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Roma, 12 mag – Non solo giovani, non solo contadini, non solo operai ma anche uomini di chiesa, frati e sacerdoti presero in mano il fucile e combatterono per l’unificazione della nostra nazione. Anche durante il nostro Risorgimento, troviamo l’esempio di grandi uomini di fede che lottarono al fianco dei migliori soldati.

Sangue di Enea Ritter

Il Bersagliere

Luigi d’Isengard nacque l’11 maggio 1843 a La Spezia da una famiglia di origine tedesca legata al mondo delle armi e della politica. La famiglia, tuttavia, non era rimasta estranea ai motti rivoluzionari ed iniziò a maturare, al suo interno, ideali democratici diversi. Un parente della madre di d’Isengard, Marco Federici, era un ostinato giacobino.

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L’attività militare del giovane inizia sotto la spinta paterna. Luigi d’Isengard entrerà a far parte dei Bersaglieri dopo aver tentato di prendere parte alla spedizione dei Mille. Il soldato venne mandato in Abruzzo nell’immediato post – unificazione. Come in altre regioni, anche nel centro Italia si era diffuso il fenomeno del brigantaggio e d’Isengard venne chiamato per limitarne la diffusione. Dopo aver combattuto contro i malfattori a Napoli ed in altre città del sud Italia, d’Isengard combatté nella Terza Guerra d’Indipendenza distinguendosi sul campo.

La sua attività non fu chiusa solo al panorama italiano ma prestò servizio anche a Creta per liberare l’isola dai Turchi e riconsegnarla ai greci nella loro guerra d’indipendenza. Dopo aver lavorato come insegnante e medico ad Istanbul, d’Isengard poté ritornare in Italia.

La vocazione

Ritornato in Italia, i suoi ideali nazionalistici e patriottici si fusero con l’amore per la Chiesa. Divenuto sacerdote nel 1877 divenne missionario dell’Ordine di San Vincenzo de Paoli ed insegnò a lungo nella sua La Spezia. Fu vicino, inoltre, alla popolazione ligure durante le due epidemie di colera nel 1884 e nel 1886 prestando servizio agli ammalati nel Lazzaretto.

Tra le due epidemie, Luigi d’Isengard ebbe modo di visitare l’Eritrea e raccolse quanto visto in un suo libro dal titolo “Reminiscenze africane”. Ritornato a La Spezia poté ritornare al suo lavoro di insegnante e fondò l’Università Popolare dove formò nuovi giovani al lavoro di giornalista, di scrittore e di drammaturgo. Famosa, infatti, è la sua amicizia con Giovanni Pascoli. D’Isengard, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, morirà nella sua città natale il 17 novembre 1915.

Tommaso Lunardi

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