Roma, 20 ott – Nell’Italia immemore di oggi si è quasi persa la memoria della Breccia di Porta Pia e di quel 20 settembre 1870 che, dieci anni dopo, avrebbe ricongiunto Roma all’Italia inverando le parole pronunciate dal Conte di Cavour nel Parlamento subalpino l’11 ottobre 1860: «La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico».

La ricorrenza del 20 settembre, festività nazionale dal 1895, poi soppressa nel dicembre 1930 in conseguenza dei Patti Lateranensi, non fu ripristinata nell’Italia democristiana del secondo dopoguerra. Per un paradosso della storia fu Papa Paolo VI, nel messaggio che rivolse il 18 settembre 1970 al Presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat, in occasione del centenario della Breccia di Porta Pia, a riconoscere la dimensione epocale della ricorrenza: «Noi siamo sicuri che l’Italia, sovrana a Roma ed erede del suo incomparabile patrimonio di civiltà umana e cristiana, documentato, ad esempio, nei monumenti, nella lingua latina, nel diritto romano, ne sarà sempre premurosa e geniale custode, non solo nella conservazione dei suoi altissimi valori, ma nella sua propria capacità di trarne per se stessa e per il mondo l’inesauribile fecondità». Inutilmente, negli ultimi anni alcuni parlamentari italiani hanno tentato di far approvare un disegno di legge per il ripristino della festività del 20 settembre, che sicuramente meriterebbe di tornare a essere celebrata.

Andrea Leoni il patriota della Gallura

Nel breve ma aspro combattimento che si tenne davanti a Porta Pia caddero quarantanove soldati italiani e venti papalini. Tra i caduti italiani c’era un sardo, Andrea Leoni, furiere maggiore dei Bersaglieri, nato a Tempio Pausania nel 1853.

Tempio Pausania era all’epoca, con circa 10mila abitanti, la terza città dell’isola dopo Cagliari e Sassari, sede di tribunale e di diocesi e centro vivace di attività imprenditoriali e culturali. La Gallura era stata durante il Risorgimento terra di patrioti e la presenza di Garibaldi a Caprera – dove il Nizzardo si stabilì definitivamente dal 1856 – incentivò il volontarismo nazionale dei galluresi. La Maddalena, del resto, aveva dato alle forze armate del regno sardo la sua prima medaglia d’oro al valore militare, quel Domenico Millelire che nel 1793 aveva respinto gli invasori francesi. Già nelle fila della Legione italiana di Montevideo erano con Garibaldi i maddalenini Giovanni Battista Culiolo e Antonio Susini. Un altro maddalenino, Niccolò Susini, fu nel 1859 con Garibaldi nei Cacciatori delle Alpi. Il tempiese Francesco Grandi, già difensore della Repubblica Romana nel 1849, fu uno dei tre Sardi la cui presenza tra i Mille di Garibaldi è accertata, mentre numerosi altri Sardi arrivarono in Sicilia successivamente al seguito di Anastasio Sulliotti. La Gallura e la vicina città di Ozieri nel Goceano contribuirono a far eleggere, il 10 marzo 1867, Giuseppe Garibaldi alla Camera dei Deputati. Dopo la morte dell’Eroe dei Due Mondi, avvenuta a Caprera nel 1882, gli eredi politici della Sinistra risorgimentale in Gallura (una Sinistra, quella radicale e repubblicana dell’epoca, irredentistica, patriottica e orgogliosamente italiana, a differenza di quella che sarebbe venuta dopo) celebrarono costantemente le sue date di nascita (4 luglio) e di morte (2 giugno), oltre alle ricorrenze del 20 settembre e al 17 febbraio, data del martirio (avvenuto nel 1600) di Giordano Bruno, che proprio a Tempio Pausania fu celebrato con un importante convegno sul libero pensiero nel 1908.

Del ventisettenne tempiese Andrea Leoni le fonti non tramandano notizie di rilievo, anche se per tutto il primo anteguerra la sua memoria fu particolarmente venerata dai suoi concittadini. A Tempio Andrea Leoni è ricordato da una via a lui intitolata, da una prima lapide nel palazzo comunale dedicata ai caduti tra il 1855 e il 1900 e da un’altra lapide nella cappella del cimitero. Quest’ultima recita: «Alla santa memoria / di Andrea Leoni / furiere maggiore dei bersaglieri / caduto a 27 anni / da piombo mercenario colpito / eroicamente / nella redenzione di Roma combattendo / il 20 settembre 1870 / la famiglia inconsolabile / pose». Andrea Leoni è anche ricordato da una targa lapidea affissa davanti al palazzo della provincia di Sassari, dove sono indicati i caduti delle guerre per l’Unità e l’Indipendenza della Patria anteriori a quella del 1915-1918.

Al pari di quella di tanti altri sardi caduti per l’unità e l’indipendenza della Patria, anche la memoria del tempiese Andrea Leoni ci ricorda il legame indissolubile che ab antiquo esiste tra la Sardegna, Roma e l’Italia tutta.

Carlo Altoviti

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