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Roma, 19 gen – Il cacciatorpediniere della Regia Marina Artigliere è conosciuto forse solo dai più appassionati di guerra e tattiche militari. Gravemente danneggiato resistette ad un’aspra battaglia ma, alla fine, il suo capitano Carlo Margottini trasformò quella nave e l’intero equipaggio in un esempio inesplicabile di martirio per la Patria.



LA PRIMA PROVA DI VALORE

L’avventura di Margottini inizia nel 1913. A soli 14 anni entrò a far parte dell’Accademia Navale di Livorno. La frequentò fino al 1916 quando ottenne il grado di Guardiamarina. Subito venne imbarcato sulla corrazzata Conte di Cavour e partecipò alla Prima Guerra Mondiale. In pochi anni scalò molti gradi fino ad ottenere quello di aiutante di bandiera dell’ammiraglio Enrico Millo, governatore della Dalmazia. Nel 1933 venne poi promosso a capitano di fregata ed ottenne il comando del gruppo sommergibili dell’Egeo e, solo più tardi, di una squadriglia di torpediniere.

LA GUERRA DI SPAGNA E LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La Conferenza Navale di Londra raccolse le maggiori potenze marinare mondiali per trattare le circostanze della guerra sottomarina e della costruzione degli arsenali. Vi partecipò anche Carlo Margottini in quanto esperto di milizia navale.

Lo stesso anno, il 1936, parteciperà alla guerra civile spagnola conducendo l’esploratore Lanzerotto Malocello all’occupazione di Ibiza e Maiorca. Partecipò, poi, alle attività di gestione militare e politica delle Baleari venendo insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare dei Savoia con successiva promozione a Capitano di Vascello.

Nel 1940 venne messo a capo della XI Squadriglia Cacciatorpediniere con l’insegna dell’Artigliere. La Squadriglia attaccò, il 9 luglio 1940, una formazione inglese a Punta Stilo distruggendola totalmente. Carlo Margottini ottenne la medaglia di bronzo al valor militare per quest’azione. In seguito a quest’evento, Margottini pattugliò la zona tra Messina ed Augusta controllando eventuali attacchi nemici in acque nazionali.

LA BATTAGLIA DI CAPO PASSERO

Tra l’11 ed il 12 ottobre 1940 si consumò la battaglia di Capo Passero. La I Squadriglia Torpediniere e la XI Squadriglia Cacciatorpediniere avviarono l’attacco alla nave inglese Ajax. Gli inglesi con un’abile manovra, però, evitarono la manovra e risposero al fuoco affondando le torpediniere Airone e Ariel. L’Artigliere allora puntò la nave inglese ma, ormai, gli Alleati avevano avuto modo di riposizionarsi. Attaccarono la nave di Margottini e distrussero un cannone ed il radar di bordo. Un’esplosione a prua distrusse gran parte dell’armamento e metà dell’equipaggio morì tra le fiamme, moltissimi furono i feriti.

L’Artigliere venne attraccato dalla nave gemella Camicia Nera affinché potesse essere riportata alla base. Gli inglesi erano alle costole degli italiani, per questo motivo, onde evitare un disastro, il Camicia Nera abbandonò il suo carico. Alle 9:00 di mattina la nave italiana venne affondata dalle imbarcazioni inglesi. Con la nave colò a picco anche il suo capitano, gravemente ferito incitava i soldati a combattere, a resistere e a dare la vita per la patria. A lui è stata concessa una medaglia d’oro al valor militare recitante “Comandante di una squadriglia di cacciatorpediniere, ne curò con appassionato fervore la preparazione materiale e spirituale, prodigandovi singolarissime doti di organizzazione e di animatore. La portò una prima volta il 9 luglio all’attacco del nemico di pieno giorno, allo scoperto, con mirabile audacia. L’11 ottobre, avuto l’ordine di eseguire con la propria squadriglia e con una squadriglia di torpediniere una ricerca notturna in prossimità di base nemica, condusse l’operazione con grande perizia. Incontrato il nemico, gli lanciò contro le sue siluranti e, nonostante la violentissima reazione di fuoco, magnifico esempio di spirito aggressivo che non conosce ostacolo, portò arditissimamente la propria unità all’attacco ravvicinato finché, lanciati i siluri, venne colpita in pieno da tre salve ed incendiata. Al termine dell’azione conclusasi con il siluramento di un grande incrociatore avversario, il comandante Margottini, sebbene colpito a morte, prodigava ancora parole di incitamento alla sua gente trasfondendo in essa il suo spirito eroico, e spirava sulla plancia al suo posto di combattimento invocando un’ultima volta il nome della Patria”.

Tommaso Lunardi

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