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Roma, 10 apr – Il 10 aprile 1944, l’aerosilurante di Carlo Faggioni viene abbattuto nel corso dell’ennesima azione contro le navi alleate ad Anzio. Sulla figura di questo straordinario pilota è stata fatta calare una coltre di silenzio, inevitabile conseguenza della sua decisione di aderire alla Rsi. Da S.Ten. pilota, Faggioni partecipa alla Guerra d’Etiopia, guadagnandosi, a soli 22 anni, la sua prima medaglia di bronzo al valor militare. Successivamente è istruttore, al Nucleo addestramento aerosilurati di Gorizia dove, ai comandi del pesante trimotore SM 79 “Sparviero”, dimostra le sue straordinarie capacità, disegnando incredibili figure acrobatiche, neanche pilotasse un caccia: looping, tonneau, giri della morte, richiamate. Allo scoppio della guerra, chiede il trasferimento ai reparti operativi, ma la domanda viene respinta, perché sarebbe difficilissimo sostituire un istruttore del suo calibro, e soltanto nell’aprile del ’41 raggiunge a Rodi la 281a Squadriglia del carismatico Carlo Emanuele Buscaglia.
L’attacco con aerosilurante rappresenta una delle operazioni più rischiose: è necessario avvicinarsi all’obiettivo volando a circa 60 metri sul pelo dell’acqua e sganciare il siluro attorno ai 600 metri di distanza, sotto il fuoco degli apparecchi di scorta e della contraerea. Il coefficiente di difficoltà è altissimo e non è un caso se tutti i migliori piloti delle nostre squadriglie aerosiluranti siano stati abbattuti: Faggioni,  Buscaglia, Marini, Erasi. Questa specialità era nata per sfruttare l’aeroplano come strumento di offesa, diverso dalle bombe che troppo spesso mancavano il bersaglio oppure vedevano vanificato il loro effetto distruttore dalla spessa corazza che ricopriva il ponte della navi. Con un solo siluro sganciato con precisione si potevano ottenere risultati straordinari. L’unico rischio era rappresentato dalla perdita dell’aereo e del suo equipaggio, per questo motivo gli aerosilurati venivano definiti “l’arma dei poveri”.
Faggioni dimostra subito che, oltre ad essere un ottimo istruttore, sa anche combattere: fa colare a picco un piroscafo inglese, affonda un incrociatore ausiliario al largo di Cipro e attacca una squadra navale britannica in vista di Alessandria, danneggiando due corazzate. Nel gennaio 1942 silura, a sud di Creta, il mercantile norvegese Thermopylae, al servizio degli inglesi. Le squadriglie aerosiluranti battono il Mediterraneo in cerca di prede e se Churchill, il 15 febbraio 1942, è costretto ad ammettere ai Comuni che il Mediterraneo è chiuso ai convogli britannici, che per raggiungere il Medio Oriente devono seguire la rotta del Capo di Buona Speranza, il merito è dei mezzi aerei e navali tedeschi, dei palombari della X Mas, ma anche degli aerosiluranti italiani che, in numero limitato e con mezzi scarsissimi, in quasi due anni di durissima lotta, hanno conseguito risultati importanti.
Il 13 e 14 giugno 1942, Faggioni prende parte alla cosiddetta “Battaglia di mezzo giugno”, ma la mancata esplosione di molti siluri andati a segno inducono Buscaglia e Faggioni a far aprire un’inchiesta, dalla quale emergeranno responsabilità di un capo reparto del silurificio di Baia, che nel dopoguerra verrà prosciolto. Non a caso, l’art. 16 del Trattato di Pace ha espressamente vietato all’Italia di perseguire cittadini italiani che abbiano agito in favore degli Alleati a partire dal 10 giugno 1940! L’11 novembre 1942 partecipa all’attacco alla Baia di Bougie, in Algeria, dove gli Alleati stanno sbarcando uomini, mezzi e materiali, riuscendo ad affondare due piroscafi.
Dopo l’8 settembre Faggioni aderisce alla Rsi e ricostituisce i reparti aerosiluranti chiamando a raccolta uno ad uno i suoi colleghi. Grazie al suo carisma, già il 14 ottobre si forma il 1° Gruppo Aerosiluranti intitolato a Buscaglia, allora creduto morto, in realtà  prigioniero ed in procinto di arruolarsi nell’Aviazione cobelligerante del Sud. Il 10 marzo 1944 il “Gruppo Buscaglia” effettua la sua prima azione contro gli anglo-americani ad Anzio, silurando un piroscafo alleato, mentre la notte successiva vengono danneggiati un altro piroscafo, un cacciatorpediniere e vari natanti. Quattro giorni dopo, colpisce ancora due navi. Queste perdite spingono gli angloamericani a pianificare un bombardamento terrificante sull’aeroporto di Gorizia, segnalato  dagli informatori, come base di partenza degli aerosiluranti. Il Gruppo, deciso comunque a continuare, si trasferisce a Lonate Pozzolo, nei pressi di Varese. Il 6 aprile, sorvolando la Toscana, 13 SM 79 diretti nella zona di Anzio sono intercettati da una squadriglia di Republic P-47 Thunderbolt americani, decollata dalla Corsica; è una strage: 7 Sparvieri vengono abbattuti, mentre si contano 26 morti e 6 feriti. Faggioni è costretto a un atterraggio d’emergenza nei pressi di Arezzo. Le modalità di questo attacco fanno subito pensare ad un agguato: gli americani, infatti, erano venuti a conoscenza di tutte le informazioni sul volo grazie a personale della base legato alla resistenza.
Faggioni, con i soli quattro aerei superstiti, consapevole di avere poche chance di sopravvivere, torna all’attacco la sera del 10 aprile. Quando la formazione raggiunge la zona di operazione, il nemico è in stato di allerta, con i riflettori che sciabolano nel cielo e i caccia notturni in volo di sorveglianza. Il primo a entrare in azione è Irnerio Bertuzzi, ottimo pilota che morirà nel 1962 ai comandi dell’aereo del presidente dell’Eni Enrico Mattei, precipitato a causa di un sabotaggio. Bertuzzi colpisce in pieno una nave di 5mila tonnellate scatenando la rabbiosa reazione della contraerea. Vengono colpiti, in rapida successione, il velivolo di Ottone Sponza, che è costretto ad ammarare, lo Sparviero del Cap. Giuseppe Valerio, che precipita durante un tentativo di atterraggio, e l’aereo di Faggioni che esplode in volo. Aveva compiuto da poco 29 anni.
Nel corso della guerra, Faggioni è il pilota che ha effettuato il maggior numero di azioni di aerosiluramento, affondando 100mila tonnellate di naviglio. Gli sono state conferite 5 medaglie d’argento e 3 di bronzo al valor militare, una promozione per merito di guerra oltre alla Croce di Ferro tedesca di 1a e 2a classe. Per le ripetute e rischiosissime azioni che hanno provocato gravi danni alle forze navali angloamericane, al largo di Anzi-Nettuno e continuate fino al supremo sacrificio, il governo della Rsi gli ha conferito la medaglia d’oro VM alla memoria. L’Aeronautica militare italiana non ha mai riconosciuto questa decorazione.
Mario Porrini



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4 Commenti

  1. Non è ammissibile che Eroi simili, come Faggioni, Visconti e tanti altri, non siano considerati dalla Aeronautica Militare Italiana solo per aver scelto da che parte stare. E’ vergognoso.

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