Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 18 ago – Gambassi Terme è un piccolo paese di appena 4700 abitanti in provincia di Firenze. Ad inizio ‘900 era un paese molto povero, la terra non dava frutto ed era aspra, parecchio aspra. Povera era anche la famiglia di Pietro Chesi, che vi nacque il 24 novembre 1902.
IL “CAMPIONE DELLA TRIPOLITANIA”
Il giovane proveniva da una povera famiglia di boscaioli; come il padre e il nonno anche Pietro stesso era un boscaiolo. Ben presto, però, scoprì la sua passione per il ciclismo su strada: amava correre con la sua bici per i sentieri più disparati e, come ogni adolescente, amava sporcarsi di fango. Si sporcava così tanto che, quando tornava a casa, aveva la faccia totalmente sporca e, per questo, venne soprannominato il “campione della Tripolitania”. I Chesi erano soprannominati “Pelo” dai compaesani e Pelo divenne il suo soprannome quando vinse la sua prima gara a Montignoso all’età di 22 anni.
I giornalisti sportivi dell’epoca descrivono Pietro Chesi come un gigante muscoloso e tozzo, non di sicuro il perfetto ciclista su strada snello e affusolato. Del resto era abituato ad allenarsi in una maniera molto particolare: correva con una gerla piena colma di legna attaccata alla schiena. Altre dicerie vedono il “Pelo” caricarsi il padre in spalla per poi portarlo su e giù per le colline di Gambassi.
IL MIRACOLO DELLA MILANO-SANREMO
Il 1927 fu l’anno della consacrazione del toretto fiorentino. La sera prima della gara Pietro Chesi era molto preoccupato e teso. Il tempo, la mattina della gara, era pessimo. A Milano in cento ciclisti si presentarono pronti a tagliare per primi il traguardo a Sanremo. Alla gara parteciparono grandi professionisti del ciclismo. Chesi partì a razzo e si distaccò dal gruppone di testa. Spinge, spinge e spinge ancora. Alla fine della gara è distrutto, completamente finito ma taglia per primo il traguardo con una media di 29 km/h e con 20 minuti di vantaggio dal secondo classificato. Tredicimila lire sono un bel gruzzoletto per Chesi che può, finalmente, pensare di vivere e convivere con la moglie che aveva sposato ad inizio 1927.
L’ADESIONE ALLA RSI E LA SCOMPARSA
Dopo quella vittoria, del “Pelo” si persero le tracce. Sappiamo che arrivò sesto nel 1928 nella stessa competizione e decimo al Giro d’Italia dello stesso anno. Nulla di più se non la sua forte fede fascista. Deciso lavoratore e assiduo atleta, Pietro Chesi aveva unito la politica alla determinazione sportiva diventando un’icona del ciclismo di quegli anni. Simpatico, spavaldo, con il sorriso stampato sul volto, sempre altruista ma, al contempo, superbo: queste erano le caratteristiche del campione di Gambassi. Le stesse che causeranno, forse, il suo assassinio compiuto dai partigiani il 15 agosto 1944. Il ciclista venne fucilato con l’accusa di collaborazionismo per la sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana e la militanza con le Brigate Nere. Pietro Chesi riposa, ora, al cimitero di Trespiano nel sacrario dedicato ai caduti della Rsi.
Tommaso Lunardi

2 Commenti

Commenta