Roma, 25 lug – Il Pd e il suo esercito di partiti satellite. Come al solito. Scissionismi a sinistra con cui abbiamo avuto modo di prendere confidenza da almeno trent’anni. Scissionismi senza logica vista la sostanziale identità di visioni politiche praticamente su ogni tema.

Pd e partiti satellite, la solita storia

Uniti contro le destre, uniti contro il “pericolo fascismo”. I soliti, noiosi slogan. Che però tengono uniti, nonostante la facciata, i partiti a sinistra. Sicuramente tengono ben saldo il legame tra il Pd e i partiti satellite, ovvero quell’esercito di partiti uguali al Pd ma che insistono nel definirsi – non si capisce in base a cosa – diversi dal Pd. Partiti come Articolo Uno, come Sinistra Italiana. Roberto Speranza ha già detto sì al “listone” cercato da Enrico Letta. E ha detto sì anche Nicola Fratoianni (riportato da AffariItaliani), quest’ultimo rivangando proprio la sempreverde “lotta contro le destre”. Tutto noiosamente prevedibile. I “tre criteri” dell’alleanza, riportati dal Fatto Quotidiano, sono “chi porta un valore aggiunto, chi si approccia con spirito costruttivo e chi non arriva con veti“. L’ultimo, in codice, ribadisce un punto fondamentale: comanda il Pd. Resta il “nodo Cinque Stelle”, che però è un rebus davvero: il 10% che rimane al Movimento oggi è troppo prezioso per rinunciarci. Eppure, il Nazareno non schioda.

Resta fuori solo il M5S. “Rottura irreversibile”, insiste Letta

Per Letta la rottura con il Movimento è “irreversibile”. A due mesi dalle elezioni, sono parole che possono avere un peso. Ma ha un peso anche il fatto che il listone del Pd e dei partiti satellite (anche ammesse le incognite di Iv di Renzi e soprattutto di Azione di Calenda) difficilmente potrà raggiungere una maggioranza. A meno che, certo, il consenso grillino non crolli nelle prossime settimane a favore di altre formazioni a sinistra. Il che è sempre possibile, dal momento che la caduta dei pentastellati non sembra aver avuto freno negli ultimi anni, e nelle ultime settimane in special modo, dopo la scissione con Insieme per il Futuro (ad oggi ancora piuttosto modesto nei riscontri dei sondaggi).

Stelio Fergola

 

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