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pogba francia multietnicaParigi, 16 giu – La Francia padrona di casa è la prima squadra qualificata agli ottavi di finale degli Europei 2016. Contro la Svizzera, il 19, a Pogba e compagni basterà un pareggio per essere anche primi del girone. Un successone, quindi. Eppure chi ha visto le due partite contro Romania e Albania (!) sa che non è così. La squadra di Deschamps ha fatto il pieno in termini di punti, ma nel gioco ha arrancato. Per carità, l’Italia è storicamente maestra di vittorie portate a casa per il rotto della cuffia, ma non a caso il calcio che abbiamo inventato noi si chiama “catenaccio”, quello loro dovrebbe chiamarsi “champagne”. Dopo la lezione inflitta dagli uomini di Conte al pompatissimo Belgio, forse una riflessione extra-calcistica si impone. Riflettevamo ieri su quanto poco siano innocenti i modelli sociologici con cui certo giornalismo legge l’attualità: alcuni fatti di cronaca vengono messi in fila e creano una tendenza su cui occorre riflettere e intervenire, in altri casi ci si ostina a non “unire i puntini”, perché la figura che ne uscirebbe potrebbe causare un trauma a certi commentatori.

Il calcio, come si sa, non è solo uno sport, è anche vettore di immaginari contrapposti ma, anche in questo caso, l’ideologia la fa spesso da padrona. La grande Francia di Zidane venne per esempio portata in giro come la Madonna pellegrina quale esempio di modello multirazziale che vince. Dopo quell’exploit, la stessa compagine rimediò solo schiaffoni in giro per il mondo, addirittura con uno spogliatoio spaccato anche per motivi razziali, ma in quel caso nessuno si azzardò a compiere arditi parallelismi tra il calcio e la società. La Spagna che ha dominato gli ultimi anni era rigorosamente mono-etnica, cosa che non ha fatto da sfondo ad alcuna analisi. In compenso ci spertica di lodi alla Germania piena di turchi, se non ché i tedeschi vincono in lungo e in largo da sempre, dominando anche quando erano tutti biondi. Ma in un caso a vincere è l’orgoglio multirazziale, mentre non può mai e poi mai arrivare una vittoria grazie alla fierezza delle proprie origini, cosa che non starebbe bene.

Ora ci riprovano con la Francia di Pogba, che dovrebbe rappresentare il migliore spot per il “modello repubblicano” e che invece simboleggia solo la Grande Sostituzione in atto (o è solo un caso che in campo non ci siano mai più di due o tre francesi “de souche”?). E ci riprovano con il Belgio, una nazione che fatica a integrare fra loro due popoli europeissimi come fiamminghi e valloni e che, con gli extra-europei, ha fornito splendide prove di convivenza testate a dovere lo scorso 13 novembre. Eppure Lukaku e compagni sembravano diventati una sorta di Brasile europeo, grazie a ranking farlocchi e stampa compiacente. Alla fine non è detto che l’Europeo lo vinca una squadra etnicamente omogenea, per carità. Ma sappiamo già che se questo accadrà, si tratterà solo di sport. Se succederà il contrario, come è possibile che accada, allora prepariamoci ad altri quattro anni di stantia retorica stile Benetton.

Adriano Scianca

3 Commenti

  1. Gli Europei iniziano nel 1960 , proprio in Francia
    Finale Urss – Yugoslavia poi Cecoslovacchia e Francia
    Come cambia il mondo

  2. spero di non dover vedere tra qualche anno la nostra Nazionale ridotta ad un meticciato come la Francia. Avranno ancora senso le Nazionali tra qualche decennio?

    • Se stiamo a vedere, non hanno quasi più senso già da adesso.

      Comunque non nascondo che vedere la francia giocare decisamente male, mi fa piacere.

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