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Roma, 29 lug – Il Risorgimento italiano è stato un periodo colmo di azioni eroiche ed episodi controversi. Sui libri di storia, però, leggiamo solo di grandi uomini, di grandi condottieri e di grandi politici e, fateci caso, mai di grandi donne soldato, “shieldmaiden” secondo la denominazione medievale norrena. Antonia Masanello è una di queste “grandi donne” della storia, un’eroina dimenticata che ha dato la vita per il patrio suolo d’Italia.
Una giovane contadina padovana
Antonia Masanello nacque nel cuore dell’estate 1833, il 28 luglio, a Cervarese Santa Croce (Pd) in località Fossona da Antonio Masanello e Maria Lucca. Di estrazione rurale, la famiglia di Antonia era originaria di Zianigo, un paese nelle vicinanze di Mirano (VE) ma, nel padovano, avevano acquistato delle grandi proprietà terriere. Nell’inverno del 1851 si sposò con Bortolo Marinello, un giovane padovano di ideali liberali, a Mestrino, un paesino vicino a Montemerlo in provincia di Padova. Antonia si lasciò ben presto influenzare dagli ideali liberali del compagno e abbracciò la causa patriottica. Questo fece si, però, che i due entrassero nelle mire della polizia segreta asburgica che li iniziò a controllare. Ben presto, Antonia e Bortolo presero la via dell’esilio fuggendo nottetempo verso la Liguria.
L’impresa dei Mille sotto mentite spoglie
Nella primavera del 1860, infatti, Antonia e Bortolo lasciarono la loro figlioletta in custodia ad alcuni amici fidati e si diressero senza indugio alcuno a Genova pronti per imbarcarsi con Garibaldi alla volta della Sicilia. I due arrivarono, però, troppo tardi; i piroscafi erano già salpati. La coppia non si demotivò, anzi, aspettò qualche settimana e partì con la nave “Torino” per raggiungere i Mille in terra sicula. Il 16 maggio, i due giunsero a Salemi quando, ormai, la battaglia di Calatafimi era appena finita. Antonia non poteva, però, combattere in quanto donna; per questo decise di travestirsi e combattere i borbonici sotto mentite spoglie alle dipendenze del generale ungherese Stefano Türr. Antonia, nel frattempo, si distingueva continuamente in battaglia ottenendo la fiducia dei maggiori ufficiali dell’esercito garibaldino. Di lei, infatti, dicevano le fonti: “Avrebbe potuto comandare un battaglione se la sua condizione di donna non glielo avesse impedito”. E ancora, scrive lo storico Alberto Espen: “Tonina [così chiamata affettuosamente dai soldati che conoscevano la sua vera identità] quando le toccava, o le veniva ordinato montava le sue guardie, faceva le sue ore di sentinella ai posti avanzati, il suo servizio di caserma; insomma faceva tutto ciò con tal disinvoltura e coraggio, che per molto tempo i suoi camerati non si erano avveduti che essa era femmina”. Forse lo stesso Garibaldi scoprì la sua vera identità nel momento in cui la giovane si sciolse i capelli raccolti per non dare nell’occhio.
Il 13 novembre 1861, una volta concluso l’assedio di Gaeta, la Masanello ottenne il brevetto di caporale e il “congedo con onore” per essersi distinta sul campo di battaglia come valida combattente. Dopo l’Unificazione, Antonia si trasferì a Firenze dove morì nella primavera del 1862. In suo onore il poeta Francesco Dall’Ongaro compose un epitaffio “L’abbiam deposta, la Garibaldina all’ombra della Torre di San Miniato con la faccia rivolta alla marina perché pensi a Venezia, al lido amato. Era bionda, era bella, era piccina ma avea cor di leone e di soldato. E se non fosse che era donna le spalline avria avute e non la gonna e poserebbe sul funereo letto con la medaglia del valor sul petto. Ma che fa la medaglia e tutto il resto? Pugnò con Garibaldi, e basti questo!”. Come possiamo leggere da questo documento della biblioteca di Cervarese, l’artista Piero Perin, in onore della patriota scomparsa, “ha plasmato un tondo in terracotta che rappresenta la Masanello, una giovane donna dai capelli ricci al vento fermati da un cappello con frontino alla garibaldina e ampio orecchino pendente dal lobo sinistro. Soltanto una bandiera italiana modellata sul lato sinistro della scultura rievoca la guerra che ella combatté per l’unificazione dell’Italia”.
Tommaso Lunardi





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