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Roma, 6 lug – “Perciò vi prego di non far pratiche per farmi rimpatriare; appartengo ad uno Stato libero, perché ho la cittadinanza fiumana, e poi, se mi prendessero, rischierei la galera, perché ho attraversato la zona di armistizio sotto falso nome e con documenti falsi. Però, state tranquilli, io farò il mio dovere e lo farò fino all’ultimo. Spero di salvare la pelle perché sono audace, e allora riprenderò i miei studi”
Con queste parole, il 12 agosto del 1919, Angelo Scambelluri, che è partito qualche giorno prima clandestinamente da Roma per Fiume, probabilmente con l’appoggio della Legione Volontari di Host Venturi, comunica agli ignari e preoccupati genitori dove si trova e cosa intende fare.
Il giovanotto, diciottenne, e che quindi non ha fatto in tempo ad andare al fronte, è già iscritto al Fascio romano, collabora con “Roma Futurista” e si sta mettendo in mostra nelle manifestazione nazionaliste della Capitale. Fedele al principio che “alle parole devono seguire i fatti”, non può quindi mancare a questo ultimo passaggio della guerra: il 10 settembre è a Ronchi da D’Annunzio, probabilmente inviato proprio da Host Venturi a fare da guida alla colonna che si dirigerà su Fiume. Con il Poeta rientra in città, nella tarda mattinata del 12.



Si guadagna da subito la stima e la considerazione di tutti, tanto che in una lettera al padre, del 19 ottobre, riferisce, con legittimo orgoglio, del suo inserimento in un “Reparto d’Assalto” fiumano (l’Ottavo, già Legione Sernaglia, comandato dal Tenente Moroni), degli elogi dei superiori, ma, soprattutto, del telegramma augurale e di plauso ricevuto dal fascio romano che lo ha nominato Presidente Onorario. La missiva così si conclude:
“Sulla lama di puro acciaio del mio pugnale ho inciso “Volere è Potere”. È la mia divisa. Se mi vedeste nella mia divisa sareste orgogliosi: la giubba spalancata sul petto, le decorazioni fiumane, le fiamme nere e il pugnale, la mia sola arma”.
Il Poeta, in segno di personale considerazione, lo manda con una sessantina dei suoi migliori Arditi, a Milano, a sostenere la campagna elettorale dei fascisti, presidiare le sedi, difendere i comizi. La sconfitta schedaiola non lo preoccupa più di tanto, e chiaramente lo dice ai genitori:
“Come avrete appreso dai giornali, purtroppo i pussisti sono vincitori. Ne siamo amareggiati ma non scoraggiati. Verrà presto il giorno della rivincita e sarà quello in cui prenderemo a pedate nella schiena Cagoia…..Mi accingo a partire per Zara e di lì marciare per Spalato….Già mi sono fatto fama di audace e coraggioso. D’Annunzio mi ha abbracciato quando sono tornato dall’azione di Grado, e mi ha detto “Ragazzo, tu hai del fegato”.
Ceccherini mi ha detto che sono il più ardito fra gli Arditi, ma ciò non importa, non lo faccio per gli onori, non per le onorificenze (ne ho due, medaglie e campagna)…”.

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Da questo punto in poi è difficile anche seguire le mille imprese che lo vedono coinvolto: treni dirottati perché carichi di materiale utile alla città olocausta, missioni in Italia (viene arrestato due volte), fino all’epilogo finale, quando, al “Natale di sangue”, è ferito negli scontri con i soldati.
Prima, però –e questo sarà sempre il suo maggior vanto- si è guadagnato concreto riconoscimento di valore e fedeltà da d’Annunzio:
“Il volontario Angelo Scambelluri ha disimpegnato difficili, delicate e pericolose mansioni, dando prova di abilità, energia, coraggio e intelligenza non comuni, ond’io voglio dargli prova del mio compiacimento conferendogli il grado di Aiutante di battaglia nell’Esercito fiumano. Fiume d’Italia, 3 febbraio 1920. Firmato: Il Comandante Gabriele D’Annunzio”.

Rientrato in Italia, riprende il suo posto di combattimento nel Fascio: è il primo Comandante delle squadre della Capitale (poi dovrà cedere il posto al più “titolato” Igliori), sempre in prima linea, come ricorderanno i suoi camerati:
“Nel Lazio e nella Sabina organizzò e comandò personalmente ben 29 azioni punitive. Dovunque vi fu pericolo egli fu presente, e, primo fra i primi, pronto all’azione, noncurante del rischio, pur essendo stato oggetto di ben due attentati alla sua persona per opera degli Arditi del Popolo che ne avevano deliberato la soppressione e gliene avevano fatto trovare affissa la sentenza dietro l’uscio di casa”.
Nel corso degli scontri che, nel quartiere di San Lorenzo, si svolgono il 24 maggio del ’22, durante il corteo funebre per Enrico Toti, non esita a slanciarsi, con qualche decina di squadristi disarmati, all’assalto di un edificio dal quale si fa fuoco, e resta gravemente ferito.
Ristabilitosi, sarà il Comandante della “Guardia d’Onore” che sorveglierà l’hotel che ospiterà Mussolini appena giunto a Roma, il 28 ottobre, e poi entrerà a far parte della sua Segreteria particolare, fino alla morte, che sopravverrà, per i postumi delle ferite, nella natia Barletta, l’8 maggio del 1924.
Il Duce lo ricorderà con un affettuoso bigliettino alla famiglia:
“Conoscevo Angelo Scambelluri come uno dei più fedeli tra i primissimi fascisti, e ne apprezzavo le belle doti di mente e di cuore. La notizia della sua morte mi addolora profondamente. Le condoglianze che porgo sono vivissime”.

Giacinto Reale

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