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Lucca, 10 ottobre – Il viso di Ezra Pound emerge fluttuante nel liquido nero di una bottiglia. Liquido cerebrale da cui cresce come una pianta una colonna di carta. Benzina che dà fuoco alla colonna, una molotov di pensiero e azione. La bottiglia galleggia su uno sfondo di un giallo intenso, di un sole allo zenith. Il colore di un granello della sabbia del tempo. E’ questa la copertina del libro “Qui Ezra Pound”, la porta di accesso agli scritti poundiani durante la Repubblica Sociale Italiana. La casa editrice è Eclettica Edizioni, l’autore è Fabrizio Vincenti, già biografo di Giuseppe Solaro.

E’ la prima volta che viene acceso un riflettore così intenso sull’attività di Ezra Pound durante la guerra e dopo la caduta del Fascismo. Qualcuno l’aveva lasciato a Radio Roma e poi ritrovato nella famosa gabbia di Metato dove viene rinchiuso dall’esercito americano. 

Diciamo che questa percezione si è avuta più in Italia e meno all’estero. Comunque da Roma Pound torna al nord, letteralmente a piedi come ricorda Adriano Scianca nella prefazione del libro. Dopo l’annuncio dell’armistizio il poeta, quasi sessantenne, s’incammina calzando degli scarponi prestati dal suo amico Ubaldo degli Uberti. Sarà un vero e proprio pellegrinaggio che lo vedrà arrivare alcuni giorni dopo, stravolto, dopo aver macinato chilometri a piedi o con mezzi di fortuna. Il suo obbiettivo, come testimonia la sua attività nella RSI, era continuare a dare un contributo. Continuare a parlare dopo i trecento discorsi passati su Radio Roma.

Parlare e sopratutto scrivere, come testimonia questo libro, che raccoglie tutti gli articoli a firma di Pound apparsi sui giornali repubblicani. Di cosa scrive?

Scrive principalmente su giornali piemontesi: L’Idea Sociale, La Provincia Lavoratrice e su tutti Il Popolo di Alessandria. Ma anche su Fiamma Repubblicana, Marina Repubblicana e Il Secolo XIX. I temi trattati sono vari ma il suo pallino è l’economia. E non c’è da meravigliarsi se pensiamo come i temi economici siano ricorrenti in tutta la vita di Pound, e se pensiamo che scrive per essere ‘utile’. Le sue parole sono le cartucce di un caricatore sul fronte. Il poeta dona quello che ha e che ritiene possa servire alla causa, partendo da un presupposto: la guerra ha origini economiche, è voluta da quella che chiama “usurocrazia”. Sono i grandi usurai che hanno mosso guerra per “creare debiti, che vengono pagati in una moneta rialzata o, in altri casi, non pagati affatto”. Pertanto la risposta è in primis economica.

Accanto al Pound economista troviamo poi il Pound educatore. Due cifre essenziali del poeta americano che vengono riversate nei suoi articoli.

Indubbiamente. Pound cerca nei suoi scritti di gettare luce non solo sui meccanismi economici, ma anche su orizzonti culturali. Come già fatto in Abc del leggere stila percorsi che possano rinforzare la cultura personale di chiunque. Si parla dei libri fondamentali da leggere, degli autori americani da non scartare, degli autori classici da interiorizzare. Gli articoli sono attraversati anche da sprazzi di storia americana, riportati sempre a scopo didattico. E poi il pensiero di Confucio. Pound propone su più giornali le massime del filosofo cinese. Anche in questo caso la selezione, se pur apparentemente estemporanea, coglieva molti nodi essenziali in quel momento. E ancora oggi.

L’impegno di Ezra Pound dopo l’armistizio prova che la sua adesione al Fascismo non era figlia di una passione momentanea, ma di un sentire più profondo, che lo porta a schierarsi con Mussolini nel momento più duro. E’ fornire questa prova lo scopo del libro?

L’8 settembre rappresenta lo spartiacque fra i fascisti dell’epoca vittoriosa e quelli che invece hanno come orizzonte la sconfitta. Chi rimane una volta che gli eventi alzano la linea del fuori gioco lo fa con piena coscienza. E’ Pound stesso a scrivere “Dall’8 settembre ad oggi, coloro che non hanno una fede fascista sono stati ben tristi arnesi, né morti, né vivi. Guardateli in faccia e vedrete colore cadaverico, e l’occhio malfermo”. Pound parla quindi di “fede”, il termine più forte e calzante per un fascista, che ritorna anche in altri passaggi più poetici: “Intanto la pioggia asporta la calce badogliana ai muri e leggiamo ancora le parole della nostra fede…”. Pound decide quindi di rimanere, con un ardore eroico se pensiamo che si tratta di un americano. Un americano che si sente italiano ma che sarà visto e giudicato come un traditore dalla sua madre patria. Scoprire l’attività di Pound sotto la RSI sicuramente fa cadere anche l’ultima foglia di fico dietro cui nascondere le idee ‘scandalose’ di uno dei più importanti poeti del Novecento. Non è definitivamente possibile comprendere Pound senza analizzare la sua adesione all’Italia fascista, con buona pace di chi vorrebbe addomesticare certi animali di razza semplicemente evirandoli.

Simone Pellico 

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