comprata dai figli e dai nipoti, il viaggio regalato ai figli, i regalini preparati all’asilo e a scuola, i disegni dei bimbi più piccoli (con la preghiera per i genitori o per i nonni), i tradizionali: cappello, guanti e sciarpa che ci riscaldano per tutto l’inverno. Con il regalo a Natale si comunica un “bene” che, magari, l’altro, non ha percepito; si comunica il pensiero del proprio cuore e il messaggio è: “Tu nel mio cuore ci sei”, sia quando il regalo è “importante”, di valore, sia quando si tratta di un pensiero semplice. E chi lo riceve lo capisce. Viva i regali, altro che…

PRANZO E CENONE – Il pranzo e il cenone riuniscono un gruppo di persone per festeggiare. Da quando una festa è una cosa brutta? E, poi, almeno i credenti, dovrebbero considerare chi è il festeggiato. Non è forse Dio, il Creatore, il “Figlio dell’Uomo”, Colui che è tutto e al quale dobbiamo tutto. E lo zio? Quello zietto che non vediamo mai perché troppo impegnati ad andare di qui e a correre di là. Ecco, a Natale lo invitiamo a casa nostra e così i nostri figli lo vedono (almeno una volta all’anno) e lui racconta storie che altrimenti non udirebbero mai. Quindi, semmai, sono gli altri 364 giorni quelli che vanno contro il giusto spirito di un cristiano, contro lo spirito natalizio. Ben venga il pranzo dove si consuma in abbondanza e si spreca il cibo (che poi, in verità, si mangia il 26 con gli amici). Tutte cose che non è vero che tradiscono lo spirito natalizio, ma, semmai, lo glorificano. Il fatto, poi, che si possa fare del bene al prossimo è tutt’altra cosa (e chi ha frequento davvero il mondo cristiano lo sa). La mensa non manca se – in difficoltà – ci si rivolge nei posti giusti.

IL PRESEPE – No, dai, non possiamo parlarvene. Magari si offende qualcuno. Chi, però, si offende vedendo la rappresentazione di un bimbo appena partorito cosa può rappresentare nell’universo?

Pierluigi Arcidiacono

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4 Commenti

  1. Bravissimo. Il Natale è fatto di albero, presepe, luci, regali e pranzi e cene in famiglia. Se non vi piace o non siete d’accordo, ‘sticavoli. Sarete invidiosi perché nessuno vi regala niente e non avete una famiglia unita, statevene a rosicare da soli. Se non siete cristiani ‘sticavoli lo stesso. Pensate alle feste vostre e non impicciatevi.

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