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SET DEL FILM "LA GIOVINEZZA" DI PAOLO SORRENTINO. FOTO DI GIANNI FIORITORoma, 29 mag – Avete presente quei testi che letti normalmente vogliono dire una cosa, mentre invece letti saltando una riga sì e una no finiscono per dire l’opposto? L’intervista che Paolo Sorrentino ha concesso a Paolo Mereghetti per il Corriere della Sera dopo il trionfo (al botteghino) e il flop (a Cannes) del suo nuovo film, “Youth”, è un capolavoro del genere.

“Non ho nessuna polemica da fare”, esordisce. E poi partono stilettate a destra e a manca. “Mi spiace per il cinema italiano, non per me”. Che è un po’ come quando ti lascia la ragazza e dici che ti dispiace, sì, ma solo per lei. “Ho sempre pensato che Youth non fosse il film adatto al Festival di Cannes”. Do you know “La volpe e l’uva”? “Mi sembra importante che alla fine non sia partito il tradizionale inno al disfattismo”. E giù critiche al sistema Italia che non sostiene i cineasti nostrani. “Un italiano non sarebbe servito per farsi raccomandare, ma per veder confermata internazionalmente l’importanza del nostro cinema”. Che è una supercazzola per dire proprio che serviva qualcuno all’interno che “spingesse” i film del Belpaese. Magari proprio “Youth”?

In ogni caso Sorrentino proprio non ci sta ad essere lasciato solo dalle istituzioni: “Se un Paese ha un comparto che produce valore, quello va usato al meglio. Chi ha il petrolio lo sfrutta. Noi non abbiamo i pozzi ma un cinema che si fa conoscere all’estero e che conquista anche qualche riconoscimento. Bisognerebbe che tutti, la politica, l’industria, il Paese intero facesse quadrato intorno a lui”.

Peccato che “Youth” abbia ricevuto 900 mila euro dal ministero per i Beni culturali, 26.257 euro dalla Regione Veneto, una cifra imprecisata dalla Regione Lazio e contributi pubblici persino dal “Bundesamt fur kultur” svizzero.

Sembra proprio che attorno al nuovo (soporifero, a giudicare dalle recensioni) film di Sorrentino abbiano fatto quadrato un paio di regioni e addirittura due Stati. Che poi questo non sia servito a fare incetta di premi a Cannes non è una buona ragione per rosicare.

Adriano Scianca

(articolo pubblicato su Libero del 27 maggio 2015)

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4 Commenti

  1. Mah, non sempre si può vincere, comunque l’articolo descrive bene l’andazzo nostrano e la presunzione di certi personaggi. Pure la grande bellezza (?) era di una noia incommensurabile, a parte le vedute di Roma!

    • si un documentarietto.Il fatto è che se gli americani danno questo “oscar” a uno come sorrentino umiliano anche registi veri come De sica e Fellini. Il massimo è che quando gli hanno dato sto premietto in america ha dedicato il premio a maradona !!! uno che è arrivato in Italia affamato di coca e che non veniva arrestato per timore di tumulti di piazza.

  2. Un film girato in inglese con attori tutti (o quasi) stranieri dovrebbe essere la bandiera del cinema italiano??? Ma si vergogni ‘sto Sorrentino, emblema dell’asservimento culturale della élite (?) artistica del nostro sventurato Paese

  3. Personalmente ho trovato questo film una lunga sequela di aforismi e monologhi di stampo tragico-classicheggiante un pò troppo distaccati tra loro per senso e tempi.
    Un film serio, intenso, a tratti sì soporifero, però grande, di sostanza (caotica).
    Forse una grossa supercazzola posta con un linguaggio elevato, forse un’ opera da analizzare scena per scena.

    In ogni caso che Sorrentino si lagni di meno e si sforzi di essere più esplicito. Che tanta gente in sala ronfava.

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