Roma, 14 set – Laura Pausini sorprende ancora, per il coraggio anzitutto, ma non solo. Con la risposta secca ai soliti “buoni”, ma anche agli antifà da quattro soldi, la cantautrice ci ha lasciato una bella immagine, ed è giusto riconoscerglielo. A prescindere da frasi riparatrici successive alle quali – praticamente – è stata obbligata. Ma concentriamoci sul buono.

Laura Pausini, sfrontata e coraggiosa in un mondo di schiavi

In un mondo di schiavi, dire la verità è un atto rivoluzionario. Così, semicitando Orwell, ci viene di riflettere al riguardo. Per carità, non vogliamo certo paragonare Laura Pausini a Giuseppe Garibaldi o Benito Mussolini, anzi solo mettere di fianco le figure fa pure abbastanza ridere. Però, al di fuori delle ironie, è indubbio che ciascuno di noi possa dare un contributo al risveglio di questa povera patria in modo diverso. Non tutti sono eroi, non tutti sono combattenti, ma soprattutto non tutti – anzi una minor parte – possono esser politici nel senso puro del termine. Non pensiamo certamente alla Pausini come una raffinata ideologa, ma il suo “no” al canto di “Bella ciao” un significato ce l’ha. Ed è quello del semplice, banale e forse anche naturale ripudio delle imposizioni. Segno d’intelligenza e di scaltrezza. Tra l’altro, non è neanche la prima situazione in cui la cantante si sia dimostrata libera, rispetto a una massa di colleghi replicanti. Era avvenuto anche nel caso di Bibbiano, quando aveva denunciato a gran voce la necessità di parlare più spesso pubblicamente di una tragedia enorme che aveva colpito diverse famiglie italiane: in quella occasione, però, l’esposizione pubblica della Pausini non poteva essere paragonata a questa. Si parlava di un dramma troppo enorme, al di là di ogni opinione o colore politico, la cui denuncia difficilmente poteva essere addirittura stigmatizzabile (a meno di non parteggiare direttamente ed esplicitamente per il male, insomma). Nella vicenda corrente, il coraggio è stato decisamente maggiore: ha sfidato un dogma politico, etico ed ideologico che non può essere toccato, negli ultimi decenni ancora peggio che in passato. Quindi, un applauso a Laura va fatto.

Un pianeta di star allineate

Il gesto della Pausini assume maggior valore soprattutto se si pensa al cosiddetto “star system” recepito nel suo complesso. Valanghe di artisti che, sostanzialmente, approvano e rilanciano tutti i temi del pensiero dominante, dalla globalizzazione, al liberismo, al filoamericanismo antirusso, perfino sulla pandemia e sulla sua gestione folle. In tutti i casi, il coro è unico, ultimamente concentrato particolarmente sulla Russia – per ovvi motivi – e in tal senso ci ricordiamo ancora l’affermazione di Damiano dei Maneskin con il suo “fuck Putin”, condito da affermazioni inneggianti addirittura al coraggio e alla libertà. E ovviamente il coro è unico pure sull’antifascismo e sulla necessità di attribuire a valore condiviso ciò che condiviso non è affatto, nella fattispecie rappresentato da una canzone che è – eccome – divisiva, anche se in molti non vogliono riconoscerlo per partito preso, pigrizia mentale o, ancora più banalmente, idiozia. Laura Pausini, una “semplice” cantante, lo ha recepito. E per questo va ringraziata, al netto di frasi riparatrici – del tutto strumentali – sul solito fascismo cattivo. Ma quelle erano scontate, dopo un putiferio del genere.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. A me personalmente non importa nulla di bella ciao o meno, ma fatto sta che quando parlate di retorica del “fascismo cattivo” state esagerando: oggettivamente le ideologie ariane e reazionarie sono criminali in quanto portatrici di disuguaglianza e quindi un’opposizione ETICA al nuovo ordine mondiale, che è post-democratica e socialista e combatte in nome dell’uguaglianza e dei diritti, che rappresenta davvero le vittime del nuovo ordine mondiale e che è giustificata nel criticare la globalizzazione, per definizione non è ariana, non è razzista e non è reazionaria. Perché le vittime del grande reset sono lavoratori discriminati, impoveriti, sottorappresentati, criminalizzati e non inclusi, gente che sa cosa significa essere schiava e straniera in patria, sono. gli ebrei del nuovo secolo, persone alle quali sono stati negati diritti alle quali serve un posto all’interno dell’umanità, non essere la “razza bianca” nemica dell’umanità

    Comunque, conoscete la cantante Elena Alice Fossi dei Kirlian Camera? Anche lei non è allineata, rifiuta di propagandare la globalizzazione e inginocchiarsi al capitalismo, lei col cazzo che odia chi la propaganda globalista dice di odiare e aveva rifiutato di accettare il Green Pass tanto da non suonare mai dove lo chiedono, lei ha anche lasciato una canzone nella compilation O Sarai Ribelle o Non Sarai di Antonello Cresti.

    Però, sappiate una cosa, Elena Alice Fossi ama orgogliosamente le donne (sì, in quel senso) e odia i nazisti. Ed proprio questo che mi attrae di lei, che è un artista non allineato e allo stesso tempo non nostalgico dell’arianità, qualcuno che davvero capisce cosa sono i diritti dei lavoratori oppressi e che la lotta al nuovo ordine mondiale, come quella contro i nazisti, è lotta per i diritti e contro i privilegiati. Ora e sempre morte al nuovo ordine mondiale come sarà sempre morte al nazismo!

  2. Comunque, non se ne può più della strumentalizzazione dell’antifascismo e delle vittime dei lager usata dalla globalizzazione per autolegittimarsi. Coloro che oggi impongono di cantare bella ciao e poi giustificano il green pass dovrebbero rendersi conto che lo schifo che stanno facendo merita di essere definito arianità.

    E sappiate che io non sono di destra in nessun modo, sono un nazionalista di sinistra, un rossobruno, un socialista “irregolare”.

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