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Pompei, 29 mar – Si era lanciato in contromano a folle velocità sulla strada che porta al Santuario della Vergine del santo Rosario di Pompei, prima di andarsi a schiantare contro le barriere protettive e venire subito dopo arrestato dalle forze dell’ordine. I fatti risalgono allo scorso lunedì e si sarebbero potuti archiviare come la “performance” di un pirata della strada sotto l’uso di droghe, non fosse che in sede processuale è emersa un’altra verità che getta una luce sinistra sul rischio terrorismo in Italia, anche alla luce delle numerose operazioni condotte proprio in questi giorni.
Protagonista della vicenda Othman Jridi, algerino di 22 anni, che a bordo di un’auto rubata ha rischiato di causare una strage nella città campana. Posto in stato di fermo, è stato processato per direttissima martedì e condannato a due anni e mezzo di carcere per furto e false dichiarazioni.
Quel che fa sorgere un quadro inquietante attorno alla vicenda sono però i contorni del processo. Jridi è infatti clandestino perché, dopo essere stato espulso dalla Francia, pendeva sul suo capo un decreto di allontanamento emesso anche dal questore di Cagliari. Una circostanza che non gli ha impedito di rimanere in Europa e tentare la strage in quel di Pompei. A darne contezza gli stessi giudici, che nel redigere il dispositivo hanno parlato di “estrema pericolosità” di un gesto che evoca “episodi di attentati terroristici”. Non solo: l’algerino durante l’udienza ha recitato alcune litanie in arabo e ammesso di far uso di sostanze psicotrope “per sentirsi più vicino ad Allah”. Da qui la scelta di condannarlo al carcere, senza passare per i domiciliari (previsti dal nostro ordinamento per le pene inferiori ai tre anni), in quanto, scrivono sempre i giudici, esiste “il concreto ed attuale pericolo che l’imputato commetta altri attacchi”. Gli atti delle indagini e del processo sono stati trasmessi per conoscenza anche alla sezione antiterrorismo della Procura Napoli.
Nicola Mattei



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1 commento

  1. Questo topo di chiavica algerino perché non si schianta da solo contro un platano e ci fa il favor di liberarci della sua presenza e della sua misera vita.

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