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Roma, 7 lug – Per chi fosse interessato alla genesi della geopolitica, alle sue varie scuole di pensiero e ai suoi autori fondamentali, rimando al testo di Patricia Chiantera-Stutte, Il pensiero geopolitico, edito da Carocci nel 2014. Qui mi limito a dire qualcosa sulla effettiva capacità della geopolitica di spiegare una serie di fenomeni storico-politici, che poi significa interrogarsi sul suo statuto di disciplina in grado di produrre nuove conoscenze. In sintesi, ritengo che un conto sia tenere il fattore geografico in giusta considerazione, tutt’altro conto sia il pensare che la geografia possa determinare processi storici e scelte politiche. Al riguardo, penso che la geografia possa al massimo influenzare (ma solo in parte) processi e decisioni dipendenti da intrecci causali ben più complessi e variegati. Al massimo, perché ci sono poi casi di cruciale importanza storica in cui l’elemento geografico risulta essere praticamente irrilevante.

Qualche esempio. In Terra e mare Schmitt giustamente nota che l’Inghilterra per secoli e secoli si è vista come una mera appendice terranea del continente europeo, scoprendo la sua natura insulare, con la conseguente scelta per il mare, solo a partire dal XVI secolo. Ciò fu dovuto a una serie di fattori (la perdita dei domini continentali con la guerra dei Cent’Anni, l’annientamento della vecchia aristocrazia feudale durante la guerra delle Due Rose, l’emergere di nuovi ceti mercantili, eccetera) estranei alla geografia. Stesso discorso per il Giappone: un arcipelago che scelse l’espansione e la sfida degli oceani dopo che per secoli e secoli era rimasto chiuso in uno splendido isolamento. E anche in questo caso i fattori che hanno condotto a tale decisione (caduta dello shogunato, le ‘navi nere’ di Perry, la modernizzazione Meiji, eccetera) non c’entrano nulla con la geografia. Ma basti pensare all’isolazionismo americano oppure alle scelte, dipendenti da fattori politico-culturali (probabilmente, lotte tra fazioni della corte imperiale), che condussero l’impero cinese dei Ming, nel XV secolo, a mettere fine ai grandi viaggi interoceanici e a ordinare la distruzione della sua potentissima flotta d’altura.

E per finire, come non ricordare che la potenza tellurica per eccellenza, ossia la Russia, ha combattuto due guerre mondiali anche a fianco di potenze ‘talassiche’ quali Inghilterra e Stati Uniti, e che la tellurica Germania si alleò con una potenza a quell’epoca a vocazione ‘oceanica’ come il Giappone, a testimonianza del fatto che mare e terra non si trovano artificiosamente sempre in totale opposizione tra di loro? E senza dimenticare un particolare non trascurabile, ossia che l’operazione Barbarossa non rappresentò una svolta nella politica estera sovietica, nel senso che le proposte avanzate da Molotov negli incontri di Berlino del novembre ’40 con Ribbentrop e Hitler vennero sostanzialmente ribadite nel primo incontro anglosovietico, tenutosi a Mosca nel dicembre del ’41 tra il ministro degli esteri inglese Eden e Stalin, un incontro da leggere quindi “nel solco della continuità della linea diplomatica seguita con la Germania nazista” (1). Per cui, Stalin, nel corso della guerra, dimostrò di aver cambiato alleanze senza mutare obiettivi geostrategici, tant’è vero che, è bene ribadirlo, i colloqui di Mosca condivisero con quelli di Berlino dell’anno precedente la medesima prospettiva strategica, ossia ampliare le frontiere dell’Urss e accrescerne l’influenza grazie alla creazione di una serie di Stati-cuscinetto.

Giovanni Damiano

NOTE

(1)

[1] F. Bettanin, Stalin e l’Europa. La formazione dell’impero esterno sovietico (1941-1953), Carocci, 2006, p. 84. Bettanin aggiunge che anche a Eden venne avanzata la proposta di un protocollo segreto (sul modello del patto Molotov-Ribbentrop) contenente una “offerta di condominio in Europa” con annesso “schema di delimitazione delle rispettive sfere d’influenza” (ibid.). L’ennesima testimonianza che la ‘tellurica’ Urss riteneva di poter perseguire i suoi obiettivi tanto con altre potenze telluriche come la Germania che con potenze ‘talassiche’. Come al solito, la concreta prassi storica s’incarica di sconfessare le astratte schematizzazioni costruite a tavolino in ossequio ai propri ‘desideri’ ideologici…

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