Roma, 21 nov – Addio 2022. Mentre tutto il resto del mondo – almeno quello con cui abbiamo l’obbligo di competere – si tira a lucido per il grande evento iridato, la nazionale italiana di calcio saluta questo nefasto anno giocando due amichevoli decisamente…evitabili. Un paio di appuntamenti in trasferta (mercoledì scorso in Albania, ieri nella capitale austriaca) che, al di là di tutto, hanno comunque dato qualche interessante suggerimento per il futuro. Il campo d’altronde ha sempre qualcosa da dirci.

Le convocazioni, sorpresa Pafundi

Nuove possibilità di mettersi in mostra anche in azzurro per gli emergenti del nostro campionato. A Mazzocchi, Scalvini, Gatti e Dimarco si aggiunge all’ultimo il giovane empolese Parisi. In mezzo spazio alla linea verde. Prima chiamata per i gioielli juventini Miretti e Fagioli – rispettivamente classe 2003 e 2001. Presente anche il granata Samuele Ricci, che con la nazionale maggiore ha già esordito nel pareggio di giugno contro la Germania.

Davanti si registrano i graditi ritorni di Chiesa e Zaniolo. In lista pure il “tedesco” Grifo. L’italiano primatista di reti in Bundesliga – ha da poco superato Luca Toni – gioca nel Friburgo. Sorprende infine la convocazione di Simone Pafundi. Nato nel 2006 e punto fermo della primavera udinese ha all’attivo una sola presenza in serie A (spezzone nell’ultima gara dello scorso campionato). Sperando – ovviamente – che sul sedicenne Mancini ci abbia visto lungo, resta il fatto che le mancanze delle società non possono essere sopperite dalla nazionale. Mancini non può continuare a predicare nel deserto, allo stesso tempo la maglia azzurra non dovrebbe ridursi a un provino qualsiasi.

Albania-Italia, un Grifo al bacio

All’Arena Nazionale di Tirana confermato – ma solo nel modulo – lo schieramento difensivo delle ultime uscite: con Meret tra i pali dietro giocano Scalvini, Bonucci e Bastoni. In mezzo Di Lorenzo e Dimarco partono larghi all’altezza dei due centrali (Tonali, Verratti), mentre in attacco c’è spazio per l’inedito tridente Zaniolo-Raspadori-Grifo.

Nel primo tempo succede tutto in dieci minuti. Al quarto d’ora vantaggio albanese targato Empoli: da fermo Bajrami trova la testata vincente del “doppio” compagno di squadra Ismajli. Ma l’aggressività degli uomini di Reja sbatte ben presto nel reattivo uno-due azzurro. Di Lorenzo timbra il pareggio su suggerimento di Grifo, poi è lo stesso numero venti – ispirato da Raspadori – a firmare il sorpasso. Palo di Zaniolo sul finire di frazione.

Nelle prime battute della ripresa ci salvano i legni e – sulla linea – capitan Bonucci. Se i meccanismi difensivi sono da regolare, davanti ci si trova a meraviglia: ancora Raspadori per Grifo che batte Berisha. Il ventinovenne festeggia la doppietta personale baciando il tricolore. Dopo il contropiede perfetto del definitivo 1-3 c’è però ancora tempo per i debutti di Fagioli, Pinamonti, Pafundi e un paio di belle parate per Meret.

Austria-Italia, approccio sbagliato e sconfitta meritata

All’Ernst Happel di Vienna Roberto Mancini taglia il traguardo della cinquantasettesima panchina azzurra. Superati contemporaneamente Lippi e Prandelli, con più gettoni rimangono solo Bearzot e Pozzo. Donnarumma in porta, Bonucci a dirigere una difesa completata da Gatti e Acerbi, linea mediana che rispetto alla trasferta albanese vede Barella sostituire Tonali. Nel reparto avanzato spazio a Politano.

Stadio mezzo vuoto ma partita subito frizzante. Nelle battute iniziali la prima di tante leggerezze azzurre libera il bolognese Arnautovic che serve Schlager per l’uno a zero. Lo svantaggio questa volta non scuote i nostri ragazzi, più deconcentrati del dovuto anche per una gara amichevole. Prova ordinata delle maglie rosse: meritato il loro raddoppio, una punizione dalla distanza di Alaba sulla quale Donnarumma avrebbe potuto fare di più. Sussulti d’inconsistente orgoglio nei secondi quarantacinque minuti: è il nostro portiere infatti a riscattarsi mettendoci una pezza. Sul finire Chiesa e Zaniolo ci provano ma il risultato non cambia.

Nazionale, addio alla difesa a quattro?

Mancini continua a variare e sperimentare. Ma, se due indizi sono una coincidenza, tre formano già una prova. Sembra infatti che il cittì abbia intenzione di accantonare la difesa a quattro. Anche se al momento dietro si balla un pò più del dovuto il “nuovo” 3-4-3 – dando per scontata la spinta di un braccetto, vedi Bastoni – permette di presidiare la metà campo avversaria con un uomo in più rispetto al 4-3-3. Assetto comunque riproposto nel secondo tempo di Vienna: con un pacchetto di difensori utilizzabili sia a tre che a quattro, molto dipenderà da chi – di volta in volta – verrà impiegato a metà campo.

Sempre analizzando la “novità” tattica, in mezzo nella quarantina di minuti insieme contro l’Albania bene la coppia Verratti-Tonali. Senza mai appiattirsi hanno dato il giusto equilibrio a una squadra con tre punte e due esterni insolitamente alti. Momentaneamente bocciata invece la coesistenza tra il regista pescarese e Barella, con quest’ultimo, mezzala pura, spaesato nel centrocampo in linea. L’interista ad esempio trova la sua collocazione naturale in un centrocampo a tre.

Davanti, forse per fare di necessità virtù, il commissario tecnico ha riproposto ancora una volta il falso nove. Lo ribadiamo, senza un uomo che porti stabilmente peso specifico nell’area avversaria si possono vincere le battaglie, non le guerre. Con Scamacca fuori causa si poteva adattare anche Zaniolo. Oppure provare Pinamonti: non sarà Vieri, ma al momento è quello che passa la casa. D’altronde nel recente passato Mancini ha azzardato nella gara cruciale un Joao Mario qualsiasi e oggi sta continuando a dare credito a un Gnonto che – alla fine della fiera – non ha ancora dimostrato nulla. Perché all’occorrenza non si dovrebbe far spazio anche a chi, poco più che ventenne, ha già nel curriculum una trentina di reti in Serie A?

Marco Battistini

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