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Roma, 31 dic – L’Aviazione Legionaria è stato uno dei corpi di spedizione più famosi del ‘900. Dall’intervento in Spagna, molti legionari del cielo combatterono anche durante la seconda guerra mondiale distinguendosi per ardore e tenacia. Uno di loro era Giorgio Jannicelli.

UNA CARRIERA IN ASCESA

Giorgio Jannicelli nacque a Roma il 26 giugno 1912 da Augusta Natalizi e Leone Jannicelli. Il giovane si diplomò in studi classici al Liceo Umberto I della capitale e, nel 1929, entrò a far parte della Regia Accademia Navale di Livorno. Tuttavia, la vera passione di Jannicelli era il volo e, per questo motivo, si arruolò nella Regia Aeronautica. L’ammiraglio Domenico Cavagnari, molto legato al Duce fino al 1940, mise molta pressione sulle spalle di Jannicelli affinché non abbandonasse l’Accademia di Livorno, tuttavia il soldato romano non demorse. Venne ammesso presso il Corso Ibis della Regia Accademia di Caserta ottenendo il grado di sottotenente pilota nel ’33 e di tenente pilota quasi un anno dopo, nel luglio 1934. Dopo aver frequentato il corso di caccia e di osservatore, ottenne il grado di istruttore presso la stessa Accademia. Nel 1937 venne promosso al grado di capitano pilota.

LA GUERRA IN SPAGNA

Francisco Franco, i repubblicani e i nazionalisti si combattevano in Spagna e l’Italia certo non poteva restare a guardare gli alleati che soffrivano sotto i colpi e le bombe della sinistra europea. Jannicelli partecipò alla guerra come volontario dell’Aviazione Legionaria, affidato al X Gruppo Caccia di stanza alle Baleari. Venne poi affidato alla Squadriglia Mitragliamento Frecce equipaggiati con i Fiat C.R. 32 con la quale ottenne due medaglie, una d’argento e una di bronzo, e una croce di guerra al valor militare per le seguenti motivazioni: “Ufficiale pilota abile ed ardito, già distintosi in precedenza, conduceva la propria squadriglia in numerose altre azioni belliche riconfermando le sue alte doti di comandante e di combattente. In cinque vittoriosi combattimenti ed in un’azione di mitragliamento e spezzonamento a bassa quota faceva maggiormente rifulgere il suo coraggio e il suo sprezzo del pericolo, contribuendo validamente all’affermazione dell’ala fascista” “Comandante di squadriglia da caccia, volontario in missione di guerra per l’affermazione degli ideali fascisti, concorreva, con l’azione sicura ed ardita del suo reparto, a mantenete inviolato il cielo di una importante base aeronavale. Partecipava inoltre ad alcuni bombardamenti ed a ricognizioni fotografiche e di mitragliamento su centri nemici potentemente difesi, dando prova di perizia, coraggio e alte virtù militari” e “Comandante di squadriglia da caccia e mitragliamento, già ripetutamente distintosi in precedenza, dava nuova conferma del suo alto valore in alcune altre azioni belliche, mitragliando efficacemente due muniti campi d’aviazione ed infliggendo al nemico gravi perdite di materiale”.

LE CAMPAGNE IN EUROPA

Dopo essere tornato in Patria, Jannicelli combatté in Francia prima e, dopo l’inizio delle ostilità ad est, anche in Grecia. Il 7 marzo del 1941 fu assegnato all’Aeronautica dell’Albania – AALB per poi essere trasferito all’aeroporto della capitale albanese. Partecipò anche alla campagna di invasione della Grecia per poi venir chiamato per la campagna di Russia. Venne affidato al Comando d’Aviazione del Corpo di Spedizione Italiano in Russia. Il suo 22° Gruppo venne affidato al maggiore Giovanni Borzoni in Ucraina presso Kryvyj Rih nell’Ucraina sud occidentale. Ritornò in Italia per un’infezione rimediata in territorio sovietico ma ritornò sul campo di battaglia non del tutto guarito. Jannicelli divenne Comandante di Gruppo e comandò l’attacco del 29 dicembre 1941 per contrastare l’offensiva sovietica di Natale. Da solo contro quindici caccia sovietici, Jannicelli resistette strenuamente finché un proiettile colpì il serbatoio facendolo incendiare ed esplodere. In onore dell’aviatore romano venne concessa la medaglia d’oro al valor militare con su scritto “Intrepido pilota da caccia, già distintosi per altissime doti di comandante e di soldato, non esitava, nonostante la proibitiva temperature e le disperate condizioni di tempo e di ambiente, per cui solo tre apparecchi potevano mettersi in moto, a partire in volo alla testa di pochi gregari per compiere l’ardua missione di proteggere ad ogni costo le nostre linee. Avvistata una formazione di bombardieri avversari scortata da 15 caccia, incurante della superiorità numerica del nemico, impegnava con superbo ardimento l’asperrima lotta, riuscendo nello scopo affidatogli ed abbattendo un bombardiere. Persisteva nell’arduo ed impari combattimento fino a quando, colpito a morte, precipitava in fiamme, immolando così, nella luce della gloria, la balda giovinezza tutta dedicata alla lontana Patria immortale”.

Tommaso Lunardi

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2 Commenti

  1. In quelle condizioni climatiche e con la tecnologia di allora,erano tutti eroi i militari Italiani in Russia.Onore alla loro memoria.

  2. Siete solo abominevoli fascisti traditori!
    Fate schifo, tornatevene nel luogo a voi più congeniale: LE FOGNE!…..

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