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Roma, 15 set – Quasi quarantamila sono i soldati che hanno trovato la morte nella settima, impetuosa avanzata sul fiume Isonzo. Uno scontro immane, che spezzò moltissime vite ancora nel fiore della loro età. Una di queste era quella di Edmondo Matter che, all’epoca, aveva solo trent’anni.
UN GRANDE STUDIOSO
Edmondo Matter nacque a Mestre (VE) il 22 agosto 1866 da una famiglia di origine alsaziana. Il giovane visse per alcuni anni nella vicina Carpanedo, dove frequentò l’istituto tecnico diplomandosi a 19 anni. Dopo poco decise di iscriversi all’università e si laureò in scienze economiche. Fu tra i banchi dell’ateneo che conobbe e sposò Anna Maria Marini Missana, parente dei proprietari della villa dove i genitori di Matter avevano a lungo vissuto. La passione di Edmondo Matter, però, era la pittura. Ogni qual volta aveva un momento libero o una pausa da lavoro si dedicava al suo hobby preferito. Per questo motivo frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Venezia e l’Accademia di Monaco di Baviera.
UN TALENTO FALCIATO DALL’ORRORE DELLA GUERRA
edmondo matterIl fucile lo imbracciò di lì a pochi mesi. Ad inizio primavera del 1915 arrivò la fatidica chiamata alle armi. Molti giovani italiani vedevano con entusiasmo quel momento e, per non essere da meno, anche Matter lo era. Il mestrino venne mandato sul fronte di Cortina d’Ampezzo sotto il dominio austriaco. I soldati italiani combatterono in maniera assolutamente valorosa e, in men che non si dica, conquistarono la città bellunese senza perdere nemmeno un uomo. Merito del sottotenente Edmondo Matter. Il 17 luglio 1915 condusse un’eroica offensiva sul Monte Piana. La battaglia si consumò violenta e sanguinosa, una delle peggiori e terribili combattute sul fronte italiano. L’eroico sottotenente venne ferito ad un piede ma, con tutto il fiato che aveva in corpo, rinvigoriva quasi magicamente i suoi commilitoni che resistettero come legionari eroicamente al nemico austriaco. Per il suo atto ottenne la promozione a capitano.
Edmondo Matter trovò la morte il 16 settembre 1916 durante la settima battaglia del fiume Isonzo. Con una grave ferita avanzò, comunque, contro i nemici con il fucile puntano finché non crollò al suolo esanime. Portato d’urgenza in ospedale si spense poche ore dopo.
A lui venne commemorata una Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: “Durante tutta la campagna compì numerose ed ardite imprese, dando costante e magnifica prova di sé; ed una volta, benché ferito, non si ritrasse dal combattimento. Il 16 settembre, alla presa di Oppacchiasella, con slancio e coraggio mirabili precedeva la propria compagnia, trascinandola all’assalto delle trincee avversarie; e sotto il violento fuoco del nemico riusciva con la sua salda fermezza a mantenere vivo lo spirito di sacrificio dei suoi uomini, per tentare di aprire un varco attraverso le difese accessorie quasi intatte. Ferito gravemente, incurante di sé, non cessava di incitare i dipendenti e di impartire ordini per il proseguimento della difficile azione. Fulgido esempio di virtù militari, moriva poco dopo all’ospedale da campo, volgendo serenamente il suo ultimo pensiero alla bandiera ed ai suoi bravi soldati”.
Tommaso Lunardi

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