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Roma, 29 mar – “Alla prima spedizione di Sicilia e Napoli contano in prima riga i prodi figli di Bergamo”: così Giuseppe Garibaldi. Ebbene sì, furono proprio gli abitanti di Bergamo, 174 secondo alcune fonti o 178 secondo altre, a dare grande prova di coraggio per l’unificazione d’Italia. Uno di loro era Giuseppe Sante Carrara, ultimo di molti figli di Natale Carrara e Maria Pasta nato a Bergamo il 28 marzo 1834.
Della sua biografia si sa poco. Non appena 14enne conobbe l’odore della polvere da sparo: Bergamo e Brescia, in concomitanza con le Cinque Giornate di Milano, si rivoltarono al dominio austriaco e moltissimi abitanti del quartiere dove viveva Sante Carrara presero le armi e spararono al nemico invasore.
L’orrore di quei giorni fece scaturire in lui un forte odio verso il nemico alpino, per questo si arruolò con i Mille, deciso più che mai a combattere contro i Borboni considerati da lui sempre come “invasori” di un Sud oppresso quanto il Nord.
Con i Mille, con l’VIII Compagnia detta “di ferro” per il coraggio e l’ardore dei suoi membri, Sante Carrara combatté a Palermo dove fu ferito. Dopo l’incontro di Teano venne congedato con il grado di Sergente dell’esercito meridionale.
Tornato alla sua amata Bergamo, libera dall’oppressore austriaco, trovò lavoro come commesso. Di li a poco tempo aprì una sua propria osteria e sposò Anna Maria Giuseppa Manzoni dalla quale ebbe ben 12 figli. Il ricordo dell’avventura dei Mille era ancora vivo in Sante Carrara, diede ai suoi figli i nomi dei suoi generali, dei suoi compagni e dei suoi amici ma, purtroppo, alcuni dei piccoli morirono ancora in fasce.
Ammalatosi e affranto dalla perdita dei figlioletti, a 46 anni, alle 5 del mattino Giuseppe Sante Carrara si suicidò nella su amata Bergamo per la quale aveva combattuto e dato il sangue.
Tommaso Lunardi

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