Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 29 lug – V’è un progetto che ad una sinistra incapace e vuota di contenuti sta riuscendo di portare avanti, e consiste nella dicotomizzazione forzata del dibattito politico. Fascisti contro antifascisti, razzisti contro antirazzisti, progressisti contro oscurantisti, esseri umani contro esseri disumani: v’è di volta in volta un nemico preciso da sconfiggere, un nemico pericoloso contro cui levare la voce e sguainare le spade. L’opposizione è netta e radicale, come a dire: da una parte ci siamo noi, gli apostoli della solidarietà, i campioni di umanità, i cittadini del mondo che lottano per le libertà; dall’altra ci sono loro, i nuovi barbari, fascisti dalle idee xenofobe e razziste, oscurantisti e retrogradi. Non esistono, in questa bipolarizzazione forzata del dibattito politico, vie di mezzo.

L’errore più grande che possiamo commettere (e che alcuni hanno già commesso) è quello di accettare questa categorizzazione, di avallarla. Bisogna invece opporsi con forza a questa dicotomizzazione imposta ad arte dai buoni(sti) a nulla di sinistra(?). Finiamola con la retorica del «non sono razzista, ma…» e lanciamo quella del «non sono razzista, punto». Perché non v’è nulla di razzista nel voler impedire a masse di disperati di intraprendere la via del mare mettendosi nelle mani di quelle bestie degli scafisti, non v’è nulla di razzista nel voler mettere fine a un business creato sulla pelle dei più deboli, non v’è nulla di razzista nel voler espellere tutti gli irregolari presenti sul territorio nazionale, non v’è nulla di razzista nel pretendere di aiutarli a casa loro. Non siamo neppure xenofobi, perché a noi la diversità piace: a noi piacciono i popoli liberi, a noi piacciono le nazioni fiere della propria identità, delle proprie leggi, dei propri costumi e delle proprie tradizioni. Non siamo xenofobi perché non v’è nulla di xenofobo nell’opporsi alla cultura dei cittadini del mondo, degli individui apolidi e sradicati, che non appartengono a nulla, né a una terra, né a un popolo. Non siamo xenofobi perché non v’è nulla di xenofobo nel difendere il diritto a non emigrare, piuttosto che quello ad emigrare. Lo stesso vale per tutte le altre categorizzazioni attraverso le quali la sinistra cerca di mantenere quel consenso estremamente risicato che gli è rimasto. È essenziale rendersene conto ed esserne orgogliosi, perché altrimenti per molti rimarremo sempre un nemico da combattere, mai una causa cui aderire.

Otto anni fa, quando io di anni ne avevo appena quattordici, un amico mi insegnò che la politica autentica è quella indirizzata non contro qualcuno, ma a favore di qualcosa. È una lezione che tutti, a destra come a sinistra, dovremmo tener sempre presente. Eppure oggi le cose sembrano andare in direzione diametralmente opposta. Il manifesto della rivista Rolling Stone fa schifo proprio per questo. Noi non stiamo con Salvini, recita lo slogan. I buonisti – almeno quelli informati della pubblicazione – si sono definiti non in relazione a un’idea, ma in opposizione a una persona. Essi d’altronde amano definirsi per via oppositiva: sono sempre anti-, mai pro-. Individuano un nemico in un gruppo reo di pensarla in maniera diversa da loro, e ne esasperano le idee agli occhi dell’opinione pubblica perché quest’ultima li abbia in odio. Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, in relazione al fenomeno dell’immigrazione. Sembra quasi che non possano esistere vie di mezzo: o sei razzista e xenofobo o sei rimasto umano. Non so voi, ma io non mi sento né razzista, né xenofobo, né sento di aver perso umanità. E lo rivendico con forza. Non commettiamo lo stesso loro errore. Gridiamolo forte: noi non siamo contro i migranti. Non potremmo mai esserlo: noi siamo stati, siamo e saremo sempre dalla parte degli ultimi, dei più deboli, degli sfruttati, degli emarginati. Noi siamo dalla loro parte, ma questo non significa difendere la politica turboimmigrazionista che i nemici dei Popoli, delle Nazioni e delle Identità vorrebbero imporre non solo all’Italia, ma financo a tutta l’Europa. Noi difendiamo loro e il loro diritto a vivere dignitosamente e senza ingerenze nella loro patria.

Noi vogliamo – e dobbiamo – fare in modo che queste genti non siano costrette a scappare verso nazioni che non hanno nulla da offrire loro. Possiamo illuderli che l’Italia e l’Europa siano la loro salvezza, ma in questo modo non agiremmo nel loro interesse. Al contrario: faremmo il gioco degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani; faremmo il gioco di chi in Europa ha tutto l’interesse a promuovere una concorrenza sleale e al ribasso tra chi rivendica un salario dignitoso, diritti e tutele e chi invece è disposto a farsi sfruttare per pochi spiccioli pur di sfamare sé e i propri cari; faremmo il gioco di chi specula sull’accoglienza di queste masse di disperati. No, non possiamo essere noi la loro salvezza. Una nazione in cui si registrano tassi di disoccupazione giovanile che in certe regioni superano addirittura il 50% ha il dovere di restituire prima di tutto dignità e possibilità di riscatto ai propri figli. È un principio di verità ed un principio di buonsenso. Noi siamo dalla loro parte, e proprio per questo vogliamo che siano messi nelle condizioni di costruire un futuro migliore per sé e per i propri figli nella loro terra natìa, perché non c’è tragedia più terribile di quella di chi è costretto ad abbandonare la propria terra e le proprie radici. Non sono loro i nostri nemici. Non facciamoci infinocchiare: a restare umani siamo noi.

Giuseppe Scialabba

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. Per carità ottimo articolo,aiutarli per non emigrare dai loro paesi è fondamentale,ma ricordiamo che fra la feccia africana spacciatrice si nascondono personaggi tribali pro islamici , radicali , che vengono da noi con l’intenzione di invaderci, eliminarci e minare le fondamenta della nostra società……… già piddini, sodomiti ed ermafroditi vari comunistelli hanno ridotto il paese una latrina,la feccia analfabeta è tale ma furba e con un piano di sostituzione razziale ben preciso e organizzato dagli ignobili servi sorosiani.

  2. Articolo che può ben fungere da vademecum per ricordare agli ingenui o imbecilli che si ritengono buoni perché aperti allo straniero, cosa comporta questa concezione sentimentale dell’uguaglianza degli uomini.
    L’unica cosa su cui dissento è l’aiuto a casa loro. Ognuno si faccia i fatti suoi e si occupi della propria realtà sociale governando il proprio territorio e le popolazioni che vi abitano. Se loro non ne sono capaci, sfruttino questa occasione che gli è capitata di visitare l’occidente per accumulare conoscenze e coraggio e cerchino di organizzare una fiera e indomita opposizione a casa loro CONTRO l’invasore occidentale (solitamente il capitalista finanziario apolide, il nostro stesso nemico) che gli ruba le risorse nazionali e lo costringe ad emigrare. In sostanza: fuori le palle! facciano gli uomini!

Commenta