Roma, 19 ott – Che ci fosse del marcio, del contorto, nonché una serie di silenzi e di complicità quanto meno sospette nella vicenda delle molestie del “mostro” – le virgolette ogni giorno diventano sempre più d’obbligo, visti i contorni che sta assumendo il caso – Harvey Weinstein, è fuori discussione. Così come sembrano reali le accuse di molestie (senza dilungarsi sulla liceità del discorso “Così fan tutti”), allo stesso tempo lascia sconcerti il modo in cui l’intero star system si accanisce contro la supposta origine di tutti i mali. Sesso in cambio di lavoro: era così e non basterà mettere alla gogna Weinstein per risolvere d’un tratto il problema?

Ammesso che Hollywood, laddove è ormai impossibile distinguere realtà da sceneggiatura, voglia davvero farlo. Facciamo un passo indietro. Anzi, due, torniamo prima al 1977. Siamo a Los Angeles e il regista Roman Polanski viene accusato di violenza sessuale nei confronti di una tredicenne. Il processo si conclude con un accordo di patteggiamento: Polanski esce dopo 42 giorni di carcere, in attesa della decisione del giudice che però non sembra voler optare per la sospensione condizionale. Il regista dovrebbe tornare dietro le sbarre, ma sceglie di darsi alla macchia per non dover scontare la pena. Da quel momento non rientrerà più negli Stati Uniti né si recherà mai in alcun paese che ha un accordo di estradizione con Washington.

Almeno fino al 2009, quando viene arrestato all’aeroporto di Zurigo sulla base di un mandato di cattura internazionale avallato dalle autorità elvetiche. Apriti cielo: il mondo del cinema (e non) si mobilita in massa in sua difesa e si susseguono accorati appelli per evitargli l’estradizione, che alla fine la Svizzera non concederà per un vizio di forma. Tra i firmatari numerosi esponenti della Hollywood che conta, Weinstein compreso. E pure, guarda un po’, Asia Argento, una delle grandi accusatrici del produttore. La stessa che oggi si straccia le vesti, meno di dieci anni fa non esitava a mettere la faccia per difendere un pedofilo. “Mi dissero che c’era una petizione e che tutti stavano firmando perché quello che aveva fatto questo giudice a Polanski era contro i diritti di ogni individuo. Io firmai e solo dopo mi sono informata”, cerca goffamente di giustificarsi, aggiungendo che “nessuno mi costrinse, voglio precisarlo. Ma mi fidai”. Perché invece, ad andare a letto con Weinstein l’ha forse costretta qualcuno?

Nicola Mattei

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam.
Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here