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Roma, 10 apr – Primi in Europa per nuove cittadinanze. E senza Ius Soli. Sul milione di persone che ha ottenuto la cittadinanza in uno dei Paesi membro dell’Ue nel 2016, uno su cinque l’ha ottenuta in Italia. 201.591 sono infatti i cosiddetti “nuovi italiani”. Una tendenza in crescita rispetto agli anni passati, che vede per la sola Italia un 13% in più di nuovi cittadini rispetto al 2015. Secondo i più recenti dati Eurosat, l’ufficio dell’Unione Europea che si occupa di raccogliere dati e statistiche dai paesi dell’Unione, per il 18,3% a beneficiare della cittadinanza sono albanesi, seguono marocchini (17,5%) e romeni (6,4%). I dati sono impressionanti e sono lo strumento migliore per dimostrare l’inutilità dello ius soli, sbandierato dalla sinistra buonista e immigrazionista come uno strumento di civiltà e oggetto di una battaglia strumentale e provocatoria.
L’Italia ha, infatti, naturalizzato il 34,8% dei 101.300 marocchini che hanno ottenuto la cittadinanza in Ue; il 54,7% dei 67.500 albanesi; il 43,6% dei 29.700 romeni; il 54,9% dei 15.400 provenienti dal Bangladesh; il 44,9% degli 11.300 senegalesi; ed il 40,7% dei ghanesi. Ma gli immigrati in Italia sono molti di più, e presto potrebbero aggiungersi al numero dei nuovi italiani. Nei conteggi di Eurosat, infatti, non rientrano coloro che sono titolari di permessi di soggiorno temporanei o di lungo periodo, cioè i migranti e richiedenti asilo arrivati in Italia negli ultimi anni.
Se l’Italia è il Paese più generoso a concedere la cittadinanza agli immigrati, al secondo posto c’è la Spagna. Al terzo il Regno Unito, dove nonostante la Brexit il numero dei nuovi cittadini è quasi triplicato. Anni di governi di centrosinistra hanno reso l’Italia una terra di nessuno, dove chiunque ha potuto chiedere e ottenere la cittadinanza. Un triste primato, che va a braccetto con un altro dato Eurosat che deve far riflettere: in Europa siamo primi per cittadinanze concesse, ma agli ultimi posti per numero di laureati.
Anna Pedri

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