Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 5 mag – A Frassanelle di Rovolon nasceva, il 4 maggio 1829, Roberto Marin, figlio dell’agrimensore dei conti Papafava Carlo Antonio Marin. Nel 1848 troviamo il suo nome tra gli iscritti al corso di alta chirurgia presso l’Università di Padova ma, infiammato dai motti rivoluzionari che ardevano in tutta la penisola, si arruolò con i “Crociati padovani” alle dipendenze dell’eroe veneto Pietro Fortunato Calvi.
Con il Calvi, Roberto Marin combatterà a Sorio, Montebello Vicentino e a Treviso contro gli austriaci ma invano. Tornato a Padova, Marin volle continuare gli studi ma il governo austriaco glielo impedì per le sue azioni di sommossa. Per questo motivo emigrerà in Piemonte per poter preparare l’ennesima offensiva contro Vienna mantenendosi in stretto contatto con Calvi. Con altri patrioti, Marin ebbe il compito di aizzare il Cadore e il Friuli contro l’Austria, queste zone, difatti, fremevano e traboccavano di indipendenza da ogni lato.
Il 17 settembre 1853, però, viene scoperto e catturato dagli austriaci a Cogolo in Val di Sole e portato in carcere allo Spielberg, dove dovrà restarvi per 20 anni. Durante il processo della condanna di Marin possiamo leggere che, nel suo verbale, verranno riportate le seguenti parole “Certifico (parla il Consigliere austriaco Grubissich) che Marin Roberto, figlio di Carlo, domiciliato a Padova nel 1848 e 1849 militò per l’indipendenza italiana contro gli austriaci e partecipò attivamente alla gloriosa difesa di Venezia”.
Nel 1858 nacque Rodolfo, figlio dell’imperatore Francesco Giuseppe; in questa occasione venne concessa un’amnistia a molti carcerati e l’eroe padovano venne liberato. Roberto Marin non tornerà, però, a casa. Cercò Garibaldi e si arruolò con i suoi cacciatori delle Alpi combattendo a Varese, San Fermo, parteciperà alla spedizione dei Mille, difenderà l’eroe dei due mondi sul Volturno e sarà tra i primi ad entrare a Bezzecca vestendo la camicia rossa.
Di carattere umilissimo con tutti i suoi compagni, Marin rifiutò fermamente ogni tipo di promozione preferendo la sua posizione di soldato semplice. Anche una volta tornato nella sua amata Padova, rifiuterà gli onori di eroe militare ritirandosi nello studio e nella traduzione di opere dal tedesco e dal francese. Nel 1882 gli venne chiesto di lavorare come custode della Cappella degli Scrovegni, lavoro che manterrà fino alla sua scomparsa nel dicembre 1886.
A lui è dedicata una lapide nel centro patavino che recita “Nelle eroiche cospirazioni fido e inseparabili e compagno a Pietro Fortunato Calvi dalle segrete di Mantova e di Spielberg al Sole di tutte le battaglie, per l’italico riscatto Fiero, candido, indomabile chiuse la vita alta e modesta custode della Chiesa di Giotto fra le memorie della grandezza romana e le ispirazioni dell’età dei Comuni degni di entrambi”.
Tommaso Lunardi
 

Commenta