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motori Rossi Dovi FerrariRoma, 27 mar- Se pregare vuol dire comunicare con la divinità, correre a grande velocità è una preghiera. Non sappiamo se i membri della Scuderia Ferrari, Valentino Rossi o Andrea Dovizioso conoscano queste parole di Marinetti, ma sappiamo bene di cosa possano fare con quella velocità esaltata dal futurismo. Lo abbiamo visto ieri con il primo posto della Rossa di Vettel ed il podio comunque raggiunto dai due italiani in sella alle loro moto con Rossi terzo alle spalle di Dovizioso, giunto secondo.

Siamo all’inizio, certo, ma il mondo dei motori riprende a parlare la nostra lingua e a rivedere il nostro tricolore sul podio. Così, se Dovizioso e Rossi arrivano rispettivamente secondo e terzo nella gara motociclistica in Qatar, spostandoci in Australia vediamo la bandiera italiana sul gradino più alto del circuito dell’Albert Park di Melbourne grazie ad una delle tante eccellenze tricolori, la Ferrari, con la monoposto di un Vettel che si lascia andare ad un’esultanza sfrenata in perfetto italiano. Ed era da sette anni che la Ferrari non vinceva il primo Gran Premio della stagione. Forse lo sapeva il direttore della scuderia, Maurizio Arrivabene, che, inquadrato dalle telecamere, canta commosso l’inno di Mameli al termine della premiazione e ci regala l’immagine simbolo della giornata dei motori.

Sia per le moto che per le macchine era la prima gara, ma ci auguriamo che possano seguire altri ottimi risultati come quelli di ieri e, perché no, rivedere le lacrime di Arrivabene sulle note dell’inno italiano, simbolo di un’Italia che non si arrende e – è proprio il caso di dirlo- corre veloce.

Giacomo Bianchini

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