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Roma, 29 ott – Ezra Pound e la musica. Da Omero e Beethoven: è questo il titolo – e il sottotitolo – dell’ultimo libro che indaga il pullulante mondo del poeta americano. L’autore è Mattia Rossi, giornalista e critico musicale, mentre l’editore è Eclettica edizioni, che continua a indagare la figura di Pound dopo la stampa di Qui Ezra Pound. Pagine poundiane nella Rsi.
ezra pound musicaQuesta volta la copertina del libro ci regala un Pound rock, marchiato dal fulmine di David Bowie di Aladdin Sane. Del resto era Bowie a dire che “Rock stars are fascists”, e nessuno può togliere questo doppio titolo a Pound.
Il libro di Rossi accende quindi la luce sul rapporto fra Pound e la musica. Un accostamento che non sorprende il lettore medio poundiano, considerando che l’opera regina del poeta è intitolata appunto Cantos. Opera che il Pound ha voluto costruire esplicitamente con i tempi di una fuga di Bach: “Soggetto e risposta e controsoggetto in fuga”. Quindi Mattia Rossi indica al lettore un dato che aveva sotto gli occhi. Lo evidenzia, lo tocca, e poi lo buca per entrarci dentro e sviscerare il rapporto viscerale del poeta con la musica. Si tratta dell’attività di Pound come critico musicale – la sua prima attività retribuita arrivato a Londra e portata avanti anni – come organizzatore di concerti, come saggista musicale e addirittura come compositore. Come saggista si deve per esempio a Pound uno dei tre trattati sull’armonia realizzati nel Novecento. Come compositore alcune opere fra le quali la principale fu Le Testament de Villon, che ebbe un più che discreto successo, trasmessa anche a puntate dalla BBC.
Quella musicale è quindi una parte fondamentale del bagaglio di Pound. E l’analisi sviluppata nel libro completa la biografia del poeta-musico, regalandoci un altro frammento dell’infinito puzzle del personaggio. Un frammento che non può che essere eclettico, ma nonostante questo delinea anche in questo campo i caratteri ricorrenti di Ezra Pound. Vediamo infatti un Pound studioso che entra nella storia della musica e nella sua tecnica, dimostrando ancora una volta il suo potere di fabbro. Anche nel settore musicale poi stringe contatti importanti e duraturi, coinvolgendo musicisti – in primis Olga Rudge – in sodalizi e progetti.
Ancora, ritroviamo il Pound educatore che – come per la letteratura e l’economia – crea la sua personale scaletta, il suo abc, il suo percorso da suggerire ai giovani musicisti. Un percorso che deve partire necessariamente dalla musica antica (“perché solo conoscendo bene il severo rigore del passato sarà possibile sostenere l’apparente libertà della musica contemporanea”, sintetizza Rossi). Sulla scorta delle teorie dantesche e dei teorici medievali sostiene poi un necessario controllo musicale del testo poetico. “I poeti che non si interessano di musica sono, o diventano, cattivi poeti” scrive. La musica sta alla poesia come l’economia sta alla politica, si potrebbe dire. Infatti per Pound come non è possibile capire la politica – e il mondo – senza capire di economia, così non si può intendere di poesia senza intendere di musica.
Ritroviamo ancora l’anticipatore di suoni e tendenze – le sue composizioni per violino anticipano suoni che si sentiranno solo negli anni ’70 – e scopritore di talenti. Come in letteratura con Elliot, Joyce ed Hemingway, così anche in musica Pound dimostra il suo intuito e la sua generosità. Individua e valorizza musicisti e cantanti che diventeranno poi punti di riferimento dell’epoca. Ma l’opera di scopritore non si volge solo al suo presente, ma anche al passato. Dobbiamo infatti a lui e Olga Rudge la riscoperta di Vivaldi in Italia.
Emerge quindi anche in musica la coerenza del carattere di Pound, che pur nel turbinio della sua esistenza geniale resta fedele a se stesso. Un elemento non da poco per un poeta che venne fatto passare per pazzo dopo la seconda guerra mondiale, dipinto come dissociato da se stesso per punire la sua adesione al fascismo. “Visionario e tradizionale, ribelle e conservatore, arcaico e avanguardista”, Ezra Pound è comunque un mosaico coerente a prescindere dalla musa che lo ispiri, che sia quella di Omero o quella di Beethoven.
Simone Pellico

2 Commenti

  1. Per me Ezra Pound piu’ che per l’aderenza al fascismo fu messo in manicomio per le sue proposte relative alla sovranità monetaria delle nazioni. Mussolini, di cui Pound era estimatore, aveva nazionalizzato la Banca d’Italia e fatto le banche di interesse nazionale che avevano potuto permettere grandi opere pubbliche senza dover pagare interessi ed indebitarsi con i finanzieri plutocrati oligarchici stranieri.Avendo levato a questi la produzione privata di moneta in Italia Mussolini divenne il nemico numero 1 e gia’ nel 1936 ci furono le sanzioni ed il blocco navale all’ Italia con la scusa della conquista dell’ etiopia da parte del loro organo Internazionale chiamato Società delle nazioni(poi ONU).A tal fine fecero di tutto per coinvolgere Mussolini in una guerra che la finanza privata sapeva di potere vincere per il maggiore peso industriale.E’ ovvio che Pound dava fastidio ai plutocrati globalisti perchè portava avanti le stesse idee di sovranità dei popoli, che senza la creazione di moneta da parte pubblica non è attuabile.

  2. Per me Ezra Pound piu’ che per l’aderenza al fascismo fu messo in manicomio per le sue proposte relative alla sovranità monetaria delle nazioni. Mussolini, di cui Pound era estimatore, aveva nazionalizzato la Banca d’Italia e fatto le banche di interesse nazionale che avevano potuto permettere grandi opere pubbliche senza dover pagare interessi ed indebitarsi con i finanzieri plutocrati oligarchici stranieri.Avendo levato a questi la produzione privata di moneta in Italia Mussolini divenne il nemico numero 1 e gia’ nel 1936 ci furono le sanzioni ed il blocco navale all’ Italia con la scusa della conquista dell’ etiopia da parte del loro organo Internazionale chiamato Società delle nazioni(poi ONU).A tal fine fecero di tutto per coinvolgere Mussolini in una guerra che la finanza privata sapeva di potere vincere per il maggiore peso industriale.E’ ovvio che Pound dava fastidio ai plutocrati globalisti perchè portava avanti le stesse idee di sovranità dei popoli, che senza la creazione di moneta da parte pubblica non è attuabile.

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