Roma, 8 lug – L’aggettivo “piccolo” e il sostantivo “gesto” non possono andare a braccetto, a meno che non si decida democraticamente che la musa ispiratrice debba essere Tre metri sopra il cielo o qualche canzonetta di Tiziano Ferro. Ma i quattordici anni sono passati e le barbe si sono formate. Anche Gad Lerner ne è provvisto, assieme ad una erre moscia che cade a pennello, che sta come il cacio sui maccheroni, perché è il lasciapassare, assieme a sopracciglia e mignolo alzato, per l’alta società civile fintamente proletaria, strapagata, moralista e col portafogli a destra.
Era Peppone, in uno dei film della famosa saga di don Camillo, capo dei comunisti del paese, ad essere impensierito per la fine che poteva fare la sua vincita alla lotteria: che la rivoluzione proletaria confischi il tutto e spedisca il malloppo a Mosca? Incoerenza a parte –  i sinistri ne abbondano – almeno Peppone mostrò il buon gusto di non prendere per il culo direttamente e sfacciatamente i compagni di partito e la città intera che massacrava con monologhi contro la ricchezza e a favore dell’esproprio proletario. Almeno Peppone si dava da fare per tenere nascoste le corna messe ai propri compagni. Oggi manca persino questa minima dose di pudore, e oltretutto i pontificatori, gli erremoscisti che hanno coniugato la professione giornalistica all’indignazione perenne e politicamente corretta, hanno la malsana abitudine di fare “i froci col culo altrui”. E lo diciamo pensando proprio al suddetto mondo omosex, poiché, viste le loro recenti oceaniche adunate, deve essere assai difficile farne parte nell’Italia del 2018.
Appunto: indignazione e, come inevitabile passo successivo, iniziative parossistiche che fondamentalmente fanno da cornice ai loro sorrisi immacolati. Tali iniziative, forse per statuto, devono essere fondamentalmente inutili nel vero senso del termine, quindi inadatte a produrre effetti concreti, effettivamente destinate ad alzare una cortina di fumo attorno alle insensatezze di cui costoro tendono a riempirsi la bocca. Poi, è ovvio, stronzate simili abbisognano per sopravvivere di una grancassa mediatica che diffonda l’insensato perbenismo in tutti gli angoli del paese e non solo. Ed è qui che si materializza l’egemonia culturale detenuta dai sinistri e tanto voluta e tanto propugnata da Gramsci: essere in pochi ma riuscire a veicolare con una forza pazzesca dei messaggi sostanzialmente stupidi, unendovi l’abbattimento dell’opinione del dissidente, il quale, pur facendo parte della maggioranza dei pensanti, viene tenuto tenuto a bada con l’elettroshock della gogna pubblica.
Dicevamo della cortina. Gad Lerner ha aderito alla campagna di sensibilizzazione – si sta caricando l’elettroshock – sulla questione dei respingimenti degli immigrati: consiste nell’indossare una maglietta rossa per denunciare l’emorragia di umanità. Il fumo alzato dal messaggio veicolato, come anche nel caso della ridicola copertina di Rolling Stone, è preponderante rispetto ai suoi effetti reali, che sono sostanzialmente nulli. Nessun immigrato verrà salvato o verrà accolto grazie ai loro selfie, ma in compenso è stato divulgato il messaggio secondo cui vi è una sostanziosa parte di italiani che difetta di umanità. Mostri, orchi, gentaglia da rieducare, poiché è fondamentale notare che i loro toni non prevedono affatto l’apertura verso l’opinione contraria.
Ultimamente, visti i successi e i progressi ottenuti dai pericolosi leghisti, i milord si dilettano nella pratica della presa per i fondelli: il signor Lerner si è fatto fotografare con la camicia rossa su una terrazza a Portofino. Al primo che ha osato commentare facendogli notare che da quella terrazza i clandestini non li vede neanche col binocolo, mastro Gad ha risposto che “uè proletario, ho anche il Rolex al polso!”. E niente è fatto per caso, e non è nostra intenzione darci al pauperismo: chi ha i soldi è bene che li spenda come meglio crede. Ma anche in questo caso è necessario leggere fra le righe, scorgendo così il piedistallo ove il signorotto è salito per farsi immortalare. Ci sta dicendo che dalla sua postazione comoda e fresca lui ha il diritto/dovere di istruire il popolino stupido che non arriva a comprendere la portata delle sue battaglie chic, e dunque deve limitarsi a sopportarne le conseguenze. Si erge a maestro, a condottiero, a personaggio  moralmente superiore, e con fare professorale ci spiega che lui riesce ad avere il polso della situazione sebbene mai abbia vissuto il paese reale, quello che non può trasferirsi a Portofino e la cui massima evasione consiste in un pasto frugale consumato dal kebabbaro sotto casa. L’ora della vergogna, per gente come Lerner & Compagni, pare non arrivi mai. Sebbene siano muniti di ottimi orologi.
Lorenzo Zuppini

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