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Milano, 29 mag – Enrico Ruggeri ai microfoni di The Shooter, programma di “pop economy” condotto da Michele Monina e dedicato all’economia dell’industria discografica dichiara: “Le cose interessanti, le cose innovative e rivoluzionarie, le faranno i ricchi”.

L'”economia” dei talent show

“L’economia e la musica hanno sempre viaggiato su percorsi assolutamente divergenti. Se arriva un ragazzino dal Sud o dal paesino e che vince il talent, non puoi chiedergli di fare la rivoluzione” dichiara Ruggeri, uno dei più prolifici cantautori della musica italiana: “Quello a mala pena deve sperare che la radio gli passi il pezzo e di rimanere un po’ lì, mantenere la famiglia, avere il riscatto sociale; se invece hai una solidità economica, puoi permetterti di fare le cose che ti piacciono”.

“Con la musica digitale guadagna solo Spotify”

Poi Ruggeri se la “prende” con l’attuale establishment musicale, ad avviso di Ruggeri anche peggiore di quello in cui si trovò a sfondare lui nei primi anni ottanta: “Lo scenario di adesso è quello della musica digitale, dove guadagnano solo le case discografiche e non gli artisti. Un artista di vertice, se gli fai i conti in tasca sugli utili di Spotify, guadagna molto meno di quella che viene a casa a tenermi i bambini”. E Ruggeri conclude con un ricordo che lascia un sorriso amaro: “Io una volta presi in giro Morandi, gli dissi: “Quando tu alla fine degli anni’60 vendevi un sacco di dischi, l’RCA usava i tuoi soldi per finanziare il primo album di De Gregori, di Venditti, di questi che all’inizio non vendevano… Tu ti scavavi la fossa da solo, finanziando i tuoi curatori fallimentari”.

Ilaria Paoletti

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