Roma, 21 nov – Il bonus matrimoni, così, soltanto nelle parole, rende evidente già quale sarebbe l’intento del legislatore – in questo caso di provenienza leghista – nell’ottica di un ipotetico “riaccentramento” della famiglia in una società in cui la stessa è profondamente disgregata e minacciata praticamente ogni giorno.

Bonus matrimoni, la “strana” proposta della Lega

La proposta di legge della Lega presenta prevede un bonus matrimonio fino a 20mila euro, inziialmente focalizzato unicamente su chi si sposa in chiesa, poi “rettificato”. Da Palazzo Chigi intanto si precisa che l’iniziativa non riguarda l’esecutivo ma è esclusivamente parlamentare. Lo ripete anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: “Il bonus nozze non fa parte della manovra, è la proposta presentata da un deputato. Non è mai passato in mente a Palazzo Chigi di dare un premio a chi si sposa in chiesa, non è un tema che interessa ad uno Stato laico“.

Ovviamente, le opposizioni sono impazzite e forse non vedevano l’ora. “Lo Stato è laico”, dicono, cosa che in effetti è. Appunto, in seguito, arriva il cambiamento della proposta, motivata anche nel senso di un rilancio del settore degli organizzatori di cerimonie, secondo il primo firmatario Domenico Furgiuele: “Incentivare il settore del wedding, che per questioni di oneri prevedeva un bonus destinato ai soli matrimoni religiosi, durante il dibattito parlamentare sarà naturalmente allargata a tutti i matrimoni, indipendentemente che vengano celebrati in chiesa oppure no”. Al di là di tutto, l’idea sembra debole nelle basi. Questo sebbene qualche elemento “di scopo” interessante possa essere intravisto.

Qualche spunto positivo c’è, ma l’idea è sterile

L’unico spunto risiederebbe soprattutto in un recupero dell’estetica tradizionale del nostro Paese. Dunque nel fatto di ridare vigore alle cerimonie nelle Chiese scoraggiando quelle nei Comuni. Guarda un po’, è stato il primo a tramontare in tempi record, addirittura prima della presentazione della proposta stessa. Cosa rimane? Nella sostanza, un tentativo abbastanza sterile di “comprare” l’attenzione dei cittadini verso il matrimonio. Almeno, questo è ciò che se ne ricava.

Viviamo in una società dove il denaro è molto più rilevante di quello che già circolava e ovviamente era importante nei secoli passati, non è certamente un mistero e non si tratta di retorica, ma di banale constatazione del reale. Vero è che ragionare in termini di “denaro” medesimo, specialmente in una fase di crisi acuta come l’attuale, per “attirare” l’attenzione, forse non è del tutto sbagliato. Da solo, però, significa veramente poco. La gente non vuole sposarsi perché non ci crede. La gente non vuole sposarsi perché rifugge dalle responsabilità e dai sacrifici. La gente non vuole sposarsi perché è debole. La gente non vuole sposarsi, spesso, perché soffre di una disperazione interiore e spirituale che necessiterebbe di grande ascolto e non soltanto di una voglia spesso molto poco cristiana di attaccare e basta. Non si può pensare di “comprare” tutto questo con 20mila euro. In tono simile, è un discorso già affrontato per la denatalità: occorrono formazione, sensibilità, pedagogia generazionale. Questo senza demonizzare una “ratio economica” che, in ogni caso, ha una sua rilevanza.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. E se mi sposo e poi divorzio,
    il bonus lo devo restituire ?
    E se poi mi risposo ,?
    E se divorzio di nuovo?
    E così via.
    Questo bonus mi piace da morire.

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