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Roma, 12 mag – Le nostre montagne sono diventate, ormai, un grande cimitero a cielo aperto, un sacrario che raccoglie i corpi e le anime dei nostri soldati che, per difendere i sacri confini dell’Italia, hanno perso la vita piuttosto di lasciarla in mano agli invasori.

L’erudito

Luigi Piglione nacque il 28 ottobre 1866 ad Alessandria. L’Italia, ormai, era quasi del tutto formata. Studiò al liceo classico di Asti e, una volta diplomatosi con ottimi voti, si arruolò nell’Esercito. Piglione studiò all’Accademia di Modena al termine della quale ottenne il grado di sottotenente e venne affidato al 5° Reggimento alpini. Dopo essersi sposato nel 1899, fu promosso al grado di capitano nel 1905 prima di decidere di rimettere la testa sui libri. Di lì a pochi anni, infatti, Luigi Piglione si laureerà in giurisprudenza e approfondirà lo studio del latino che lo aveva appassionato fin dal liceo.

Lo studio degli antichi, infatti, lo portò a conoscere molto bene gli scritti di arte militare ed elaborò una teoria che prevedeva una guerra di movimento e non una guerra di posizione come le opere in materia dicevano all’epoca. Le sue tecniche di battaglia verranno utilizzate nelle operazioni militari sulle Alpi Carniche con ottimi successi.

La battaglia del Kukla

Nel maggio del 1915, all’entrata in guerra dell’Italia, Luigi Piglione, già maggiore da qualche mese, venne messo a capo del Battaglione alpini “Saluzzo” e combatté in Carnia conducendo i propri soldati sul Pal Grande e sul Pal Piccolo. Nel febbraio del 1916 gli austriaci erano riusciti a conquistare il monte Kukla, punto strategico per l’avanzata italiana in territorio sloveno.

Il 10 maggio 1916, gli austriaci vennero colti di sorpresa dall’attacco della Saluzzo su ordine di Piglione e i nemici ripiegarono. Il soldato, avanzando e aizzando i compagni al grido di: “Ragazzi avanti, per l’Italia!”, venne colpito alla spalla da un colpo di mitragliatrice. La raffica lo colpì al petto e lo finì con un colpo in piena fronte freddandolo all’istante.

In suo onore, gli venne concessa una medaglia d’oro al valore militare: “Il 4 maggio, dopo aver sostenuto violento fuoco d’artiglieria avversaria, ricacciava con brillante contrattacco il nemico che, in forze, si era gettato sulle fosti posizioni infliggendogli gravissime perdite e catturando prigionieri. Il 10 maggio slanciatosi con mirabile ardimento, alla testa del suo battaglione, all’attacco di impervia posizione nemica, fortemente difesa da trinceramenti, e giuntovi uno dei primi, coronava con una morte gloriosa l’opera attiva, intelligente ed entusiastica dedicata, con invitto valore, alla Patria”.

Tommaso Lunardi

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